strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Per attirare i turisti

Qualche mese addietro, mi sono ritrovato a parlare con un amico che è coinvolto nella promozione del territorio in cui vivo. Si parlava di come riuscire ad attirare turisti – soprattutto turisti stranieri – in queste terre dimenticate da Dio.
Ora, il fatto dovrebbe essere una di quelle cose che gli anglosassoni chiamano no brainer – il territorio è splendido, una unica espressione di coltura e cultura, di natura selvatica e di natura piegata ai disegni dell’uomo, al punto che l’UNESCO ha dichiarato queste terre patrimonio dell’umanità.
C’è del vino eccellente, il cibo è ottimo. Il paesaggio è costellato di edifici storici e artistici.
In poche parole, siamo comunque in Italia – e forse questo è il problema. Perché in Italia, ovunque basta dare un calcio a un paracarro per trovare storia, arte, buon cibo e vini tipici.
A questo punto, perché qualcuno dovrebbe venire a prendere a calci i paracarri del Monferrato, quando quelli di Firenze o di Vanezia sono molto più accessibili e più noti?
Chi diavolo sa che esiste il Monferrato, fuori dalle province di Asti e Alessandria?

monferrato

Durante quella conversazione mi venne in mente un sistema che usano soprattutto gli inglesi, per valorizzare il loro national heritage, quella gran quantità di villone palladiane, villaggi in stile Tudor e monasteri decrepiti che costellano la campagna britannica – loro contattano un autore popolare e gli chiedono di scriverci un libro.
Non un saggio, badate – un bel romanzo popolare, un bel volume da spiaggia, un giallo o un thriller, ambientato in quel posto particolare, focalizzato su quegli eventi storici, su quelle tradizioni.
Pare funzioni, e anche bene. Continua a leggere


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Camminala come la parli

 

International Talk Like a Pirate Day

Oggi è il 19 settembre, giornata internazionale Parla come un Pirata!
Talk Like a Pirate Day!
E come celebrare degnamente questa giornata, se non andando giù al porto di Nizza Monferrato, cacciarmi in una delle più malfamate taverne dei docks, e attaccar bottone con uno dei vecchi pendagli da forca che trascorrono le loro ore fra i pappagalli e le botti di rum, a palpare le fantesche e a ricordare i bei vecchi tempi di Maracaibo, Port Arthur, Hy Brasyl…
È ciò che ho fatto la notte scorsa, e il vecchio tagliagole al quale ho pagato una birra – o quattro, mi ha detto così…

 

 

La giornata internazionale parla come un pirata, eh?
Ahrr, sì, ok, ragazzo, parla pure come un pirata, ma finché non camminerai come un pirata, sarai sempre soltanto uno che finge, uno fasullo, uno innocuo. No, non intendo strascicarsi come quel tipo nei film, non da sobrii, per lo meno.pirate-cutlass
Intendo quello che diceva il vecchio Gamba d’acciaio, che devi camminarla come la parli, o finirai per perdere il tempo.
Che è poi il preambolo di morto, o peggio, di innocuo.
Al remo e non al timone, capisci cosa intendo?
Nessuno vuole esserlo, i più lo sono ,e finché lo sei, non hai problemi.
Ti spiego, tu ordinami un’altra birra.
Alla salute.
Ora, se tu senti quelli che la parlanno, ma non la camminano, se gli chiedi, cos’è che conta, dove sta il bello?
Ahrr, loro ci penseranno su, e poi ti parleranno del mare, del vento, del bottino, delle donne, del rum…
Balle!
Ci mettiamo anche due patate al forno?
Se l’hai camminata, oltre a parlarla, lo sai qual’è il bello, lo sai senza bisogno di pensarci su.
Il bello è proprio poterla camminare, e non solo parlarla.
È essere fuorilegge, maa non criminali, perché come diceva il Capitano Robbins, i criminali sono sempre vittime, i fuorilegge rifiutano di essere vittime. È non dover leccare stivali, non dover chiedere per favore, non dover accettare le regole ma farle, le regole.

E per quello, credimi ragazzo, non servono onde, vele bottino, donne o rum.
Anche se bottino, donne e rum… beh, diciamo che sono un bel complemento.
E le vele servono perché quando cominci a camminarla, e non solo a parlarla, verranno a prenderti.
E non avranno pietà.
Parla come un pirata, ragazzo – e finché ti limiterai a parlarla, ti lasceranno fare.
Ma provati a camminarla, e scoprirai cos’è davvero una vita da pirata.
Finché dura.
Ma poi… avevi forse altro da fare?
Alla salute, ragazzo.

 

 

E poi se ne è andato, camminando come un pirata.
E lasciandomi il conto da pagare.

 

 


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Night of the Jailbait

Sembra una perversità, dopo tanto parlare di inglese e citazioni nei blog, fare un post con un titolo in inglese che include un termine gergale intraducibile in italiano.
Eppure, è proprio quel termine intraducibile a rendere necessario l’uso dell’inglese per il titolo.

Jailbait.

n.

(sl) minorenne f. provocante e pericolosa (perché potrebbe fare incorrere in reato chi ha rapporti sessuali con lei).

Poiché ovviamente jailprigione, baitesca.

Ma veniamo ai fatti…

Estate.
Nizza Monferrato – non esattamente il centro luminoso della galassia.
Bar Sociale – dove si serve il miglior frappé nella Valle Belbo.

Ad un tavolo del dehors siede una famiglia di… Olandesi? Danesi?…
Padre e madre, attorno alla quarantina, due figlie tra i quattordici ed i sedici anni, un figlio dodici-tredicenne.
Tutti biondi.
Tutti informa.
Tutti casual.
Tutti belli.

Le due figlie in particolare…
La più grande indossa un abitino di cotone bianco e ciabatte da spiaggia, ed ha i capelli spettinati che le nascondono il viso.
Vediamo solo le gambe, abbronzate, snelle, coscia… ginocchio… polpaccio… caviglia… piede.
La più piccola siede dritta, e la canotta rossa ed i calzoncini blu lasciano esposti alcuni ettari di pelle abbronzatissima, di un color biscotto che contrasta drasticamente coi capelli quasi bianchi.
Chiacchiera e intanto mangia un gelato.
Una coppetta piccola.
Una, due, tre cucchiaiate di gelato.
Poi, lentamente, continuando a chiacchierare coi familiari, porta i polpastrelli alle labbra e lentamente con la punta della lingua ripulisce ciascun dito.
Indice.
Medio.
Anulare.
Mignolo.
Per ultimo il pollice.
Poi torna al cucchiaino.

Ray Davies, che è sempre stato un acuto osservatore del genere umano, ha scritto una canzone intitolata Art Lover il cui succo è – ammettiamolo, siamo tutti vecchi sporcaccioni, siamo tutti guardoni, siamo tutti… reprensibili.
Anche se in realtà siamo solo amanti della bellezza.

I’m not a flasher in a rain coat,
I’m not a dirty old man,
I’m not gonna snatch you from your mother,
I’m an art lover. (1)

Il tipo che gravita tra la porta del Sociale ed il dehors, invece, è un autentico vecchio zozzone.
Country style.
Le due ragazzine hanno, sommandone le età, meno della metà dei suoi anni, ma lui continua a saltellare qua e là, a fermare i conoscenti di passaggio, ad indicare le ragazzine, a fare commenti di una grevità e rozzezza inesprimibili.

Dopo una decina di minuti (beh, dopo una decina di minuti da che noi siamo lì), finalmente arremba un conoscente ad un tavolo vicino, si siede di fronte a lui e si dispone a consumare con gli occhi le due silfidi.
Prima però, con una voce leggermente arrochita, consiglia al perplesso compagno di tavolo

Non voltarti, ma guarda che due pezzi di figa ci sono seduti dietro di te

Ed il poveretto cerca, in effetti, di guardare alle proprie spalle senza voltarsi, in una breve sequenza di una comicità agghiacciante.
Il rischio di inalare il frappé anziché sorbirlo attraverso la cannuccia si fa incombente.
L’anziano guardone intanto chiede all’anchilosato compagno di tavolo di spostare la terza sedia, in modo che lo schiedale non gli impedisca la contemplazione delle cosce delle due ragazzine.

Ce ne andiamo, mentre lui continua a borbottare a mezzavoce commenti lascivi sulle grazie delle due minorenni.

Un’ultima occhiata alle nostre spalle.
lui guarda, intento, immobile.
Il suo socio continua a cercare di voltarsi senza voltarsi.
E lei, lentamente, continuando a chiacchierare coi familiari, porta i polpastrelli alle labbra…

E qui ci vuole Billy Idol

Nota

(1) Non sono un esibizionista con l’impermeabile, non sono un vecchio sporcaccione, non ti porterò via dalla tua mamma, sono un amante dell’arte.

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Focaccia e Berlucchi

https://i1.wp.com/www.batisti.net/blog/images/berlucchi.jpegOggi – per la prima volta nella mia vita, che io ricordi – ho investito una parte dei miei sudati risparmi per acquistare una bottiglia di spumante Berlucchi, con la quale festeggiare questa sera, con un paio di amici, l’ottimo risultato del concorso per il dottorato a Urbino.
Notoriamente io non bevo mai… vino, e quindi la scelta è stata soprattutto una scelta di etichetta, di popolarità del marchio.
Trionfo del marketing.
Memetica al lavoro.
Poi, non ho saputo resistere, mi son comprato un euro dell’eccellente focaccia che si produce in una certa panetteria di Nizza Monferrato.
Ottima.

Ecco, credo che questa contrapposizione descriva abbastanza bene come mi sento all’idea di tre anni solidi di ricerca pagata presso un ateneo prestigioso, al fianco di ricercatori eccellenti.
Sono stato troppo a lungo uno schifoso freelancer per riuscire a trascendere la focaccia, per abbandonarmi allo spumante.
Sono stato troppo a lungo un cybernomade, un indirizzo e-mail, un’apparizione fugace ai congressi, per riuscire adesso ad adattarmi con facilità al new deal.
E credo – spero – che questo mio ipotetico handicap possa in qualche modo mutarsi in un vantaggio, offrendomi la possibilità di portare un atteggiamento mentale diverso all’interno del gruppo di lavoro, una prospettiva diversa.

Ci sarà da lavorare sodo.
E non si tratterà solo (e qui prevengo un ovvio intervento – vero Elvezio?) di contare animali morti microscopici, ma di sviluppare e proporre soluzioni pratiche per rendere più facile la transizione verso un futuro con meno petrolio, e con un certo numero di problemi climatici e ambientali.

Ecco, ci sarà da lavorare sodo, ma mi viene offerta l’opportunità di essere parte della soluzione, non parte del problema.
È più di quanto potrei chiedere, ma è il minimo che potrei accettare.

Ora devo solo cercarmi un microscopio di seconda mano…

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