strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Scrivere per blocchi

Sto scrivendo la tesi di dottorato.
Meglio – sto assemblando la tesi di dottorato.
Forse per questo motivo non riesco a scrivere nient’altro – per quanto continuino a venirmi un sacco di buone idee – sono odioso e scostante, e in linea di massima provo un profondo senso di insoddisfazione.

Le linee guida, grazie al cielo, paiono quantomai rilassate, mi si richiede un testo che non superi le 100 pagine, ed ho ampia discrezionalità per ciò che riguarda la forma.
Mi tengo a portata di mano le guida dell’Università di Chicago per la stesura di testi scientifici (The Chicago Guide to Communicating Science e The Craft of Research), tanto per mantenere gli standard – la mia tesi sarà in inglese.

Lavoro a blocchi.
Ho cominciato scrivendo su un file TXT una serie di punti che ritengo sia necessario toccare.
Poi, per ciascun punto, ho scritto un paragrafo – due frasi due – sul perché quel punto sia importante, e su come si inquadri nel problema generale.
E poi da lì via.
Sto sviluppando ciascun punto, e poi deciderò in quale ordine montarli.
In alcuni casi, ho una tabella, una mappa o un disegno, e il testo deve illustrare e giustificare la presenza di quella determinata tabella o figura. Continua a leggere


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Un romanzo sferico

Ho sognato un romanzo sferico, dicevo.

Ora voi mi direte che devo smettere di bere té addizionato di alghe e leggere strani libri, ma io vi dirò… se H.P. Lovecraft poteva trarre ispirazione per i propri racconti dai propri incubi, io posso ben trarre un paio di post per il mio blog dalle mie peregrinazioni oniriche.

Perché sferico.
Immaginate…

No, ok, partiamo da un’altra parte – avete presente La Saga dei Forsyte?
È una trilogia pubblicata a inizio secolo scorso, che traccia le vicissitudini di una famiglia piuttosto vasta della upper-middle class britannica.
Scritta da un tale che si chiamava John Galsworthy a cavallo della Grande Guerra, è stata portata spesso sullo schermo come serie o miniserie televisiva, e ce n’è anche una riduzione cinematografica anni ’40.
Ci vinse anche un Nobel per la letteratura, quel Galsworthy.
Che non scrisse solo quello, ovviamente.

Ma per semplificare – è la storia di una famiglia attraverso tre generazioni – i Vecchi Forsyte (quelli che hanno fatto i soldi), i Giovani Forsyte (quelli che dovranno imparare a gestirli e a farli fruttare) e i Figli (che dovranno vedersela col futuro).
Accusato qua e là di polpettonismo, i Forsyte è comunque una lettura interessante.

Ed è, ovviamente, lineare.
In primo luogo perché ha uno sviluppo lineare lungo un periodo di tempo.
Secondariamente, perché è il ciclo di tre romanzi e due interludi è stato scritto lungo un periodo di quindici anni, e quindi una certa direzionalità ci deve essere.
E poi probabilmente Galsworthy non possedeva l’idea della non-linearità.

La non-linearità debutta nella narrativa mainstream occidentale con il Quartetto di Alessandria, di Lawrence Durrell, negli anni ’60.
Ed è sostanzialmente Rashomon… la stessa storia vista da prospettive diverse, narrata quattro volte.
Un bel leggere anche qui, ma ancora strettamente vincolato alla natura lineare del supporto.

E allora cambiamolo, questo supporto.
Ho già raccontato come nel ’93 assistetti ad una dotta lezione di un guru sudamericano che ci spiegò con accento da insegnante di rumba come il libro fosse morto (ah! molti degli attuali profeti dell’ebook portavano i calzoni corti, nel ’93!), ed il futuro fosse l’ipertesto, programmato in Clipper.
Alzi la mano che si ricorda il Clipper.

Ma allora non diciamo Clipper.
Diciamo HTML.

E veniamo così al mio libro sferico.

Consideriamo una saga familiare – non dei Forsyte, ma della famiglia Smith.
Tre generazioni di Smith, con eventi che si estendono dal 1946 al 1978.
Diciamo che gli Smith, all’inizio dell’azione, sono tre fratelli (Tom, Dick e Harry) con le rispettive aspettative, desideri, carriere.
Il primo volume della mia trilogia segue gli eventi nella vita dei tre.
Usando un ipertesto, posso ovviamente permettere al mio lettore di seguire uno solo dei tre fratelli.
Partendo da un avvio (che potrei lasciare libero – offrendo al lettore un certo numero di ingressi nella storia) le vicende di Tom, Dick e Harry si svolgono lungo una certa rotta (chiamiamola così), una certa sequenza di capitoli.
Ciascun capitolo ha diverse entrate e diverse uscite, per cui la sequenza non è più definita ed arbitraria, ma aperta alle scelte del lettore.
Qua e là i percorsi personali si intersecheranno.
Ed essendo io un narratore vulcanico (…), posso metterci divagazioni varie, il punto di vista del domestico di Tom, della moglie di Dick e del migliore amico di Harry.
Sequenze diverse di capitoli, e visioni alternative degli stessi eventi o di eventi contigui (Tom ha combattuto in NOrdafrica durante la Seconda Guerra Mondiale, mentre Harry era troppo giovane, e Dick ha servito sul fronte interno).
Qua e là, tuttavia, nella storia, ci sono come dei condotti che permettono di salire di un livello, raggiungendo la superficie della seconda sfera – che racchiude la prima, e sulla quale si estendono, si intrecciano e si sviluppano le vicende dei figli e delle figlie di Tom, Dick e Harry, oltre agli eventi di amici, colleghi e conoscenti di costoro.
Il mio percorso come lettore può quindi partire dalla sfera interna (i Vecchi Smith), seguire uno o due percorsi, poi salire per vedere gli effetti di quelle scelte dei padri sulle vicende dei figli sulla seconda sfera (i Giovani Smith) e poi , magari, tornare indietro per svelare un altro segmento di vicende passate.
Oppure salire ancora di livello, alla terza sfera – quella della terza generazione, i Figli.
Ed anche qui, la possibilità è di seguire sviluppi e intersezioni, salire o scendere di livello.

E naturalmente nessuno ci obbliga a limitarci a tre gusci.
O a non ipotizzare l’intersezione di più sfere – degli autentici cross-over.

È questo, che ho sognato… un romanzo che è un certo numero di sfere concentriche, e che mi permette di muovermi in due direzioni attraverso il tempo – seguendo il succedersi degli eventi nella vita di un individuo, o saltando per epoche storiche, per eventi mondiali, per generazioni.

Sarebbe un lavoraccio, scrivere una cosa del genere.
Ma immaginate le potenzialità.

Penso ad esempio alla vecchia descrizione delle storie lovecraftiane classiche come storie “a strati” – si parte dal povero Arthur Jermyn e dai suoi inf ondo banali problemi esistenziali, epoi si comincia a scendre in profondità, ad esplorare il passato della sua famiglia, giù giù, fino a scoprire che… aha! leggetevelo.

Però si potrebbe scrivere in questo modo un buon horror, io credo.

Senza contare, naturalmente, le potenzialità per la didattica…

E allora sì che sarebbe sfruttata appieno la potenza dell’ebook (perché potremmo anche metterci una copertina animata, e fornire degli hyperlink a contenuti extra in rete, e una colonna sonora…)