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ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Amici Assenti

Devo fare un regalo di compleanno.
Ora, si tratta di una cosa un po’ complicata, perché scegliere il regalo giusto, in certi casi, non è mica semplice.
Un libro, specie per una persona che lavora e manda avanti unafamiglia, è più unaprovocazione che un dono – quando leggerlo?
E l’altro grande cavallo di battaglia, un disco…
Eh, i gusti son gusti.
E poi ci sono sensibilità diverse.
In prima battuta, Dio ci deve delle spiegazioni, degli Skiantos, parrebbe una scelta ideale.
Ma e poi, se certi contenuti un po’ hard andassero contropelo al destinatario – alla destinataria, nella fattispecie?
Un disco di musica classica?
Tappezzeria musicale.
Jazz?
Già, e cosa.

E poi, e poi, uno mica può pescare a caso.
Il regalo deve essere sentito.

E così, proprio ieri, mi è capitato di risentire Absent Friends, dei Divine Comedy, gruppo britannico poco noto nei nostri boschi, ma assolutamente imprescindibile.
Come commentò a suo tempo il Guardian…

Only Hannon, it’s safe to say, would confect a noirish orchestral opus about a ship’s journey to the breaker’s yard (The Wreck of the Beautiful), or title an Italianate fandango The Happy Goth. And they say popsters are only interested in a safe buck. This ornate gem, steered by the man’s comically suave voice (imagine Dean Martin brooding over an absinthe), won’t be the biggest pop hit of the year, but it will certainly be one of the most interesting.

File:Thedivinecomedyabsentfriends.JPG
Il disco non è proprio freschissimo – essendo uscito nel 2004 – ma ha un livello di pulizia e di qualità straordinari.
Neil Hanlon ha una voce inconfondibile, e scrive canzoni – tutte impostate sul tema dell’amicizia e dell’assenza – che rimangono a lungo nella memoria.
Il regalo ideale per una persona che vedo di rado, e che potrebbe scegliere di tenerlo in sottofondo o spararlo a diecimila attraverso gli speaker, e comunque non si perderebbe nulla.
E che di sicuro non conosce i Divine Comedy.

Splendido.
Peccato che una rapida ispezione di un paio di rivenditori di musica registrata, stamani, abbia dato esito negativo.
Nè il famoso megastore né la libreria di grido che vende anche dischi hanno copia di questo capolavoro – né di alcun altro titolo nel catalogo dei Divine Comedy.
Niente Casanova.
Niente Fin de Siecle.
Niente Regeneration.

E così, mentre ripiego su scelte altrettanto sentite e – spero – gradite, mi domando cosa ne sarà dei giovani, in balia di musica fatta coi macchinari, e senza le sottigliezze stilistiche e contenutistiche dei Divine Comedy.
O peggio, seppelliti sotto ristampe di musica svuotata del proprio contesto, tramutata in muzak.
Un commesso allegro per contratto mi consiglia una bella raccolta degli Abba.
È il titolo che và di più.
Io la mia prima raccolta degli Abba l’acquistai nel 1983 – su vinile.
E sapevo perché.

Torno a casa.
Impacchetto i regali.
E ascolto i Divine Comedy, recuperati a suo tempo da CdWoW.
Amici assenti.

Questa, intanto, è Songs of Love, da Casanova (1997).
Live al Palladium.