strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Un fantasma in un teatro vuoto

Ho appena assistito ad uno spettacolo che mi ha … mah, forse la parola esatta è turbato. Una di quelle cose strane che solo nel ventunesimo secolo, e solo nel 2021, possono accadere, e che da una parte solleticano il vecchio appassionato di fantascienza che è in me, e dall’altra mi suscitano un certo disagio, un senso di come la vita moderna, nelle parole di Quino, sia sempre più moderna e sempre meno vita.

Tutto nasce dal fatto che la settimana passata era il trentesimo anniversario dell’uscita di Goodbye My Loneliness, il primo album degli Zard. L’album uscì il 27 di Marzo del 1991, e rimase per 45 settimane in classifica, e rappresenta una pietra miliare nella storia della musica giapponese.
Ma qui è necessario fare un passo indietro.

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Un po’ di jazz per i più giovani

Un post fuori programma, per segnalare una iniziativa meritevole e divertente.
In poche parole: un gruppo di musicisti e youtuber (o youtuber musicisti o qualcosa del genere) hanno messo insieme una collezione di musica per bambini, in arrangiamenti jazz atipici – strani ritmi, triplette, cambi di chiave, modulazione ritmica.
Roba complicata e divertente, fatta apposta per affascinare i più piccoli e rendere l’ascolto divertente anche a noi vecchi.

L’album si intitola Tuplets for Toddlers ed è disponibile su Bandcamp e su tutti i principali servizi streaming.

Avendo cominciato ad ascoltare jazz sul serio con Dave Brubeck, questo disco mi ha divertito moltissimo, e credo possa essere un buon modo per invogliare i più giovani a interessarsi ad un genere musicale diverso dal solito.

E tutti gli incassi del progetto vanno a Save the Children UK, per cui sapete che state anche facendo un’opera buona.
Dategli un’occhiata (o un orecchio).


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Non c’era nulla di sbagliato nel piano

Questo non è il post che avrei voluto scrivere – avevo voglia di raccontarvi di quella volta che per un soffio non diventai un esperto di calcestruzzo refrigerato, ma quella magari ce la teniamo per un’altra puntata.
Oggi vorrei cominciare parlando di musica, per poi finire naturalmente in un posto molto diverso, e magari ci scappa anche il calcestruzzo…

E sì, questo dipende (anche) dal fatto che The Earphones Diaries è partito ormai da 36 ore e non se lo sta filando nessuno, ma non importa perché è molto divertente andare a scavare nella mia vecchia collezione di vinili e CD e tirar fuori cose che non ascoltavo da vent’anni almeno.

Musica, si diceva…

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Senza un blog: the Earphone Diaries

Avevo bisogno di staccare – trovare qualcosa da fare che potesse servire come distrazione, per ricaricare le batterie.
E così ho creato The Earphones Diaries.

The Earphone Diaries sarà – finché dura – una serie di post brevi sulla musica che sto ascoltando.
Un post al giorno, un disco al giorno. Senza limiti di genere, senza un filo logico che non sia quello che in questo momento è nelle mie cuffie.
Ancora una volta si procede senza mappa.
E senza un blog.

Questo è un progetto da guerriglia, che potrebbe avere un clamoroso successo o morire miseramente.
Ma se vivrà, vivrà sui social – i post di The Earphones Diaries usciranno ogni giorno sul mio profilo Facebook, sulla mia pagina Instagram e sul mio Pinterest, sul mio canale Twitter.
Meno lavoro, più divertimento.

Si parte stasera dopo cena col primo disco, e vediamo cosa succede.



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Nella grande pagoda del divertimennto, la festa è finita…

… o forse sarebbe il caso che lo fosse.

OK, questa sarà una faccenda abbastanza convoluta.
Dovremo passare in un paio di posti strani, prima di arrivare a destinazione – ammesso che ci si riesca.

in-las-vegas-live-at-the-desert-inn-official-bootleg-recordingUn paio di notti or sono stavo ascoltando Caterina Valente Live in Las Vegas, il bootleg ufficiale del concerto tenuto dalla Valente al Desert Inn nel 1964.
Un ottimo disco, tra l’altro – selezione eccellente di canzoni, nessuna caduta dovuta a titoli meno che spettacolari, l’interprete in piena forma (come dicono quelli in gamba) e che sfoggia tutta l’estensione e la versatilità della sua voce.
È vero, è un bootleg, nel senso che bisogna trafficare un po’ con l’equalizzazione per ottenere un suono ottimale, ma in compenso si sente chiaramente l’attrice sorridere mentre canta. O a volte proprio ridere di gusto – ed è noto che ho sempre avuto un debole per le donne che ridono. Ma questa, naturalmente, è un’altra storia…

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