strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Per attirare i turisti

Qualche mese addietro, mi sono ritrovato a parlare con un amico che è coinvolto nella promozione del territorio in cui vivo. Si parlava di come riuscire ad attirare turisti – soprattutto turisti stranieri – in queste terre dimenticate da Dio.
Ora, il fatto dovrebbe essere una di quelle cose che gli anglosassoni chiamano no brainer – il territorio è splendido, una unica espressione di coltura e cultura, di natura selvatica e di natura piegata ai disegni dell’uomo, al punto che l’UNESCO ha dichiarato queste terre patrimonio dell’umanità.
C’è del vino eccellente, il cibo è ottimo. Il paesaggio è costellato di edifici storici e artistici.
In poche parole, siamo comunque in Italia – e forse questo è il problema. Perché in Italia, ovunque basta dare un calcio a un paracarro per trovare storia, arte, buon cibo e vini tipici.
A questo punto, perché qualcuno dovrebbe venire a prendere a calci i paracarri del Monferrato, quando quelli di Firenze o di Vanezia sono molto più accessibili e più noti?
Chi diavolo sa che esiste il Monferrato, fuori dalle province di Asti e Alessandria?

monferrato

Durante quella conversazione mi venne in mente un sistema che usano soprattutto gli inglesi, per valorizzare il loro national heritage, quella gran quantità di villone palladiane, villaggi in stile Tudor e monasteri decrepiti che costellano la campagna britannica – loro contattano un autore popolare e gli chiedono di scriverci un libro.
Non un saggio, badate – un bel romanzo popolare, un bel volume da spiaggia, un giallo o un thriller, ambientato in quel posto particolare, focalizzato su quegli eventi storici, su quelle tradizioni.
Pare funzioni, e anche bene. Continua a leggere


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La merce più a buon mercato che esista

Secondo Neil Gaiman, la domanda

dove trovi le tue idee?

non deve essere rivolta a un autore.
Gli scrittori, che in effetti non sanno da dove vengono le idee, si sentono a disagio, quando devono rispondere a simili domande e – sostiene Gaiman – diventano cattivi.
Cattivi come solo gli scrittori sanno essere.

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vi prenderanno in giro e vi faranno sentire sciocchi

In effetti, Harlan Ellison sosteneva di trovare le idee per le proprie storie a Schenectady (NY), e una volta raccontò di essere iscritto al Club Dell’Idea del Mese – pagavi dieci dollari e loro ti mandavano una buona idea per una storia al mese.
Ci fu chi gli chiese l’indirizzo.

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Ma se il dove trovi le tue idee è un classico, c’è un secondo classico, meno popolare, ma che tutti coloro che scrivono prima o poi hanno incontrato. Ed è quello di cui vorrei parlare oggi. Continua a leggere


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Proibito in Francia

I personaggi dei romanzi per bene hanno una psicologia.
I personaggi dei romanzi pulp hanno un soprannome.
E i personaggi dei romanzi di Matthew Reilly hanno tutti almeno due soprannomi.
Reilly scrive pulp.
E lo scrive benissimo.
Talmente bene, che in Francia pare che i suoi romanzi siano condannati in eterno a non essere tradotti.

In realtà si tratta probabilmente di un fraintendimento.
Australiano, giovane, laureato in legge, con un solido catalogo di narrativa leggera come una piuma ma assolutamente divertente, Reilly da sempre tributa ai nostri vicini d’oltralpe quello che è nel mondo della letteratura pulp il massimo tributo di simpatia e rispetto.
E perciò dipinge tutti i francesi come dei forsennati infidi ed assetati di sangue, vigliacchi e voltagabbana, irrimediabilmente cattivi, pronti a tutto, senza speranza di redenzione alcuna.
E cosa c’è di meglio di essere un cattivo in un romanzo popolare?

E popolare, Reilly, lo è conpletamente – popolarissimo nel suo paese, molto popolare nel mondo anglosassone, addirittura tradotto in Italia (da Nord).
Ne leggo meraviglie sul blog di Ron Fortier

Reilly’s writing is totally reminiscent of the best of the old pulp scribes. His books are short, lean and simply the purest form of pulp writing on the market today. He doesn’t waste a single sentence, let alone a page, on telling us the characters’ thoughts, emotions, backgrounds or anything else for that matter that stands in the way of the action. Reading his stuff is like eating the leanest hamburger you’ve ever had. It’s not steak by any means, but it’s damn good regardless.

SevenAncient.jpge mi procuro per un centesimo l’hardback usato ma più che dignitoso di Seven Ancient Wonders, publicato nel 2005 da MacMillan ed uscito anche da noi a suo tempo, da TEA, come Le Sette Prove.
E confermo parola per parola il giudizio di Fortier – giù giù fino all’hamburger.
Reilly è un eccellente esempio di economia narrativa.
Narrativa, badate – non grande letteratura.
Con le sue mappe, i suoi testi in geroglifico stretto e in cuneiforme, i suoi stralci di cronaca alessandrina, con un cattivo italiano (ovviamente spalleggiato da truppe francesi) che si chiama Del Piero ed abbastanza gadget ad alta tecnologia da attrezzarci un parco divertimenti, Seven Ancient Wonders è puro intrattenimento.
Niente infodump, niente perdite di tempo o dialoghi inutili, niente sofisticherie – ma una notevole sofisticazione nel gestire il testo, ed una buona capacità nell’identificare ciò che fa piacere al pubblico.
Meno ponderoso di Clive Cussler, infinitamente più intelligente di Dan Brown (che probabilmente di notte si addormenta piangente ed ubriaco sulle pagine del più recente lavoro di Reilly), senza le insicurezze e le compensazioni di Michael Crichton, questo è l’equivalente di una serata spesa a guardare film di serie B, ma bello, o una cena veloce con un hamburger, appunto.
Però cucinato benissimo.

Fatto abbastanza interessante, Reilly ha esordito con un romanzo autoprodotto – che dopo un modesto successo è stato adottato e ristampato da una major.
Per alcuni, evidentemente, funziona.

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