strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Ritorno su Waar

[disclaimer – questa recensione è basata su una copia in formato Kindle del volume, fornitami cortesemente dall’editore proprio allo scopo di recensirla, e viene postata in due lingue per rendere la cosa un po’ più interessante]

Avevamo lasciato Jane Carver, la rossa biker creata da Nathan Long, da qualche parte nella Monument Valley, di ritorno da una scorribanda sul lontano, selvaggio e misterioso pianeta Waar.
Su Waar, Jane aveva trovato l’avventura, il brivido di essere considerata un demone infernale dagli indigeni, e l’amore (o qualcosa di simile) con l’avventuriero Dan Lhan-Lar di Herva, solo per perdere tutto per mano dei monaci di un culto malevolo.
Beh, malevolo per Jane, per lo meno.
Esiliata sulla terra, la nostra eroina non ha tuttavia intenzione di restare con le mani in mano.
Ed il fatto di essere ancora ricercata per omicidio – e per atti osceni, avendo fatto l’autostop nuda nella Monument Valley – è solo un incentivo a rintracciare il misterioso artefatto che garantisce il teletrasporto fino a Waar ed alla vita che – nonostante la carenza di rock’n’roll e marlboro – le è più consona.
Sarà un altro ottovolante di azione, ironia, e scorrettezze politiche assortite.
E a noi piace così.
Davvero.

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Una serie di pessimi lunedì

Giornata anomala, fra letto e computer con una febriciattola che mi stanca ma non mi ammazza.
Giornata a base di té bollente, aspirine e un buon libro.

E mi rendo conto all’improvviso che invecchiando – gli anni avanzano inesorabili – mi piacciono sempre di più i racconti e sempre meno mi attirano i romanzi (con tutti i debiti se e ma, naturalmente).
Così, per la mia giornata a letto con l’influenza, sfilo dalla cassa in cui sistemo i libri in lista di lettura Dark Mondays, una raccolta di storie di Kage Baker pubblicata poco prima della sua morte da Night Shade Books.
Acquistato usato, e conservato per il momento giusto.
Questo è il momento giusto.

Ho già dichiarato più volte la mia passione per la Baker, autrice colta e leggera, ironica e tagliente, che nella vita fu insegnante di inglese elisabettiano e che quindi è indispensabile leggere in originale.
Innamorata del mare, del teatro, della pirateria, dell’anacronismo.
Non ho ancora trovato un suo romanzo o un suo racconto che mi abbia deluso.

Dark Mondays abbandona per un momento il ciclo della Compagnia, che comprende il grosso della produzione della Baker, e si sposta verso altri lidi.
Il mare restituisce un uomo alla donna che amava, ma c’è un rovescio della medaglia.
Un ragazzino inventa la festività fittizia del Giorno della Scimmia.
Una giovane donna sfugge a tre aspiranti vampiri e si imbatte in un focosissimo amante.
I clienti del ristorante alla moda “Riccioli di Calamari” scivolano in un dopo-cena lovecraftiano.
Una mostra di automi si rivela teatro di una vendetta covata per decenni.
Un tipo entra in un faro.
L’Europa del 1505 prende un cammino diverso.
E per finire, Henry Morgan saccheggia la città di Panama, ma la faccenda prende una piega insolita.

Sette racconti brevi e una novella di cento pagine, un gran bel programma.
È vero, la raccolta includeva una nona storia, ma solo nell’edizione a tiratura limitata.
Dopo la scomparsa di Kage Baker, i volumi a tiratura limitata della Night Shade sono al di là delle mie possibilità.

In Italia, Urania ha pubblicato molto del materiale dell’autrice americana – ma limitandosi quasi esclusivamente alle storie della Compagnia, da quel che mi risulta.
Ed io continuo a sostenere, con tutto il rispetto per i traduttori, che Kage Baker vada letta in originale.


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Non c’è niente da ridere

Marca male, per Dante Bogart.
Prima c’è stata quella faccenda del virus consegnato sottobanco a certa gente per cui lavorava – roba da resuscitare i morti.
Letteralmente.
Dante sarà anche un fallito e un mercenario, ma quando ha saputo della fuga del virus, ha provato ad avvertire il mondo – tramite YouTube.
È a quel punto che gli uomini in nero lo hanno preso e ingabbiato, e interrogato, e chissà che altro.
Perché ora sono passati cinque anni, dei quali Dante non ha memoria.
Il mondo è invaso dagli zombie – morti viventi risuscitati da un virus (sì, quel virus) e che vagano per le strade nutrendosi di carne umana e ridendo come iene.
Dante è a Panama.
E potrebbe essere in grado di salvare la pelle, dirottando una vecchia nave da guerra ferma nel canale.
E a San Francisco, in un castello moresco che veniva usato come set per film porno, è barricato un gruppo di hacker survivalisti che finora si sono salvati grazie a un video su YouTube (sì, quel video su YouTube).
Gente che considera Dante Bogart un mito.
Marca malissimo, per Dante Bogart.
E ora gli toccherà anche salvare la civiltà.

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Scarafopunk

È stata coniata l’etichetta “bugpunk” per definire God’s War, l’eccelente romanzo di Kameron Hurley pubblicato da Night Shade Books.
Sorvoliamo sul fatto che ormai la desinenza in “-punk” (cyberpunk, steampunk, dieselpunk, sexpunk, cthulhupunk, splaterpunk…) è ormai, inopinatamente, sinonimo di “narrativa fantastica” se non strettamente di fantascienza.
Concentriamoci su questo libro.
Che è un gran bel libro.
E se è bello vedere la Night Shade Books di nuovo in sella dopo il pessimo show delle inadempienze contrattuali dell’anno passato, è altrettanto piacevole avere una ennesima conferma del fatto che la fantascienza sta bene, e vi saluta tutti.

God’s War è divertente – un bel romanzo, con delle tematiche mature che lo rendono una lettura “importante”.
Non, insomma, mero escapismo.
Alla faccia di chi ci vuol male.

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