strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Una sfida per novembre

Lo sentite anche voi, lo scricchiolio delle sedie e il cigolare degli ingranaggi mentali di migliaia di persone che si apprestanoa riversare fiumi di parole sui loro file in occasione del NaNoWriMo, il National Novel Writing Month, martoriandosi le dita sulle tastiere?

Come ho spiegato in passato, da qualche parte, io non faccio il NaNoWriMo, perché scrivere tutti i giorni è il mio lavoro di tutti i giorni. Al momento ho una campagna di 50.000 parole per un gioco di ruolo da consegnare fra otto settimane, ed un romanzo di 85.000 parole da consegnare per la fine di gennaio. Il NaNoWriMo lo lascio a chi lo fa per hobby, con l’augurio di divertirsi e la mia benedizione, per quel che vale.
E badate, non ho nulla contro il NaNoWriMo, né contro una discreta percentuale di coloro che vi partecipano. Semplicemente non fa per me perché tutti i miei Mo sono WriMo e francamente della patacca di “Vincitore del NaNoWriMo” non so cosa farmene.
Preferisco, per dire, lo StoryADayMay, in cui per un mese si scrive un racconto al giorno. Perché è una cosa più gestibile, e perché i trentuno racconti scritti in quel mese li posso vendere – Singularity, che è stato pubblicato su Shoreline of Infinity e messo in lista per il BSFAAward, l’ho scritto in un pomeriggio, a maggio.

Però, però, però…

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NaNoWriMo, NaCaSuMo, NaBaPluMo

51wpksnwz8l-_ac_ul320_sr220320_È bello di tanto in tanto imbattersi in un libro che si fatica a decidere se ci piace oppure no.
È bello perché significa che c’è ancora spazio per le sorprese, e perché – ne parlavamo quando abbiamo parlato di Christopher Hitchens – non necessariamente le idee sono tutte buone o tutte cattive, ed è bello dover dibattere, anche solo con noi stessi.

Il libro in questione è un regalo ricevuto di recente, per andare ad arricchire la mia collezione di libri sulla scrittura: No Plot? No Problem!, di Chris Baty.
Che sarebbe poi l’uomo che ha inventatro il NaNoWriMo – l’idea di mettersi lì a novembre e scrivere in un mese un romanzo da 50.000 parole.

Ora, io non ho mai partecipato al NaNoWriMo – se non per simpatia, nel senso che alcuni anni addietro passai Novembre a scrivere la tesi di dottoratoio, e quest’anno farò un esperimento, ma con un wordcount diverso.
Non ho nulla contro coloro che partecipano, naturalmente, ma mi rimane questa vaga sensazione di… non so come spiegarlo.

OK, facciamo così… Continua a leggere


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In soli cinque giorni

OK, torniamo a parlare discrittura.

Io l’ho scoperto ieri a pranzo ascoltando la radio, ma se vi fate un giro sul web troverete ampia documentazione: Fabrizio Corona, personaggio discutibile frequentemente all’onore (…) delle cronache, ha scritto il suo romanzo d’esordio – un giallo – e l’ha scritto in soli cinque giorni, avendo ereditato dal padrte giornalista l’innata capacità di scrivere.

Ora, staccate le dita dalla tastiera.
Non mi interessa la vostra opinione su Corona – né vi somministrerò la mia.
Non m interessano le facili battute sul fatto che un simile personaggio abbia trovato istantaneamente un editore, e vi venda il suo librello a 12 euri sonanti.
Non mi interessa nemmeno – non qui, non ora – il fatto più grave, vale a dire che questo libro venderà probabilmente più dell’ultimo Ellroy, e tutti gli indignati comenti che ciò potrebbe causare.

Ciò che mi interessa è – si può scrivere un romanzo in cinque giorni?
E soprattutto, si può scrivere un buon romano in cinque giorni?

Ed esiste, in qualche remoto angolo del nostro strano universo, qualcosa come una innata capacità a scrivere?
E la si può ereditare?

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Un romanzo a novembre

Febbraio – abbiamo appena visto – mese del disco.
Novembre – mese del libro.

Da una decina d’anni esiste una cosa chiamata NaNoWriMo – che sta per National Novel Writing Month, Mese Nazionale della Scrittura di Romanzi.
L’idea è semplice – 50,000 parole, 175 pagine standard, scritte tra il primo e trenta di novembre.
Scrivere Il Grande Romanzo Frenetico.

Non scherziamo – 50.000 parole in trenta giorni sono una quantità maledetta.
Una fatica inammissibile, che non lascia il tempo a revisioni, riscritture, lunghe pause di riflessione.
E questa è, in parte, l’idea…

Because of the limited writing window, the ONLY thing that matters in NaNoWriMo is output. It’s all about quantity, not quality. The kamikaze approach forces you to lower your expectations, take risks, and write on the fly.

Make no mistake: You will be writing a lot of crap. And that’s a good thing. By forcing yourself to write so intensely, you are giving yourself permission to make mistakes. To forgo the endless tweaking and editing and just create. To build without tearing down.

L’idea di scrivere alla corsa, senza revisioni, senza rete, non è affatto sbagliata.
Oh, non ci dilungheremo mai abbastanza (in altri post su questo blog, ad esempio) sull’importanza di revisionare, curare il testo, pesare ogni singola parola.
Il lavoro di editing e revisione.

Ma la scrittura di getto, alla scarampazza, proposta dal NaNoWriMo è un esercizio importante.
Affrontare a mani nude i denti a sciabola della scadenza inderogabile.
Bisogna farlo, almeno una volta nella vita.
La scrittura, come una pratica atletica, è un lavoro di muscoli e cervello.
50.000 parole in trenta giorni non trattabili sono quanto di meglio si possa immaginare per sviluppare non tanto il cervello dello scrittore, quanto i suoi muscoli.
Scrivere senza rete serve.
E allora perché non provare col sistema NaNoWriMo, e magari ricavarci – oltre all’esperienza – anche una bella patacchina da aggiungere sul nostro sito web?

Per il momento esistono iniziative NaNoWriMo in inglese, francese, spagnolo e olandese.
Ma con un po’ di buona volontà, da qui a novembre…