strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Abbonamenti elettronici

Si avvicina la fine delle vacanze, tocca tornare a pensare al lavoro.
Ora, per una persona che lavori (o desideri lavorare) nell’ambito delle scienze, uno degli investimenti migliori – per non dire assolutamente essenzali, coi tempi che corrono – è un abbonamento a New Scientist.

New Scientist è un settimanale inglese di scienza.
A differenza di Science o di Scientific American, New Scientist mette in secondo piano il grande articolo accademico da 1000 punti curricolari, e fornisce ogni sette giorni una panoramica sullo stato dell’arte delle scienze – con articoli di divulgazione ad alto livello ed una infinità di rubriche minute.
La scienza mentre capita, per così dire.
Uno strumento inestimabile per restare al passo col SOTA, quindi. Continua a leggere


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Il futuro è adesso

New Scientist, il settimanale scientifico più diffuso sul pianeta, ha deciso di frustare un cavallo morto, come si suol dire, riciclando il vecchio tema – ha ancora senso parlare di fantascienza?

science – and its handmaiden, technology – are changing so fast that it is impossible for science fiction to keep up

Niente di nuovo sotto il sole – lo stesso ragionamento venne sottoposto dai giornalisti della RAI a Fruttero & Lucentini il giorno dello sbarco sulla Luna.
Son passati quarant’anni.

Il lato interessante dell’iniziativa di New Scientist è che, dopo un articolo sostanzialmente sciapo, la palla viene passata a sei saggi, che possono dire la loro e sollevare la discussione dalla sua banalità di fondo.

I sei scrittori interpellati da New Scientist sono Margaret Atwood (che così implicitamente ammette in pubblico di essere un’autrice di fanascienza), Stephen Baxter, William Gibson, Ursula K. LeGuin, Kim Stanley Robinson e Nick Sagan.
Alcune delle loro osservazioni sono notevoli, e meritano di essere ripetute.

William Gibson by FredArmitage.jpgWilliam Gibson riesce quasi a diventarmi simpatico quando afferma

The single most useful thing I’ve learned from science fiction is that
every present moment, always, is someone else’s past and someone else’s future. […] I grew up in a monoculture – one I found highly problematic – and science fiction afforded me a degree of lifesaving cultural perspective
I’d never have had otherwise

E davvero, a parte i soliti imbecilli – che tendono ad infiltrarsi ovunque, ahimé – è facile affermare che la maggioranza dei lettori di fantascienza che ho avuto modo di conoscere tende ad avere una visione del mondo molto più ampia e flessibile della media.
E poi siamo l’unica categoria che si occupi monoliticamente e “istituzionalmente” di futuro.
A chi volete chiedere come sarà il futuro?
Ai politici?
Agli industriali?

https://i2.wp.com/farm2.static.flickr.com/1159/1433800397_dc4fab9e6f.jpgEd è paradossale, questa nostra ossessione per il futuro, se ciò che sostiene Stephen Baxter è vero (come io credo che sia)

science fiction has – rarely – been about the prediction of a definite future, more about the anxieties and dreams of the present in
which it is written. In H. G. Wells‘s day the great shock of evolutionary theory was working its way through society, so Wells’s 1895 classic The Time Machine is not really a prediction of the year 802,701 AD but an anguished meditation on the implications of Darwinism for humanity.

Noi non siamo quindi così interessati al futuro “grezzo”, quanto all’estensione delle nostre conoscenze, esperienze e convinzioni nel futuro.
Il che ci lascia comunque un paio di passi avanti rispetto a chi quelle conoscenze, esperienze e convinzioni dovrebbe/vorrebbe controllarle, o indirizzarle.
Gli appassionati di fantascienza non hanno paura del mondo che cambia.

Kim Stanley Robinson 2005.JPGE certo che cambia in fretta, perciò è lecito (anche se banale) domandarsi se nel futuro la fantascienza esisterà ancora come tale.
Ma qui arriva Kim Stanley Robinson a tagliare corta la discussione…

Science fiction is now simply realism, the definition of our time. You could imagine the genre therefore melting into everything else and disappearing. But stories will always be set in the future, it being such an interesting space, and there is a publishing category devoted to them. So there is a future for science fiction.

È in fondo il vecchio sogno degli appassionati emarginati.
Ora siamo noi la norma.

The future is thus a kind of attenuating peninsula, running forward with steep drops to both sides. There isn’t any possibility of muddling
through with some good and some bad; we either solve the problems or fail disastrously. It’s either utopia or catastrophe. Science fiction is good at both these modes. Will it be fun too? Fun, entertaining, provocative. Yes.

Il futuro è adesso.
Abbiamo vinto.
… per lo meno sulla carta.