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Meglio se restava sommerso?

In un colpo chiaramente mirato a vendicarsi della mia battuta sugli spaghetti, il malvagio Elvezio Sciallis segnala, nell‘ultimo post sul suo blog, una recensione lunga, articolata e definitiva comparsa sul sapido Gamberi Fantasy, una disamina che fa finalmente giustizia dell’opus della più popolare fantasista italiota sul mercato, Licia Troisi.

Elvezio segnala quel post come “miglior recensione ever” – e io brindo a questo.
Ma ben sa, lo Sciallis, che provocato da una recensione che non si può non condividere (per lo meno nelle sue linee generali), rischio di passare la domenica pomeriggio a martellare sulla tastiera, spacciandomi così l’unico giorno libero della settimana a disquisire per l’ennesima volta, inutilmente, su tutto ciò che nel fantasy nazionale proprio non funziona.

Ma il gioco di Sciallis questa volta va in cortocircuito, e l’angelo che egli serve gli riveli dunque che non solo ho una pila alta così di libri da leggere, ma questo pomeriggio mi aspetta addirittura un triplo spettacolo di Doug McClure.

    The Land that Time Forgot.
    At The Earh’s Core.
    Warlords of Atlantis
    .

Praticamente un piccolo festival della Amicus.

Altro che Mondo Emerso.
Qui ciò che è sommerso rimane tale, e meglio così – tutto considerato.

E poi, perché dovrei dilungarmi?
Che i libri della Troisi siano decisamente al di sotto della media di leggibilità è un dato ormai noto e rilevato da più parti.
A riprova, stralciamo un esempio dello stile descrittivo dell’autrice (neanche il peggiore, a dire il vero)…

Osservò i muscoli compatti delle gambe, la pancia piatta, le braccia forti, frutto degli allenamenti con la spada e delle battaglie. Si stupì che il suo corpo fosse cresciuto tanto in fretta, quasi a sua insaputa, trasformandola in una donna: aveva belle forme e un seno forse un po’ abbondante, ma ben disegnato. Si avvicinò al riflesso del suo volto. Ho gli occhi troppo grandi. Però il colore le piaceva: era intenso e profondo.

Tutto questo naturalmente è ridicolo, sciocco oltre ogni limite e anche mal scritto (un po’ come in quella vecchia barzelletta, “qui il cibo fa schifo, e ce ne danno anche poco!”).

C’è poco altro da aggiungere. La lunga recensione dei pescatori di gamberi è esaustiva ed estenuante, e riceve la piena approvazione del sottoscritto, giù giù fino al consiglio di leggersi piuttosto Ash, di Mary Gentle, che è un libro con i cojones.

Unico appunto – Troisi pubblicata per fortuna?
La fortuna non esiste.

Il problema è piuttosto un altro.
E’ ammissibile che un autore esordiente pubblichi – per scelte commerciali dell’editore, che ha bisogno di occupare una nicchia di mercato – un’opera prima pessima.
Non è consigliabile, ma è possibile – specie se l’editore non ha un editor degno di questo nome che ripulisca il manoscritto dell’esordiente.
Resta comunque aperta l’opzione di crescere e migliorare con le uscite successive.
Ma quando un più che mediocre esordio viene immediatamente celebrato come vertice inarrivabile (si vedano le reazioni dei fan citate nell’articolo gamberesco), che interesse avrà l’autore a fare un onesto esame del proprio lavoro per definire i problemi e porsi in cerca di una soluzione?

E qui chiudo e vado a guardarmi i film con Doug McClure.