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ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Tre libri, forse quattro

Un paio di sere or sono mi hanno rivolto una di quelle domande ipotetiche e sostanzialmente inutili che servono a far partire delle discussioni che si protraggono a lungo nel cuore della notte. La domanda in questo caso specifico era

Supponiamo che tu debba andare a parlare a una terza superiore, a dei sedicenni, e che tu gli debba presentare un solo libro, un volume di narrativa che secondo te è fondamentale che leggano. Cosa gli consiglieresti?

Ed è venuto fuori naturalmente che io di libri gliene consiglierei tre, forse quattro, magari anche cinque. Ed è stato interessante sentire opinioni alternative e suggerimenti incrociati.
Non so se mai avrò l’occasione di fare una presentazione del genere – ne dubito profondamente, ma credo sarebbe divertente. Per intanto, infliggo le mie opinioni non richieste a voi.

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I Libri della Dover

Per me non è Natale senza almeno un libro della Dover.
Che è un’affermazione categorica un po’ estrema, ma ci sta tutta.
Io ho una sorta di vaga venerazione per le edizioni della Dover Publishing, una cosa che arriva quasi al feticismo cartaceo*.
Perché?

Beh, perché sul primo volume Dover che acquistai (Statistical Analisys of Geological Data, nel 1992), c’era scritto…

Abbiamo fatto ogni sforzo per fare di questo il miglior libro possibile. La nostra carta è opaca con trasparenza minima; non si scolorirà oe non diventerà fragile invecchiando. Le pagine sono cucite in fascicoli, il metodo tradizionalmente usato per i libri migliori, e non si scolleranno come frequentemente capita ai brossurati tenuti insieme dalla colla. I libri si aprono completamente e restano in piano per facilitare la consultazione. La rilegatura non si spezzerà e non andrà in pezzi. Questo libro è permanente.

Roba tosta. Continua a leggere


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Un Sinbad d’altri tempi

Non parlo spesso di cinema, e quando lo faccio, parlo di cose abbastanza strane.
facciamocene una ragione.

Golden_Voyage_of_SinbadNelle notti passate ho riscoperto con non poco piacere una pellicola del 1974 che non è esattamente popolarissima – non più.
Ci fu un tempo, quando il solo tioolo itliano, Il Viaggio Meraviglioso di Sinbad, sarebbe bastato per scatenare la fantasia di noi ragazzi.

E riguardandolo ho scoperto che la memoria mi aveva fatto scordare un sacco di dettagli interessanti.

Il film, originariamente intitolato The Golden Voyage of Sinbad, è un fantasy arabeggiante, ipoteticamente basato su Le Mille e Una Notte, ma di fatto costruito a partire da una idea, una storia e una sceneggiatura scritte da due giganti – Brian Clemens e Ray Harryhausen.

Frutto della mente creativa più vulcanica che mai abbia lavorato alla BBC e del maggior creatore di effetti speciali analogici della sua generazione, il film ha una storia piuttosto solida, e una quantità di ottimi set-pieces che fanno sfoggio dell’animazione in stop motion per la quale Harryhausen è passato giustamente alla storia.

Il film è anche un ipotetico sequel di quel The Seventh Voyage of Sinbad, del 1958, che rimane uno dei grandi classici del cinema fantastico, e unadelle pietre miliari della specialeffettistica e del lavoro di Harryhousen.

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Città candide come scheletri sulla sabbia – Al-Qadim

Fu una buona idea?

In retrospettiva sì, ma gestita in maniera abbastanza discutibile.

250px-TSR2126_Arabian_AdventuresNel 1992, la T$S, casa produttrice del più popolare (all’epoca?) sistema di gioco di ruolo, decise di espandersi verso il fantasy orientale*, aggiungendo un settore arabo al proprio prodotto più popolare – il mondo di Abeir-Toril, sede dei Forgotten Realms.
Esce così Al-Qadim, Arabian Adventures, un bel manualone (per l’epoca) che offre le regole per adattare AD&D ad un gioco in puro stile Mille e Una Notte
Ad Arabian Adventures si affianca una scatola, Al-Qadim, Land of Fate, che dettaglia il setting, la penisola di Zakhara, da qualche parte a sud di Faerun, per la gioia dei giocatori di Forgotten Realms stanchi dello pseudotolkieniano Faerun, e poco attratto dagli elfi samurai e dai nani ninja di Kara-Tur. Continua a leggere


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Una mappa per il meraviglioso

La simpatica abitudine di Amazon.uk di aprire l’anno svendendo al 50% i migliori titoli di saggistica dell’anno precedente mi causa sempre un mezzo tracollo, ma mi procura quasi sempre testi straordinari.
È il caso di Stranger Magic, ultima uscita della studiosa di letteratura e folklore Marina Warner.
Sulla carta, il volumone di oltre 500 pagine si presenta come una analisi de Le Mille e Una Notte.
Ma è molto, molto di più.

La Warner – una di quelle personalità dll’accademia brutannica che ti fan venire voglia di urlare per il mix di erudizione, intelligenza, eleganza di scrittura e facilità di comunicazione – analizza le novelle arabe delle Mille e Una Notte sotto ogni possibile punto di vista, ma concentrandosi sulla centralità dell’opera nella costruzione dell’immaginario contemporaneo e nel rapporto fra Occidente ed Oriente.
Roba tosta.
Ma il testo scorre piacevole.
Per sostenere le proprie tesi, l’autrice include nel testo sedici episodi del classico arabo (o forse del rimaneggiamento di autori successivi, a cominciare dal francese Galland).
I brevi racconti punteggiano la discussione, che si divide per temi, concentrandosi di volta in volta sulla figura di Salomone, sulla magia e sui jinn, sui tappeti magici, sulle storie sentimentali e così via.
Nella costruzione della immagine integrata delle Mille e Una Notte nella cultura contemporanea vengono cooptati personaggi insospettabili – da Shakespeare a Borges, da John Dee a Carl Jung, da Goethe a Beckford, da Salomone a Nurayev e poi una infinità di artisti, editori, narratori, registi e produttori.
Nessun angolo viene lasciato in ombra, nessuna nicchia resta inesplorata.
E così discutiamo sulla natura dello stregone come straniero (o viceversa) sul legame fra magia narrativa e sciamanesimo.
Sulla natura della narrazione orale e della narrazione scritta.
Si osservano e sis tudiano tappeti, talismani, dipinti e stampe provenienti da ogni epoca e cultura.

Il volume è un sontuosissimo rilegato rigido pubblicato da Chatto & Windus, ed è ricolmo di riproduzoni di disegni, stampe, dipinti ed affreschi.
Con due ampie sezioni di riproduzioni a colori di opere d’arte e circa cento pagine di bibliografia, note e indici, Stranger Magic è quello che si definisce un autentico tour de force.

È ben nota la mia passione per Le Mille e Una Notte, uno dei capisaldi del fantastico e non solo, libro dei libri e monumento al potere della narrazione.
Il libro di Marina Warner non è solo una guida alla lettura del classico arabo, ma anche uno sguardo lucido e eccentrico sul soggetto del fantastico e della scrittura.
Fornisce nuove prospettive sul significato di ciò che leggiamo e, anche, di ciò che scriviamo.
Ed è una lettura piacevolissima.


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Oltre le Notti Arabe

Che poi ti dicono sì, ok, ma ora con ‘sti cinesi basta… cosa ci verrai a infliggere, adesso, le storie del giudice Dee?
(anche se, in effetti…)

E allora cambiamo marcia, ma proseguiamo nella indispensabile disintossicazione da cliché e manierismi del fantasy “popolare”.
Vogliamo l’esotismo, l’avventura, e soprattutto qualcosa di completamente diverso.

È agli atti la mia passione per Le Mille e Una Notte.
Delle quali le edizioni diverse e memorabili abbondano.
Per darvi un’idea… doveva essere il, bah, 1989…
Dovevo incontrare un’amica che non vedevo da tempo, e per comodita avevamo un appuntamento in centro, davanti ad una nota e benemerita libreria torinese.
Lei, abusando del privilegio che si concede alle signore, arrivò con qualcosa come quaranta minuti di ritardo.
tempo sufficiente per entrare in libreria (con la scusa di scaldarsi – doveva essere ottobre), scovare una pila alta quanto un uomo di copie anastatiche della leggendaria edizione illustrata Nerbini de Le Mille e una Notte, edizione 1934, copertina di Galep, un tomo di 500 pagine in formato A4, ed accaparrarmene una copia, mi pare, per circa diecimila lire.

Da allora ne ho allineate un po’ di edizioni sul mio scaffale, ed visto che ho una certa simpatia per il fantastico orientale (qualcuno aveva qualche sospetto, immagino), le novelle arabe sono alte nella mia lista di gradimento.

Ma non è delle Mille e Una Notte che vi voglio parlare oggi. Continua a leggere