strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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È uscito Explorer Pulp!

… e io sono estremamente felice e orgoglioso di essere in compagnia di tre eccellenti autori, e sotto ad una splendida copertina, nella nuova collezione di narativa new pulp1 pubblicata da Pro Se: EXPLORER PULP.

Giungle, caverne, deserti… nella tradizione di vecchie riviste come Adventure o Oriental Stories o Argosy, ma con un picolo twist – perché questo è il ventunesimo secolo.

Disponibile sia in formato digitale che in cartaceo attraverso Amazon o Smashwords.

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  1. quella vera 
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Alternative Air Adventures

È con estremo piacere ed orgoglio che annuncio l’uscita di Alternative Air Adventures, di fresco pubblicato dalla ProSe Press.

alternative pbk

Il volume include tre racconti – uno di Kevin Findley, uno di Gene Moyers ed uno del sottoscritto.

Immaginate un mondo in cui i Fratelli Wright non hanno mai volato…

Ucronia, retrofuturismo, un pizzico di steampulp.
Alternative Air Adventures.
Lo trovate su Amazon, sia in formato mobi che in cartaceo, e su Smashwords se preferite l’epub o altri formati.

Buona lettura.


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Il Ritorno dello Scorpione

piomboUna rapida segnalazione, oggi, per la serie degli ebook della domenica.

Gray Scorpion, il vendicatore mascherato che ha fatto della città di Misty Bay il proprio territorio di caccia, esordì un paio d’anni or sono sulla rivista Piombo.

Gray Scorpion è un personaggio che discende direttamente dai vecchi hero pulps – è un nipote di The Shadow e The Spider, proviene dallo steso immaginario mistico che ci diede il Green Lama.
È a tutti gli effetti il primo vendicatore new pulp italiano.
Il primo, l’unico, sempre e comunque il migliore.

Gray ScorpionÈ bello vedere che, Piombo sospesa nei vortici del tempo, Gray Scorpion è comunque tornato sui nostri ereader, grazie ai buoni auspici di Andrea Sfiligoi e della sua neonata Masked Elephant Press.

Gray Scorpion: L’Ora Più Buia è un pulp digitale da 50 pagine, ben scritto e con una bella copertina.
Sotto alla copertina, due avventure dello Scorpione, alle prese con il male.
Perché qualcuno deve farlo.

Pare che un onesto intrattenimento sia diventata una cosa disdicevole.
Se è così, evitate Gray Scorpion – questo è onesto, solido, intrattenimento alla vecchia maniera, filtrato attraverso una sensibilità moderna, e vale ogni dannato centesimo.

Enhanced by Zemanta


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Giustizia mascherata

Il new pulp è quel genere – o meta-genere – che propone oggi opere ispirate alle forme ed ai modi del pulp classico (quello delle riviste degli anni ’20-’40), aggiornandole alla sensibilità moderna e presentando o riletture contemporanee di vecchi eroi (Doc Savage, l’Uomo Ombra) o nuovi personaggi.

rook_v1_cover_high_resFra i rappresentanti del new pulp, Barry Reese è il primo che io abbia cominciato a seguire con assiduità.
Avevo trovato divertente The Rook, ma senza che il personaggio – un classico vendicatore mascherato, con un elemento sovrannaturale – fosse mai riuscito ad acchiapparmi completamente.
Questione di temperamento, probabilmente.

die_glocke_cover_LOW_RES_mockup_croppedPoi è venuto Lazarus Gray, una variante su personaggi classici come Doc Savage e The Avenger, che è certamente molto più nelle mie corde.
Ho divorato il primo volume, ricevuto in regalo a Natale il secondo, ed ora sono in attesa spasmodica del terzo, ben sapendo che c’è un quarto in preparazione…
Una di queste notti, dedicherò un post a Grey ed alla sua Assistance Unlimited.
(anche se in effetti ne ho già parlato, per quanto in un diverso contesto)

E ora, fresco fresco per il weekend di Pasqua, ecco il primo volume di una nuova serie, dedicata ad un nuovo personaggio, Gravedigger.
Che si candida a seria concorrente di Lazarus Gray nel mio gradimento.

gravedigger_cover_low_res_cropped_with_copyLe premesse sono assolutamente classiche – notte di Halloween 1936: la criminale Charity Grace viene uccisa con una pistolettata, e riportata in vita dalla Voce.
L’offerta della Voce è semplice – sprofondare nell’oblio, o accettare di trascorrere i prossimi tre anni ad espiare i propri peccati seppellendo i malvagi.
Allo scadere dei tre anni, si vedrà se la sua anima sia stata ripulita.
In questo modo, Charity diventa Gravedigger.

Dotata di un costume e di armi esotiche, coadiuvata da una squadra di agenti e da alcuni ospiti d’onore di alto profilo (a cominciare proprio da The Rook), Charity/Gravedigger comincia relativamente in piccolo, eliminando gangster ed altri individui esecrabili, ma ben presto si ritrova a dover rintracciare una copia del Necronomicon, e il pazzo che desidera utilizzare il libro maledetto per diventare signore della distruzione.
Da lì in avanti, le cose si complicano.

Il romanzo si estende su tre archi narrativi, intervallati da episodi “storici” che approfondiscono il background di Sovereign City, ideale territorio di caccia di tutti gli eroi di Reese e elemento centrale del Sovereign City Project che vede coinvolti diversi altri autori.

I personaggi sono interessanti e tutt’altro che banali, l’azione è tesa e divertente, i dialoghi ben scritti.
Reese ha una mano eccellente nel gestire i personaggi, ed ha oramai un controllo sull’ambientazione – la corrotta Sovereign City – che gli permette di rendere i paesaggi urbani con poche frasi.

gravedigger_06_smallDei personaggi dell’autore, Gravedigger è forse il più fumettistico – così come Gray è il più vicino al pulp narrativo classico.
Ma questo non è necessariamente un male.
Anche sulla pagina – cartacea o elettronica – di un romanzo, Gravedigger è una protagonista impressionante.

Difetti?
Beh, a parte il fatto che difficilmente lo vedrete tradotto nella nostra lingua, chi dovesse optare per l’edizione in ebook (più economica, e immediatamente fruibile, senza lunghe attese postali), si perderà le meravigliose illustrazioni interne.
Ed è un gran peccato.

Si tratta quindi di un volume vivamente consigliato, sia agli appassionati di letteratura pulp che agli amanti dei fumetti superoministici atipici, anche per vedere cosa stia succedendo, nella letteratura di genere, là fuori.
In attesa del sequel.


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Pulp virtuale

Uno dei piaceri del trascinarsi attraverso le pagine di Amazon di questi tempi è la quantità di narrativa pulp di ottimo livello che viene distribuita a prezzi ridicoli in formato elettronico.

Se davvero il pulp sta attraversando un nuovo rinascimento, l’editoria elettronica ha certamente una notevole responsabilità.
E non solo in termini di ampia diffusione di titoli economici attraverso la rete.

Consideriamo il volume che risiede in questo momento sul mio lettore.
The Adventures of Lazarus Gray, di Barry Reese, è un prodotto di qualità notevole – buone storie, molto divertenti, una bella copertina (conta, conta molto), illustrazioni interne di classe.
Non avevo letto nulla di Barry Reese, a parte un paio di storie sfuse del suo personaggio più popolare, The Rook, ma l’intero pacchetto è certamente un notevole invito ad approfondire la conoscenza.
Il secondo volume delle avventure di Lazarus Gray è già sulla mia lista.

Il tomo di Reese è ulteriormente interessante perché si tratta di uno spin-off di un universo condiviso.
Tre autori si sono messi a tavolino – virtuale – ed hanno immaginato una città, Sovereign City, nella quale poter ambientare le avventure di tre personaggi distinti.
I tre hanno collaborato secondo un modello aperto, che ha permesso loro di coinvolgere illustratori ed editor e garantire non solo lo sviluppo di un universo coerente e interessante, ma anche la produzione di volumi di alto livello.
E se il primo Lazarus Gray è un esempio di ciò che ci possiamo aspettare, direi che il risultato è stato centrato in pieno.

Semplice la premessa – amnesiaco e alla ricerca della propria identità, Lazarus Gray riunisce un gruppo di collaboratori e crea la Assistance Unlimited, un team di esperti non proprio ortodossi, al servizio di tutti coloro che non riescono ad ottenere giustizia per vie tradizionali.
Seguono avventure che oscillano tra Doc savage, Indiana Jones e l’Uomo Ombra.
Semplice, davvero.

La scrittura è ottima, le idee stereotipate al punto giusto ma comunque capaci di sorprendere, il cast è eccellente.

Impossibile, leggendo la storia della genesi di Sovereign City, nonpensare alla Admiral City che fa da sfondo alle avventure dei personaggi di 2 Minutia  Mezzanotte, di Alessandro Girola.
Anche qui abbiamo la città immaginata, l’universo condiviso, gli spin-off…
No, no, non è un caso di plagio, tranquilli.

Piuttosto è interessante vedere come due team di persone intelligenti e creative*, sulle due sponde dell’Atlantico, abbia potuto procedere lungo percorsi paralleli – ma con la sostanziale differenza di muoversi in un panorama differente.
Reese e compagni possono contare su un mercato abbastanza evoluto da garantire non solo la pubblicazione del volume (attraverso la Pro Se Publishing), ma anche la gratificazione economica di vendere il proprio prodotto senza sentirsi rivolgere strane recriminazioni.
Girola ed i suoi complici lavorano in un paese nel quale ancora esiste una aperta diffidenza verso l’uso delle carte di credito online**, e nel quale il dibattito non è sui contenuti della narrativa, ma sui supporti (elettronico, cartaceo…)

Arriveremo anche in Italia a produrre “dal basso” del materiale di questa qualità, garantendo la sopravvivenza degli autori e degli artisti?
Probabilmente sì, e forse anche prima di quanto crediamo – per quanto il bacino ristretto di lettori, la scarsa dimestichezza del pubblico italiano col pulp e una serie di dinamiche troppo complicate per essere analizzate in questa sede, rendano la fortuna di Reese e la qualità materiale** di Lazarus Gray, ancora di là da venire nel nostro paese.

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* Sì,lo so, di uno dei due gruppi faccio parte anch’io. Chi si loda si imbroda e tutto quel genere di cose…

**  A meno che non si tratti di acquistare pornografia da siti russi – ancora la voce in testa tanto alla fatturazione per le carte di credito, che alle cause di truffe telematiche (stimate, perché chi si fa clonare la carta di credito mentre pagava filmini osceni di solito non è che abbia tutta questa gran voglia di farlo sapere al mondo).

*** Curioso, parlare di qualità materiale di un prodotto virtuale…


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Alla corte dei Draghi d’Oriente

Le domande fondamentali, nell’affrontare Dragon Kings of the Orient, di Percival Constantine, per quel che mi riguarda sono due.

. Prima domanda – è possibile leggere questo breve romanzo senza aver prima letto il primo volume della serie, The Myth Hunter?
. Seconda domanda – riuscirà ad essere meglio di The Myth Hunter?

Ricapitoliamo i dettagli.
Elisa Hill è una Myth Hunter, ed alterna ad una seria carriera accademica, un interesse particolarmente adrenalinico e muscolare per l’investigazione dell’insolito.
Il mondo che Constantine ci offre è una curiosa miscela di pulp (nei toni) e urban fantasy (nei moduli) – non solo gli antichi miti sono fondati su una base di realtà, ma elementi mitici si annidano attorno a noi.
Non solo un clone di Tomb Raider, quindi, ma un autentico mondo alternativo, nel quale il magico vive nascosto accanto al quotidiano.
La miscela è particolarmente riuscita.
Personalmente, trovo spesso noiosissimi gli urban fantasy a base di licantrope tatuate che combattono il male e stregoni che fanno gli investigatori privati.
Il taglio vagamente hard-boiled di certi titoli, spesso in mano ad autori che nonhanno una grande dimestichezza con quel tipo di struttura, mi rende certi titoli difficili, molto difficili da leggere*.
SApostandosi sull’azione sopra le righe del pulp, Constantine scarta il rischio-noia, e mantenendosi sul formato del romanzo breve, concentra tutto il proprio bang! in uno spazio contenuto.
L’effetto è notevole.

Nel primo volume della serie, Elisa ha investigato l’antico mistero di Lemuria, giungendo a conclusioni sorprendenti.
Gli eventi della prima storia si collegano all’azione nel secondo volume, fin dalle prime scene (Constantine ci offre una classica sequenza pre-titoli stile James Bond), ma passano in secondo piano quando l’antico Re Scimmia del folklore cinese si manifesta ad Hong Kong, ben deciso a regolare i conti con i draghi che lo hanno imprigionato per millenni nel corpo di un macaco.
Chi ha letto il primo titolo della serie riconoscerà gli elementi che l’autore sparge qua e là, e sarà certamente soddisfatto dallo sviluppo generale.
Chi si fosse perso The Myth Hunter, arriverà alla fine esilarato, e probabilmente correrà ad acquistare il primo volume.

Come nel primo romanzo, Constantine ha fatto i compiti, e pur senza affliggerci con lunghi spiegoni, ci fornisce una solida base “realistica” per il mito di Sun Wukong, giocando al contempo con il suo trickster trascinato nel ventunesimo secolo.
Intanto, l’autore ha preso piena confidenza con i suoi protagonisti, e l’azione si dipana a piena velocità, senza strappi e senza esitazioni.
Per cui sì, forse Dragon Kings è di una tacca superiore a Myth Hunter.
Attendiamo con non poca impazienza il prossimo volume della serie.

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* Sì, potrei fare una mia top five dell’urban fantasy.
Ma non vi piacerebbe.


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Alla ricerca di Lemuria

Nonostante il titolo, questo non è un messaggio/marchetta per il Lemuria Social Club.
[che comunque potreste sempre visitare, giusto?]

È vero, avevo detto che l’estate sarebbe stata improntata alla saggistica ed alla hard-sf, ma uno strappo alle regole ogni tanto non fa poi così male.
Pulp, quindi.
Anzi, new pulp.

Ho scoperto The Myth Hunter, di Percival Constantine, grazie ai buoni auspici di Ron Fortier – che con le sue recensioni di letteratura pulp e neo-pulp mi ha fatto finora spendere cifre stravaganti e scoprire autori e titoli straordinari.
E anche questa volta, la segnalazione di Fortier non delude.

Fin dal primo paragrafo, quando incontriamo la protagonista in canotta nera e pantaloni militari coi tasconi, e attraverso le due pagine successive, nelle quali la giovane Elisa Hill spaccia cinque tagliagole usando una coppia di kukri e moderate quantità di kung fu, sappiamo molto bene in quale territorio ci troviamo.
The Myth Hunter è un romanzo breve (sono meno di 200 pagine) che mescola parti uguali di Tomb Raider, Indiana Jones e… ehm, Relic Hunter.
Tenedo solo le parti buone di quelle fonti.

L’idea – esiste una organizzazione di scienziati ed esploratori che si dedica alla caccia ai miti.
Alla ricerca, cioé, delle basi storiche e reali delle leggende e dei racconti folklorici.
Elisa Hill è una di loro – come lo furono i suoi genitori (facevano base alla Burroughs University… un dettaglio che da solo per me aggiunge dieci punti alla valutazione del testo).
Ma i genitori della ragazza sono scomparsi, ed ora Elisa è sulle tracce dell’uber-mito in assoluto – l’antica civiltà di Lemuria.

Contro di lei, un avversario cialtrone al soldo dell’Ordine – una organizzazione rivale che intende usare le aniche conoscenze per i propri nefasti propositi.

Niente di trascendentale, insomma, ma condotto con una mano decisamente salda ed un buon controllo di trama e personaggi.
Fedele alla propria vocazione avventurosa, il romanzo di Constantine intrattiene in maniera intelligente per un paio di serate (si legge in un amen) e ci lascia col desiderio di leggerne altri, di saperne di più, di vedere altre leggende esplorate e trascinate urlanti alla luce del sole come accade in questa storia.

Constantine riesce nel delicato gioco di equilibrismo fra aderenza alle fonti mitologico-cospirative e rispeto per lo scetticismo scientifico, e fa perciò di questa storia, a tutti gli effetti, un romanzo di fantascienza quasi-hard a bassissima intensità, ma rispettosissimo dell’inteligenza del lettore.

Difetti?
Il prezzo di copertina piuttosto alto ed i tempi lunghi del print-on-demand per farselo arrivare.

Ma ne esiste anche una versione Kindle, per cui chissà, magari i portatori sani di e-reader ne trarranno un vantaggio.

È infine molto molto interessante che questo romanzo venga pubblicato con l’etichetta della New Pulp, una sorta di organizzazione informale di autori contemporanei di narrativa pulp, che si propone di dare visibilità alle opere e ignità al genere che non vuole morire.
Bello.

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