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Piaceri colpevoli e Satelliti

Uno dei piaceri sadomasochistici più a buon mercato ai quali nonostante tutto non riesco a rinunciare è la lettura della settimanale rubrica gestita da Mina – la cantante – su La Stampa – il giornale.
In fondo è semplice.
Si tratta di articoletti brevi, scritti male, pieni di banalità.
Meglio che farsi frustare sui malleoli – il dolore è lo stesso, ma senza cicatrici.

L’ultima uscita della cantante-opinionista è un pauroso pezzo sulla collisione in orbita di due satelliti, segnalata pochi giorni or sono dai servizi informazioni nazionali ed internazionali. Un vecchio rottame ha sbattuto contro un elemento di una costellazione di satelliti americani.
Non è la prima volta.
 

Questo, però, rappresenta il segnale di un traffico che comincia a congestionarsi colpevolmente e, in assenza di adeguata segnalazione, rende statisticamente probabili le collisioni. Dopo ogni frase potrei cominciare a sparpagliare tanti «chissenefrega».
Ve li risparmio per fingere una robusta astronautica passione.

Sottile e intelligente come sempre.
Il fatto è che l’opinionista pare convinta che la collisione sia dovuta alla distrazione di controllori del traffico spaziale addormentati – una visione della realtà infantilmente ingenua (o ingenuamente infantile, fate voi) che dimostra una assoluta ignoranza dell’argomento discusso.

Brutta cosa essere pagati un fisso alla settimana per scrivere quattro paragrafi.
Si finisce non solo col dire banalità, ma anche e soprattutto a parlare di argomenti dei quali non si capisce nulla.

Sul pianeta Terra, in alcuni sperduti, semisegreti o addirittura pulcinelliani osservatori, immagino tecnici annoiati e semidormienti che si imbambolano gli occhi tra playstation, scacchi, parole crociate e puntini verdi sui monitor che sorvegliano migliaia di chilometri di strato celeste oltre l’atmosfera.

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Manca solo una romantica reminiscenza del Dottor Procton, asserragliato nel suo Centro di Ricerche Spaziali in cima alla diga, per completare questo quadretto da fantascienza di serie B anni ’50.

La situazione è un po’ diversa.
Ci sono 26.000 oggetti artificiali in questo momento che orbitano la Terra.
Si và dalla Stazione Spaziale Internazionale a parti etichettate come “serbatoi” e altra componentistica abbandonata da precedenti missioni spaziali.
Ci sono satelliti per telecomunicazioni, satelliti per la meteorologia, vecchi satelliti spia della Guerra Fredda.

Ogni anno spariamo in orbita alcune migliaia di satelliti artificiali, che hanno una vita prevista oscillante tra i cinque ed i vent’anni.
E se è vero, come diceva Douglas Adams, che lo spazio è vasto, è anche innegabile che le orbite del pianeta cominciano ad essere affollate e complicate.
Poiché gli oggetti nello spazio si attraggono gravitazionalmente, interferendo l’uno sull’orbita dell’altro.

Non ci sono omini imboscati in perduti laboratori che ne pilotano o ne monitorano le orbite.
La Stazione Spaziale Internazionale fà il possibile per censirli.
Ci sono osservatori che scrutano il cielo in cerca di NEO, oggetti prossimi alla Terra, per scoprire in tempo proiettili puntati sul pianeta – ma sono pochi, e mal finanziati.
È la scarsa volontà politica, non l’indolenza dei ricercatori, a far sì che ci siano pochi occhi vigili rivolti al firmamento.
Per il resto, i progetti per la creazione di attività commerciali private dedicate al recupero e smantellamento degli oggetti artificiali instabili rimangono un’utopia – i progetti ci sono, ma nessuno li vuole finanziare.
Le banche preferiscono puntare su cose sicure – come i Bond Argentini.

Appaiono in tutto il loro splendore le lacune tecnologiche e politiche che sono le classiche magagne dell’uomo, quando, superbamente, sfida se stesso e tocca i fili dell’alta tensione.
Peccato che qualche pezzetto di astronave sbriciolata non possa contundere il colpevole crapone di alcuni meritevoli bersagli umani che saprei benissimo individuare.

Già – uomo superbo che osi sfidare il cielo e toccare i fili dell’alta tensione (?!), ti dovrebbe cascare in testa un satellite, così impari.
Ma perché non incide un disco, invece di perder tempo con il word processor?
Di solito è a questo punto che anche il piacere colpevole di leggere pattume scompare, e rimane solo il fastidio, profondo.

È già abbastanza fastidioso che uno spazio in prima pagina su un quotidiano nazionale venga destinato alle farneticazioni (pagate) di una persona che ha ben poco da dire, e quel poco sbagliato.
Che la rubrica serva poi a veicolare memi neofeudali del tipo Conoscenza = Superbia è francamente inquietante.
O forse solo prevedibile.