strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Ristrutturazioni

Ho dato una sistemata a strategie evolutive in vista dell’anno nuovo.

Avevo una mezza idea di mandare in pensione il blog, riducendo drasticamente il numero dei post per l’anno a venire, in modo da concentrarmi sul mio blog in inglese.
Poi ho ricevuto una lettera (proprio di quelle scritte a mano sulla carta, avete presente?) che mi ha portato a rendermi conto che, delle tante cose stupide che posso fare, spegnere strategie evolutive sarebbe probabilmente la più stupida possibile.

Perciò, un po’ di aria nuova.
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Elric il Negromante

Il trentesimo volume della Fantacollana è Elric il Negromante, di Michael Moorcock, che riunisce i tre volumi conclusivi della “serie classica” di avventure dell’Albino.
La copertina è di Michael Whelan.

elricn1_350Come nel caso del volume precedente, le storie sono apparse nel corso degli anni in riviste e antologie diverse, e successivamente Moorcock le ha assemblate in una cronologia completa.

In una simmetria crudele, molti degli eventi del secondo volume rispecchiano specularmente quelli del primo – Elric ha una nuova compagna, ha nuovamente l’occasione per trovare la pace che desidera, ancora una volta dovrà scendere in campo nella battaglia fra Ordine e Caos.
La saga procede verso la sua conclusione tragica, quando l’Albino dovrà impugnare per l’ultima volta la Spada nera.

Moorcock ha perfezionato, nello scrivere le storie di Elric, un metodo molto economico di composizione della storia – su una trama lineare, si procede per accumulo di elementi surreali e visivamente sorprendenti.
Il risultato è una narrativa curiosamente scarna, ed al contempo barocca, che rimane inconfondibile.

Melodrammatico, spesso ironico al limite della farsa – ma in quanti non se ne resero conto – insolito, sovversivo, Elric lasciò il segno nel panorama del fantasy nazionale, suscitando una antipatia che ancora oggi tiene Moorcock lontano dai nostri scaffali, complice una immeritata e asinina critica negativa.

Michael Moorcock

Michael Moorcock

In futuro, l’autore londinese tornerà al personaggio di Elric con una serie di prequel e di volumi sistemati durante la continuity del ciclo principale – ma il meglio, per ciò che riguarda l’albino, si trova fra le copertine di questo volume e del suo predecessore.

Insieme col volume precedente, anche Elric il Negromante fu a lungo un oscuro oggetto del desiderio degli appassionati -si diceva che la Nord ne avesse un magazzino pieno, ma ne mettesse sul mercato solo una manciata all’anno, per speculare sul collezionismo.
Una sciocchezza, ovviamente.
Poi lo ristamparono in brossura.

Resta fortissima l’impressione che Elric sia uno dei personaggi del fantasy del quale tutti parlano, ma pochissimi hanno letto.
Ma questa è una mia cattiveria gratuita.

Sciocco dettaglio personale – ho l’originale.
Non prestai anche quello, e quindi la mia copia della prima edizione c’è, ed è sullo scaffale.
All’epoca mi mise addosso una grande tristezza – ma riletto di recente, ha retto abbastanza bene agli anni.
I miei lavori preferiti di Michael Moorcock sono altri, ma Elric rimane una lettura imprescindibile.


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Spade tra i Ghiacci

spada-dei-ghiacciIl volume numero 28 della Fantacollana è Spade tra i Ghiacci, vale a dire Swords & Ice Magic, sesta collezione delle avventure di Fafhrd e del Gray Mouser, del compianto Fritz Leiber.
La copertina è di Michael Whelan.

Alla sua uscita, Spade tra i Ghiacci venne giudicato piuttosto aspramente tanto dai critici quanto dai fan, che lo considerarono il volume più debole della serie.

Eppure la raccolta contiene storie di ottimo livello, ed è innegabile che la capacità di scrittura di Leiber non pare avere cedimenti.

Il problema, probabilmente, è che in Spade tra i Ghiacci diventa evidente come Fafhrd e il Mouser stiano invecchiando – al punto che oramai ben avviati verso la spiaggia più lontana della mezza età, i due finiscono per accasarsi.
Fatto inaudito, per un eroe della sword & sorcery – o meglio, primo passo di un destino peggiore della morte: quando Conan (complice L. Sprague de Camp) si trova una moglie, le sue imprese divengono di unanoiosità inenarrabile; ed i tentativi di Elric di trovare la quiete domestica sono foriri di caos, distruzione, e morte (a cominciare dalla morte dell’amata).

iceE invece Fafhrd e il Mouser vivono le loro avventure – ed i loro modi si fanno spicci nello spacciare i nemici, e l’intelligenza prende il sopravvento sull’esuberanza fisica – e poi si trovano un posto tranquillo e fuori mano e due brave donne – e non due ragazzine – con le quali passare gli anni che restano.
La semplice idea che la massima aspirazione per un eroe del fantasy sia ritirarsi a vita privata appare sconvolgente – persino Tolkien, autore di alcuni fra i più pantofolai personaggi del genere, ci lascia intendere che no, l’avventura è un’amante che non si dimentica.
Leiber la pensa diversamente, e la scrive, diversamente.
L’avventura è un’amante estremamente divertente, ma si arriva ad un momento in cui si cerca la stabilità.

Questo, probabilmente, insieme a molte immagini ed idee estremamente originali e ormai molto distanti da quelli che stanno diventando (siamo ai primi anni ’80) i codici del genere, causano un certo disagio in lettori ben felici di codificarsi e sedersi, e tornare a leggere le cose uscite “nei bei vecchi tempi” (cinque anni prima?)

Dovranno aspettare molti anni per una nuova serie di avventure dei due eroi di Lankhmar – e anche in quel caso, le scelte di Leiber solleveranno non pochi problemi.

Sciocco dettaglio personale – quando si dice comperare un libro per la copertina: considero quella di Michael Whelan la miglior rappresentazione dei due avventurieri (sì, meglio di quella di Mignola). Spade tra i Ghiacci mi piacque molto, e mi diede un sacco di idee – la prima delle quali, quella secondo la quale se, avessi mai voluto scrivere sword & sorcery – questo era lo standard da rispettare o battere.
Oggi so che è imbattibile – ma cerco di rispettarlo il più possibile.


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La Porta di Ivrel

phpThumb_generated_thumbnailjpgIl ventiduesimo volume della Fantacollana è La Porta di Ivrel, vale a dire Gate of Ivrel, di C.J. Cherryh, uscito negli USA nel 1976.
Si tratta del primo volume della serie di Morgaine, ed ha una bella copertina di Michael Whelan.

Di nuovo la Fantacollana presenta un romanzo che – se in superficie sembra un fantasy – in realtà è fantascienza.

Il protagonista Vanye y Chya è un uomo in fuga: caduto in disgrazia per aver accoppato uno dei suoi fratellastri ed averne storpiato un altro (si divertivano a tormentarlo chiamandolo vigliacco, ma un giorno lo hanno spaventato troppo), è ora preda libera, al di fuori del sistema dei clan che regolano la sua cultura.
Un incidente di caccia lo porta a liberare dal luogo in cui è imprigionata da secoli la strega Morgaine cri Chya – più volte maledetta ma detentrice di diritti equivalenti a quelli di un nobile; e la donna non esita ad arruolare a forza il guerriero sbandato a forza come guardia del corpo, coinvolgendolo nella sua missione di vendetta contro Thiye figlio di Thiye, signore del Cancello di Ivrel.

Ma la facenda è un po’ più complicata – Morgaine è l’ultimo sopravvissuto di una task force in cui scopo era quello di esplorare la rete di cancelli interdimensionali sparsi sui mondi da una misteriosa razza aliena. Lo missione della gente di Morgaine era sigillare i cancelli dopo averli attraversati, per impedire che l’abuso del sistema potesse causare lesioni allo spaziotempo.
Morgaine è l’ultima, ma è ben decisa a portare avanti la missione.
A qualunque costo.

Gate of Ivrel è il primo romanzo della Cherryh, e – per quanto siano evidenti i debiti con Andre Norton e con Michael Moorcock – mostra chiaramente i molti punti di forza dell’autrice.
La trama è intricata, la cultura aliena è tratteggiata con attenzione, i personaggi sono complicati.
Il linguaggio è molto asciutto, e se qua e là la Cherryh gioca a imitare le saghe celtiche, gran parte dell’azione è presentata in maniera piana e diretta.
Straordinario, poi, il rapporto frai due protagonisti, Vanye intrappolato nella sua forma mentis primitiva e perseguitato dal proprio duplice ruolo di bastardo e vigliacco, Morgaine ossessionata e ossessiva, non esageratamente sana di mente.
È nel costruire il rapporto fra i due personaggi che la Cherryh si dimostra un’autrice particolarmente matura e moderna – riuscendo a non deragliare nel polpettone romantico adolescenziale, costruendo due persone che si comportano come adulti credibili, per quanto adulti fratturati e stanchi.
La relazione fra Morgaine e Vanye evolverà ulteriormente nei volumi successivi, senza mai adagiarsi su qualcosa di semplicistico, di stucchevole o di consolatorio.
I romanzi si leggono con piacere anche solo per quello.

CherryhGateIvrelCoverE poi c’è The Changeling – La Scambiata, nella traduzione italiana: se c’è qualcosa che si impara alla svelta leggendo fantasy, è che se un’arma ha un nome, marca male.
E The Changeling è una delle peggiori – sembra una spada ma è una singolarità racchiusa in un campo di forza.
La Scambiata esiste al solo scopo di distruggere l’ultimo cancello interdimensionale – ma nel frattempo, non esita a risucchiare altrove i propri nemici, e a minare la salute di chi la impugna.

Il ciclo di Morgaine – che per qualche misterioso motivo nelle quarte di copertina nazionali divenne una “regina” – è composto di quattro titoli, solo tre dei quali tradotti nella Fantacollana.
E resta a distanza di trentacinque anni una lettura eccellente e vivamente consigliata a… bah, a un sacco di persone.

Sciocco dettaglio personale – in effetti uno dei primi libri della Fantacollana che mi capitò di leggere, ed un bel salto, dopo Conan e gli eroi poco eroici di Sprague de Camp.
C.J. Cherryh è tutt’ora una dele mie autrici preferite, e ricordo con estremo piacere la tetralogia di Morgaine, nonostante siano passati decenni da che l’ho letta.
Riguardo al giocare dell’autrice col linguaggio pseudo-fantasy, ricordo un’amica che, al liceo, abbandonò la lettura a pagina 2, sconvolta dall’incipit in falso linguaggio medievale del prologo.