strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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John delle Tempeste

NWPageAbbiamo parlato in passato di Norvell W. Page – l’uomo che con lo pseudonimo di Grant Stockbridge scrisse la gran parte dei romanzi dedicati a The Spider, e uno dei grandi autori a cottimo dell’era dei pulp.
Uno di quelli che scrivevano attorno al milione di parole l’anno.
Di Norvell Page è comparsa su questo blog la traduzione di un lungo articolo nel quale l’autore descriveva il suo processo creativo, in termini molto chiari e diretti, con estrema onestà.
E se il nome di Page è legato principalmente a The Spider, la produzione dell’autore americano fu vasta e variata – spaziando dall’hero-pulp al weird menace, al poliziesco più o meno tradizionale.
Fece anche un’incursione nel fantasy.
Che è poi ciò di cui vorrei parlare oggi. Continua a leggere


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Lo Scaffale dei Pulp

Sam-casablanca-1345034-360-253Si era detto pulp, e neanche a farlo apposta, attraverso Facebook mi arriva una richiesta pulp per il Piano Bar del Fantastico.
prima performance dell’anno.
Il locale è buio e fumoso, il piano verticale mostra inquietanti fori da proiettile, ma noi il pezzo lo facciamo lo stesso.
Poi canteremo in coro la Marsigliese.

La richiesta fa più o meno così…

Mi piacerebbe leggere un’avventura sul classico, tipo avventuriero in giro per il globo et silmilia. […] Una cosa anni ’30 con locali ai confini del mondo, sigarette arrotolate a mano, donne chiamate pupe.

Il genere pulp-avventuroso, in Italia, è poco frequentato.
Un editore, da qualche parte in passato, provò a pubblicare Doc Savage, ma ottenne risultati mediocri di vendite e di critica.
Il genere è più praticato al cinema (Indiana Jones, La Mummia) che non nella narrativa.
A complicare le cose ci si è pure messo Tarantino, che intitolando Pulp Fiction un film che si sarebbe potuto tradutrre con Narrativa d’Appendice, ha autorizzato qualsiasi idiota a definire pulp una storia a base di sesso, droga e violenza.

adventurehouse-spicyadventurestories-November1942In realtà, la cosa è più complicata – possiamo immaginare una ideale suddivisione in quattro periodi della storia del pulp.

  1. il proto-pulp – su riviste come i penny dreadfuls inglesi e le dime novel americane, dagli anni 90 del 19° secolo alla prima guerra mondiale. Un catalogo che spazia da Conan Doyle a Kipling, passando per decine di autori sconosciuti.
  2. il pulp propriamente detto – quello delle riviste pulp pubblicate fra le due guerre… da Black Mask a Weird Tales passando per Astounding
  3. il pulp del dopoguerra – equamente suddiviso fra i paperback della Gold Medal e le riviste tipo Men’s Adventures
  4. il New Pulp – pubblicato ora, spesso in formato elettronico

Qui ci occuperemo essenzialmente di pulp propriamente detto – quello dei racconti e dei romanzi brevi pubblicati sulle riviste.
Perciò, fermiamoci un attimo, e cerchiamo di mettere giù una delle nostre solite reading list.
Ci toccherà leggere in inglese – fatevene una ragione. Continua a leggere


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Sei Giorni per Salvare il Mondo – il manuale

Ciò che potete scaricare da qui è un agile volumetto estremamente stringato, intitolato Sei Giorni per Salvare il Mondo.

Si tratta di una sorta di manuale di scrittura pulp, e contiene tre articoli e due notarelle.

Gli articoli sono

. “Come Scrivo”, di Norvell Page, che avete già visto in tre puntate su questo blog.

. “La Formula Definitiva”, ovvero il famoso Lester Dent Master Plot, o come scrivere un racconto di 6000 parole secondo la formula del più famoso autore di pulp di tutti i tempi.

. “Sei Giorni per Salvare il Mondo”, un estratto della lunga intervista di Colin Greenland a Michael Moorcock che venne pubblicata come Death is No Obstacle; in queste pagine Moorcock spiega come scrisse Stormbringer in tre giorni.

Al mix si aggiungono una pagina di M. John Harrison sull’ispirazione, e la famigerata nota su correzioni e revisioni di Ian Fleming.

Trenta pagine ed una brutta copertina, che per la loro natura di cotto-e-mangiato, sono presentate qui come .pdf
Non me ne vogliano gli estimatori dell’epub.

Lo scarico è naturalmente gratuito.


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Come Scrivo (Norvell Page, 1935 – 3)

“Dance of the Skeletons” si apre al quartier generale della polizia, dove il nostro eroe e il suo mentore, un duro detective di New York, leggono un biglietto che li invita alla danza degli scheletri. È una notte di nebbia, eccetera. Atmosfera. Eroe e mentore vanno sul posto dove lo scheletro dovrebbe danzare. Un’aggressione in un vicolo buio, una fuggevole immagine di uomini bruni seminudi (ci ho messo anche gli indios dell’Amazzonia) e infine, nel buio, il nostro eroe tocca le ossa di uno scheletro, appeso al muro di mattoni presso il quale si trovano i due uomni. Lo illumina con la sua torcia e uno sbuffo di vento gelido li investe; lo scheletro danza!

Tornati al quartier generale, un detective dice di avere un indizio, ma si rifiuta di dire cosa sia. Esce per seguire la pista- ed un’ora dopo il suo scheletro viene gettato davanti al quartier generale della polizia! E così via. Un altro scheletro viene scaricato sulla pista da ballo di un night club. La soluzione – beh, è facile nel momento in cui le cose si mettono in moto. Il modo più semplice per portare i pesci a nord dall’Amazzonia sarebbe una piscina, naturalmente su uno yacht privato. Il cattivo tortura il nostro eroe immergendolo lentamente nella vasca dei pesci cannibali (Vedi copertina). Un pesce gli si mangia un alluce, ma è tutto lì, ed alla fine, il cattivo stesso casca nella sua stessa piscina degli orrori. Il nostro eroe identifica gli altri colpevoli, e spiega come l’ha capito, e poi l’eroe e la ragazza si baciano. Sipario.

Questa è l’outline della storia, e poi comincia il lavoro duro, scriverla. Trentacinquemila parole in una settimana – con il tempo sottratto dall’outlining, dalla revisione e dalla battitura definitiva – e poi la storia è pronta ad andare sulla scrivania dell’editor. Continua a leggere


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Come Scrivo (Norvell Page, 1935 – 2)

Quella notte, avendo finito di leggere la rivista, frugai nella mia cartellina. Stavo cercando dei ritagli che potessero suggerire un orrore, che mi dessero una minaccia che raggelasse il sangue del lettore. Trovai ben presto ciò che cercavo, una nota dattiloscritta fatta dopo essere tornato da vedere un film. Il film riguardava un tale che aveva risalito il Rio delle Amazzoni per questo o quel motivo. La mia nota diceva che l’esploratore immergeva la carcassa da venti chili di un maiale nelle acque del fiume, e dopo quaranta secondi, la estraeva ripulita sotto forma di scheletro candido.

La risposta alla scarnificazione dello scheletro era una specie di pesce nota come carib. Il tipo specifico trovato nella parte alta del bacino delle Amazzoni è chiamata piranha, e sono pesci cannibali. Grandi solo quanto una mano, hanno bocche notevolmente grandi, zeppe sopra e sotto con una fila di denti come rasoi.

Questo era ciò che avevo annotato tornando dal cinema. Era un’idea, niente di più. Ora, vediamo come manovrai per inserirla in una storia. I miei pensieri seguirono più o meno questa linea: devo avere un sottofondo di terrore e di mistero. Ovviamente, questi pesci carib, operando nel fiume delle amazzoni, avrebbero comportato poco terrore. Inoltre, la soluzione sarebbe stata troppo ovvia, e quindi niente mistero. Allora i necessari omicidi per mezzo dei carib devono avvenire altrove, preferibilmente in un ambiente urbano. E così abbiamo un luogo dell’azione. Continua a leggere


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Come scrivo (Norvell Page, 1935 – 1)

Come promesso (minacciato?) ecco il pezzo scritto nel ’35 da Norvell Page, alias Grant Stockbridge, per illustrare ai lettori quali fossero i suoi metodi di lavoro.
Questa è la prima parte.
La seconda e la terza verranno postate nei prossimi giorni.

*     *     *     *     *

Come Scrivo 

La gente che parla di “arte per amore dell’arte” mi infastidisce.
Una volta lo facevo anch’io, poi ho imparato. Ora scrivo per due ragioni principali: perché mi piace, e perché mi guadagno da vivere meglio scrivendo narrativa per gli editor delle riviste rispetto a quando lo facevo per gli editor dei quotidiani.

Comincio così per evitare incomprensioni. Questo è un articolo su come un autore-a-pagamento produce manoscritti che vendono.

Produco da 100,000 a 120,000 parole al mese per le riviste “pulp” (chiamate così perchè sono stampate su carta pulp, carta fatta con pasta di legno). Queste parole – l’autore pulp parla sempre di parole, perché viene pagato sulla base del numero di parole – vengono scritte al meglio delle mie capacità di scriverle. Provo sempre ad aumentare la qualità, la forza e la sottigliezza nell’interpretare i personaggi delle mie storie. Impiego a riscrivere il doppio del tempo che impiego a scrivere.

Per me, queste cose e l’orgoglio per il mio lavoro sono tutta l’arte che mi serve…

Ma andiamo avanti con l’articolo.

Quando l’editor mi ha chiesto tre o quattromila parole su “Come scrivo”, ho sorriso. “Io non lo so come scrivo,” gli ho detto, “sono stato troppo impegnato a scrivere per poter analizzare i miei metodi.”

L’editor mi ha spinto fino al mio archivio, ha dato un’occhiata alle storie che ho scritto, e ne ha scelta una.

“Dimmi come hai scritto questa,” ha detto.

Ho dato un’occhiata alla copia carbone della storia – archivio una copia carbone di ogni storia finché non posso ritagliare la storia stampata dalle pagine della rivista, poi le confronto per vedere come l’editor abbia editato il mio lavoro. Beh, qui c’era la copia carbone, e io spostai lo sguardo da quella alla parete del mio ufficio, dove erano appese le copertine delle riviste che illustrano le storie che ho scritto. Era là, l’illustrazione che faceva il paio con questa storia.

Mostra un uomo appeso ad una corda su una pozza in cui galleggia uno scheletro. A sinistra, un uomo incappucciato vestito di nero trattiene una ragazza dai capelli rossi vestita solo da un corto abitino di seta gialla. L’incappucciato sta cercando di obbligare la rossa a tagliare la fune per far cascare l’uomo nella pozza insanguinata. Capite subito che se dovesse succedere, sarebbe fatale.

Rivolsi un sogghigno all’editor. “Okay, se è quello che vuoi, lo avrai.”

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Un milione di parole all’anno (come minimo)

Un individuo tutt’altro che eccentrico

Nei prossimi giorni… credo a partire da lunedì… posterò in due o tre blocchi la traduzione (mia) di un breve articolo pubblicato nel 1935 da Norvell Page, ed intitolato “Come Scrivo”.
Così, perché l’ho letto e mi è piaciuto ed ho voglia di farlo leggere al maggior numero di persone possibile.

Prima di scaricarvi addosso l’articolo di Page, però, credo sia meglio spiegarvi di chi si tratta.
Tanto per stimolare l’interesse…

La crisi del ’29, in America, colò a picco una quantità di attività industriali, fortune familiari e carriere promettenti.
Nato nel 1906 da una buonissima famiglia (un nonno vicegovernatore, il padre un pezzo grosso della Wurlitzer, quella degli organi e dei juke box), Norvell W. Page (la W sta per Woden, come la divinità scandinava), nel ’29 faceva il cronista di nera per alcuni quotidiani di New York.
Il crash di Wall Street ridusse la sua famiglia sul lastrico, ed obbligò i giornali a ridurre il personale – cominciando coi giovani reporter.
Trovandosi a dover tirare a campare, Page cominciò a scrivere narrativa per le riviste – uno dei pochi settori che non aveva risentito della crisi.

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The Spider – finalmente!

In fondo sono una persona semplice.
Mi basta poco per essere felice…


The Spider è un vendicatore mascherato nato, cresciuto e scomparso con i pulp negli anni ’40.
A metà strada fra The Shadow (che per radio aveva la voce di Orson Welles) e The Phantom (alias L’Uomo Mascherato qui da noi), The Spider è un vigilante ai limiti della legalità, che utilizza metodi tanto sbrigativi quanto brutali per tenere a bada la criminalità newyorkese.
E non gli si può certo muovere alcuna critica – quando i tuoi avversari sono il genere di personaggi che crocifiggono gli inquilini per sfrattarli (hmmm… parenti del mio ex padrone di casa?) o che rapiscono la tua fidanzata per imbottirla di droga e poi spedirla in un bordello di Shanghai solo per il gusto di farti dispetto, una certa brutalità ed una certa sbrigatività diventano completamente giustificabili.
Per dare un’idea del tipo, quando in Death and the Spider il Dalai Lama in persona (!) si reca a New York per annunciare la morte imminente del nostro eroe, questi accetta il fatto con un certo aplomb;  centoventi pagine dopo, pugnalato più volte al cuore dal malvagio di turno, il nostro si fa forza, si alza, e strangola il losco figuro. Il cuore, ci rivelerà l’autore nelle pagine successive, è un muscolo la cui importanza è stata a lungo sopravvalutata.

Altamente improbabile, teatrale, violento e grandguignolesco, con un piede nella fantascienza ed uno nell’orrore, animato da una filosofia spicciola che ne fece il primo e probabilmente l’unico vigilante mascherato di sinistra, The Spider deliziò i lettori dei pulp con i propri exploit, per un totale di 118 romanzi, pubblicati mensilmente, per dieci anni. Responsabile della produzione, il famoso pulp-meister Norvell Page, nascosto dietro lo pseudonimo di Grant Stockbridge.
Alcuni dei titoli della serie vennero ristampati, a più riprese, fra gli anni ’70 e gli anni ’90, senza troppa fortuna, ed attualmente la Baen sembrerebbe intenzionata a riprovarci, senza tuttavia seguire un ordine cronologico o di altro tipo.
L’estate scorsa, infine, la small press Age of Aces, specializzata in pulp a tema aviatorio, ha dimostrato una notevole dose di buon senso ristampando in volume unico tre romanzi del ciclo che rimangono memorabili per tema e per esecuzione.
The City That Paid to Die
( Settembre 1938), The Spider At Bay (Ottobre 1938) e Scourge of the Black Legions (Novembre 1938), descrivono l’ascesa di un partito totalitario e nazistoide a New York, ed il successivo regno del terrore che inizia a spandere i propri tentacoli sugli Stati Uniti.
Mentre una disordinata resistenza si organizza per combattere il Partito della Giustizia (vi ricorda qualcosa?), un solo uomo si ergerà come ago della bilancia in questa incresciosa faccenda.
Qualcuno vuole scommettere su come andrà a finire?

Vale il solito caveat – questa non è grande letteratura.
Né viene servita come tale.
Ma è certamente un pezzo di storia del genere – ed un pezzo non da poco, considerando il tema e le date coinvolte. Un romanzo di fantascienza sull’ascesa di un nazismo americano all’alba del secondo conflitto mondiale non è cosa da poco.
Il volume Age of Aces è molto bello, riccamente illustrato e piacevole da maneggiare, anche se la copertina potrebbe sapere un po’ troppo di V per Vendetta per alcuni.
Ma The Spider – molto più psicotico, violento e intransigente del V di Moore – ha il vantaggio dell’età.

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