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Sul mare e nel tempo con Eddie Vega

A volte bisogna leggere qualcosa di diverso.
Per cambiare marcia, per vedere cosa succede nel resto dell’universo, per non ridursi come quelle orride larve che scrivono un determinato genere, malissimo, perché hanno solo letto quel determinato genere, e senza comunque scendere in profondità.
E poi che diavolo, al mondo esistono solo due generi – i buoni romanzi, e i cattivi romanzi.
E leggere dei buoni romanzi, scritti da buoni autori, è sempre un’occasione per imparare.
E divertirsi.

Quindi, perché non leggere qualcosa di diverso?
L’opportunità arriva per le feste con un regalo di Natale*, un romanzo atipico di un autore che finora conoscevo principalmente come editor.

eddievegaEddie Vega è un narratore e poeta di origine cubana con una lunga gavetta e una vasta esperienza come editor (ha fatto anche il Marine, e immagino che l’esperienza di combattimento lo abbia aiutato nel campo dell’editing).
Per quel che mi riguarda, lo conosco e lo ammiro come editor e motore della rivista Noir Nation, della quale ho parlato in passato.
È quindi una bella opportunità poter leggere un suo romanzo, e scoprire un’altro suo aspetto, un altro suo ruolo**.

Awake Now, Sailor si avvia in maniera semplice, quasi banale.
Ha un che di neorealistico, e una forte carica ironica – il che ci spiazza, perché ben presto i registri cambiano, e una forma molto… hmmm, “cubana”, di fantastico (o lo dobbiamo chiamare “realismo magico”?) si insinua nella trama.
Il cambio di marcia, il mix di generi e atmosfere non stride affatto – ed è un primo segno che siamo in compagnia di un narratore di razza.

Ma la storia?, mi direte voi…

6284747719_f31ef613afCass Loyola è un poeta.
La sua vita è squallida, i suoi amici dell’università pretenziosi, la sua vita sentimentale un campo di battaglia, le sue prospettive di pubblicazione scarse.
Tutto, attorno a lui, sembra destinato a incepparsi.
I suoi ideali collidono con le necessità quotidiane, le sue aspirazioni artistiche con l’establishment letterario.
Poi, a fronte di uno sfratto, un posto di lavoro ingrato, come autista di taxi sul turno di notte, gli dischiude come per magia una finestra sulla verità – la verità sui suoi amici, sui suoi conoscenti, sulla poesia e sulla narrativa.
Su se stesso.
Su cosa possa significare scrivere.

Vega ha uno stile studiatamente diretto, che gli permette di creare scene folgoranti e capitoli più lunghi e intricati.
La narrazione è infarcita di poesie, di personaggi memorabili (il barbone che gestisce un suo piccolo mercatino di libri usati per mantenersi, la sessualmente insaziabile moglie di un banchiere, costui un individuo di una grettezza disumana), di situazioni paradossali, e intanto crea un mondo, con appena un accenno ad un elemento che non è propriamente fantastico, ma che non è neanche realistico.

Riuscirà Cass Loyola a rimettere ordine nella propria vita, a sfuggire alla strega (e rilegatrice) incontrata a Cardiff, e a crescere, umanamente e artisticamente?
La curiosità ci acchiappa dalle prime pagine, e ci trascina fino alla fine.
A volte le scelte del protagonista ci fanno urlare per la frustrazione, in altri momenti ilcontrollo della prosa di Vega è tale da lasciarci sconcertati come l’esibizione di un grande giocoliere.

Almeno un recensore ha paragonato lo stile di Eddie Vega in questo romanzo al lavoro del grande J.P. Donleavy***.
E si ravvisano in effetti delle somiglianze – e questo è un complimento non da poco, per quel che mi riguarda, ma ampiamente meritato in questo caso.

Un gran bel romanzo, insomma, che mi ha fatto chiudere bene il 2012 ed aprire il 2013 in maniera più che soddisfacente e stimolante.
E sì, ci sono anche dei pirati.
Cosa si può volere, di più?

È bello avere delle amiche che ti regalano dei gran libri.

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* il primo di parecchi, in effetti.
E ci saranno parecchi post, nei prossimi giorni.

** facendo una ricerca in rete, scopro che Eddie Vega è anche il fondatore della Vegawire Media, che produce ebook, didattica e nuovi media.
E che ha un catalogo che mi pare molto molto interessante.

*** non ne abbiamo mai parlato, vero, di Donleavy?
Ah, chissà dove ho la testa… dovremo porci rimedio.