strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Ventitreesimo giorno, ventiduesima lezione

tumblr_m0t3dz9X471r1s3t1o1_500Il tempo, passato, presente e futuro.
Kinoo, kyoo, ashita – ieri, oggi e domani.
Ma c’è il trucco – in una gran parte dei casi, per indicare diversi momenti del tempo, basta aggiungere un prefisso a giorno, mese, anno – kon-, mai-, rai- e sen-… questo, ogni, il prossimo e il passato.
E spero apprezziate il fatto che la desinenza mai- significa sempre (asa =  mattino, maiasa = tutte le mattine).
Poi vediamo le forme del passato, ma qui le le cose si complicano – poiché se fare il passato dei verbi pare abbastanza banale (ci metto un deshita dopo), il problema è che in giapponese gli aggettivi si possono mettere al passato.
Omoshiroi desu – è interessante.
Omoshirokatta desu – era interessante.
Omoshiroku nakatta desu – non era interessante.
Oho!
Toccherà studiare a memoria.

 


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Settimo giorno, settima lezione

DineNY-Saké-2Verbi!
La parte difficile del giapponese, per ciò che mi riguarda, sono i verbi e gli aggettivi.
E la settima lezione ci offre una bella prima serie di verbi da imparare a memoria – che è uniformemente noioso, ma inevitabile.
Nomimasu, tabemasu, hanashimasu…
Bere, mangiare, studiare.
C’è anche una notarella sul saké (nomimono – roba da bere) – non ci si riempie il bicchiere, si riempie quello degli altri. Presumibilmente senza sorridere.
Mandare a memoria verbi in giapponese non è proprio l’ideale, al giovedì sera – ma si può fare.


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Quarto giorno, quarta lezione

logodoubutsuBlam!
Lezione 4, ed ecco che acceleriamo – presentazioni, particelle, i dimostrativi, e tutti i nostri familiari.
Perché dopo aver salutato (lezione 2, senza sorridere) ed esserci strafogati (lezione 3 – Pappardelle o kudasai), è ora di dire alla gente che probabilmente ci circonda con aria sospettosa (e senza sorridere) chi siamo e da dove veniamo.
Più la nostra famiglia (kazoku) e altri animali (dobutsu).
E un bel po’ di luoghi.
Nulla di concettualmente feroce – ma la memoria dovrà essere messa al lavoro.


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Fiacchi & Soporiferi 3 – Le donne, probabilmente…

Intendevo “fiacchi e soporiferi”, non “mosci”, trattasi di refuso, scusami dai…
Tanto ora sui gusti musicali ci imbastisci sopra cinque post a valanga, di cui uno con diramazioni filosofiche, uno con excursus sulla genetica e i restanti tre con gallerie storiche di tuoi vari ricordi, lo sappiamo entrambi, no?

Beh, questo è il terzo, e torniamo a parlare di memorie, di autobiografia.
Non proprio un piano bar del fantastico, non esattamente un cat blog…

Avrei potuto sfondare una porta aperta, e cominciare con i Fleetwood Mac.
Ma sarebbe stato facile.

Nel primo post di questa serie ho accennato alle voci femminili.
E come io non ascoltassi esattamente la stessa musica che ascoltavano i miei compagni dis cuola, ai tempi del liceo.
E dell’università.
E anche ora, che faccio il dottorato.

Per dare un’idea… sarà il 1986, c’è una festa, mi chiedono di portare un disco.
Portai Whammy!
I B-52s
Credo sia stata la prima e l’ultima festa alla quale ho partecipato (noiosa, comunque).

Probabilmente giudicati fiacchi e soporiferi.

Il pubblico voleva Samantha Fox… da lì a poco avrebbe voluto Madonna.
Io preferivo Pat Benatar…

…Kate Bush…

… o al limite Toyah Wilcox.

Il che, presumo, mettendoci anche le sorelle Wilson e Stevie Nicks – dice qualcosa sui miei gusti in campo femminile; non tanto su quali fossero (a 18 anni? Volete scherzare?) quanto piuttosto su come si siano formati.
Su quale fosse l’immaginario alla base del desiderio.
O qualcosa del genere…

Ma forse ha ragione Neil hannon, ed è tutta una questione di timbro vocale.

Non che distaccarsi nettamente dalla massa sia poi così male.
Quando i gusti sono omologati, discostarsi dalla linea principale può causare una certa curiosità.
E così, con un disco di un gruppo “mai sentito” può addirittura capitare di riuscire ad agganciare la più graziosa ragazza della classe…

Ecco – The Pretenders, sono venticinque anni che li ascolto.
Sono pochi i gruppi che non ho mai smesso di ascoltare, con regiolarità.
Oh, ce ne sono molti, lì sullo scaffale, che tiro fuori ogni tanto e spolvero, ma non sonopiù così presenti e pressanti.
Sono in qualche modo legati a un certo periodo, ad un certo momento, ad un certo evento.
Chrissie Hynde no.
Continuo ad ascoltarla oggi come l’ascoltavo ai tempi delle superiori.
Sono pochi i gruppi ed i musicisti che sono rimasti così a lungo con me.
Si contano sulle dita di una mano.
Beh, ok, facciamo due.