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ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Quarantamila parole

Non conosco personalmente Simone Brunozzi – nel senso che (almeno che io sappia) i nostri corpi non hanno mai occupato spazi fisici contigui.
Lo conosco come guru di Ubuntu, frequento saltuariamente il suo blog, ed in passato ci siamo scambiati un paio di mail in prospettva di un lavoro che non si è concretizzato – capita, è la dura vita del freelancer.

Mi ha quindi sorpreso non poco l’essere invitato da Simone a visitare una pagina recente del suo blog…

Per una volta, nella vita, puoi fare una delle seguenti cose:
– NON fumare 4 pacchetti di sigarette;
– NON andare al ristorante o pizzeria per una volta soltanto;
– NON comprare una t-shirt, o un paio di pantaloni economici;
– NON andare al cinema per una volta soltanto;
– Decidere di sputtanare venti euro.

Ah, Simone, caschi male….
Io non fumo.
Poiché cucino dannatamente bene raramente mi affido a terzi per la gozzoviglia.
Poiché sono un ciccione orribile raramente trovo abiti a basso costo della mia misura.
E vado raramente al cinema.
Venti euro?
Parliamone.

Il fatto è – per farla breve – che Simone Brunozzi, rispettato guru dell’informatica nazionale, ha scritto un romanzo di fantascienza, intitolato Nonovvio.
Essendo un guru dell’informatica, Brunozzi ha barato – vi direbbe un individuo meno che illuminato – ed anziché stampare il proprio testo, imbustarlo e spedirlo ad un editore a languire in una pila di altri sessantamila manoscritti di belle speranze, lui il libro lo ha passato a Lulu.com, e se lo è autoprodotto.
Ora lo potete scaricare gratis da qui.
Se poi vi piace, l’autore vi chiede di acquistarne una copia in cartaceo.
Abbastanza corretto, direi.
Accetto lo stesso tipo di discorso da grossi calibri del fantastico come Cory Doctorow e Charles Stross, perché non da Simone Brunozzi?

Anche perché il romanzo di Brunozzi, scaricato e letto in nottata, è un buon romanzo.
Non è Doctorow, non è Stross, ma è una lettura che non ci fa rimpiangere il tempo che le abbiamo dedicato.
Non poco, per un romanzo di fantascienza italiano auto-pubblicato.

OK, è un romanzo breve – a quarantamila parole, di questi tempi, quella è la classificazione.
E, ammettiamolo, ci sono un paio di refusi (delle “i” che diventano “o”, ad esempio), ma se accetto certe cose da Mondadori – e le accetto – allora posso anche accettarle da Lulu.com.
Non so per certo, infine, se si tratti dell’opera prima di Brunozzi in campo narrativo – ma alcune ingenuità mi portano a sospettarlo fortemente, e sono disposto ad accettarle.

A tratti, ad esempio, l’autore si macchia di info-dumping, scaricandoci in grembo un paio di pagine di informazioni grezze anziché farcele vivere; questo è considerato un peccato mortale da molti, ma vista la densità di informazioni contenute in 160 pagine, era probabilmente inevitabile.

La caratterizzazione è buona – più forte forse sui personaggi secondari che non sul protagonista, un altro fattore che mi porta a sospettare di avere fra le mani un’opera prima.
Ma è OK, come si diceva
Fa parte del gioco.

Per il resto, la trama è meno che ovvia (il che è bene, visto il titolo), e servita bene dal linguaggio dell’autore, che ha la cortesia di non abbandonarsi a strani arzigogoli artistoidi, ma mantiene uno stile piano, diretto, che sarebbe piaciuto agli autori della vecchia scuola.
Questa è fantascienza piuttosto hard, con una punta di fantascienza sociologica, e si regge molto sulle idee che ne costituiscono l’ossatura, e che sono in generale piuttosto interessanti.
Chi abbia letto ed amato I Linguaggi di Pao di Jack Vance o Babel-17 di Samuel Delany scoprirà di essere in un territorio conosciuto, ma di esservi entrato per una porta diversa.
Nel mettere insieme il suo romanzo utopico, Brunozzi dimostra di conoscere bene la scienza di cui parla (e questo probabilmente non sorprende) e ne estrapola delle ricadute sociali credibili; l’azione scorre senza particolari scossoni e Brunozzi mantiene desto l’interesse del lettore senza troppa fatica.
Un buon lavoro.

Se – come credo – siamo davanti ad un’opera prima, certo Nonovvio promette bene per il futuro di narratore di Simone Brunozzi.
Oh, un editore tradizionale gli avrebbe chiesto almeno cento pagine in più.
E più scene di sesso.
Ma Nonovvio è bilanciato così com’è.
Non vincerà certamente il Premio Italia.
O il Premio Urania.
Ma forse non ne ha bisogno.

Resta la domanda finale.
Vale venti euro in cartaceo?
Questa è una decisione che dovranno prendere i singoli lettori.
Io intanto lo scaricherei e gli darei un’occhiata – è un libro che contiene delle idee interessanti, che vale la pena vengano fatte circolare.
Per quel che mi riguarda, col prossimo ordine a Lulu.com, a settembre, ne metterò in coda una copia.
Era parte dell’accordo, no?
Se vi piace, compratelo.