strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


18 commenti

La cessazione di ogni possibilità

Mi capita di pensare di frequente alla morte, in questi giorni.
No, no, non fate quella faccia – capita a tutti, prima o poi, no?
Di pensarci, intendo.
A me capita, credo, perché fra un paio di settimane compirò cinquant’anni, e questo accadrà in un momento estremamente preciso e unico, equidistante fra il primo anniversario della morte di mio padre e il decimo anniversario della morte di mia madre.
Per cui uno alla morte ci pensa.
La cessazione di ogni possibilità.

Continua a leggere

Annunci


45 commenti

Jack lo Squartatore e la morte del blog

Ve lo hanno detto, di recente, che la blogsfera è morta?
Che si è parlato troppo, di cose futili?
Che i blogger erano arroganti e presuntuosi, e si erano illusi di fare soldi a palate o di essere “scoperti” da qualche grande editore, e poi invece nulla?
L’avete saputo?

A me lo hanno ribadito un paio di volte, nelle settimane passate.
E io come al solito mi sono chiesto, sarà vero?
E così, durante l’ora d’aria qui nel Blocco C della blogsfera, ho chiesto ai miei vicini di cella se era vero, che i blog sono alla canna del gas, se davvero l’arroganza e la presunzione dei blogger hanno portato alla morte – nel nostro paese e solo nel nostro paese – del blog come mezzo di comunicazione.

E i miei compagni di prigionia, certo, mi hanno detto. Guarda Redjack.

8961_386221301533050_5081085747675795632_n

E io non ho potuto fare a meno di guardare Redjack – anche perché Redjack è il blog di mio fratello1. Continua a leggere


8 commenti

Il Gioco del Go come pratica e metafora

Quando andavo al liceo, giocavo a scacchi.
Ci giocavo un sacco, dieci o dodici partite la settimana.
Non ero particolarmente in gamba – avevo un paio di compagni che erano infinitamente più in gamba di me.
Ma era divertente.

shibumisumPoi, tra l’ultimo anno di liceo ed il primo di università, cominciai a giocare a Go.
Mi procurai un bellissimo manuale in una libreria del centro* e incassai un regalo di Natale sotto forma di scacchiera da Go, e cominciai a fare pratica.
In retrospettiva, mi rendo conto che parte del mio interesse per il Go venne stimolato dall’aver letto Shibumi, di Trevanian – e da alcune storie della Guerra del Cambio di Fritz Leiber (che fu un grande scacchista).
Incredibili le cose che succedono nella nostra vita per colpa dei romanzi, vero?

Gioco più o meno seriamente a Go da circa vent’anni – non sono diventato bravissimo: nei giorni di grazia arrivo a un livello di 9 kyu, che sarebbe quello del giocatore occasionale o dilettante prometente.
Per un breve periodo nel 2005 fui 7 kyu.
Potrei entrare in un club, se fossi in estremo oriente, ed essere l’ultima ruota del carro.
Il mondo dei giocatori di primo e secondo dan, che si giocano borse milionarie in tornei internazionali (un torneo maggiore ha solitamente una borsa che oscilla dai 300.000 ai 500.000 dollari, ma in passato sono state giocate borse più alte), è lontano da me quanto Alpha Centauri.

Ora, il gioco del Go è ingannevolmente semplice, ed ha delle regole molto facili da riassumere.

Il Go (o Baduk in Coreano, o Weiqi in Cinese) è un gioco di scacchiera.
La scacchiera è costituita da una griglia di 19 linee orizzontali e 19 linee verticali.
All’inizio del gioco, la scacchiera è vuota.
board-game-goI due giocatori – il Nero, che gioca per primo, ed il Bianco – piazzano a turno una pedina, o “pietra” all’intersezione di due linee.
Se tutte le intersezioni attorno a una pietra o a un gruppo di pietre di uno stesso colore, è bloccata da pietre del colore opposto, la pietra o il gruppo vengono catturati.
Una intersezione completamente circondata da un colore non può essere occupata da una pietra del colore opposto (sarebbe come buttarsi in pasto all’avversario, farsi mangiare in automatico).
Ciascun giocatore può passare la propria mossa quando vuole.
Quando un giocatore passa per due volte consecutive, la partita è finita.
Vince chi occupa la porzione più ampia della scacchiera, ovvero chi occupa più intersezioni, o impedisce che le intersezioni ancora libere siano occupate dal suo avversario.

c8a7225471d846fbedcefdb7571a7cc3Le regole sono poi soggetto di interpretazioni e consuietudini, ma il sistema base è questo.
Il Go è un gioco posizionale (le pedine non si muovono), su una scacchiera vastissima e vuota, che si riempie sempre più, limitando progressivamente le scelte possibili.
In questo è perciò un esatto opposto del gioco degli scacchi – un gioco di movimento che si svolge su una scacchiera piccola e affollata, che progressivamente si svuota.

Giocare a Go contro scacchisti è di solito un’esperienza esilarante – perché per lo scacchista passare dalla mentalità strategica degli scacchi a quella del Go è di solito molto traumatico.
Nel senso che non ci riesce.
Lui è lì seduto davanti a voi, e sa di essere meglio di voi (è uno scacchista, è fermamente convinto di essere meglio), a giocare questo gioco che sembra Othello, e improvvisamente ci sono pedine bianche e nere ovunque, e lui non riesce a starci dietro.
Perde, perde malamente, e come mi risulta essere tipico fra gli scacchisti che ho consciuto, quando perde ne fa una tragedia, o si infuria**.
O magari entrambe le cose***.

Esistono dei software per giocare a Go, esistono comunità online – che un tempo frequentavo, e presso le quali giocavo, utilizzando dei client java che si trovano abbastanza facilmente.
Oggi vivo nella campagna depressa e non ho una connessione sufficientemente veloce – giocare coi miei vecchi avversari è un’altra opzione lontana come Alpha centauri, non per limiti miei, ma per limiti della tecnologia nella provincia rurale italiana.
Gioco spesso dei solitari contro il computer – e anche qui il Go è diverso dagli scacchi, perché contro il computer, a Go, anche uno schifoso 9 kyu può vincere, e senza troppa fatica.
Ma è un buon allenamento.

200px-GolibsEd è una buona metafora, il Go – molto più degli scacchi – della realtà che ci circonda, ed è per questo che la notte passata m’è venuta voglia di fare questo post: immaginate, un campo vastissimo, dove chi può cerca di occupare tutti gli spazi disponibili.
Le intersezioni delle linee attorno alla pedina del go si chiamano “libertà” – se si controllano le 4 libertà attorno alla pedina, la pedina “muore”.
C’è di che pensarci, non vi pare?

—————————————-
* Manuale che prestai ad un amico e che andò naturalmente “perduto”
** E si tiene il manuale che si è fatto prestare e poi ti dice di averlo perso.
*** voi non saprete mai cos’è la follia finché non vedrete un adulto paonazzo che urla frasi irriferibili e scaglia in giro per tutta la stanza 361 pedine bianche e nere della dimensione di un bottone.