strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Asteria, il Re Sole e gli altri

asteria baseAsteria alla Corte del Re Sole è finito.
Ci sono ancora un paio di punti che vorrei rivedere, e magari una scena che voglio aggiungere, ma ci lavorerò nel pomeriggio, e poi è fatta.

Ciò che mi domando, adesso, è se valga la pena far uscire le tre storie di Asteria in un volume unico per il mercato inglese, o se farle uscire come episodi separati, uno alla settimana, durante Agosto.

La matematica di amazon, come sempre, è inflessibile1. Continua a leggere


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E se facessi un podcast? II – la risposta del pubblico

shutterstock_143173771-252x300Questa faccenda della democrazia diretta è una cosa meravigliosa.
Una settimana fa ho chiesto a tutti voi là fuori cosa ve ne sarebbe parso, come idea, se io avessi messo in piedi un podcast.
Domanda molto generica, a partire da alcuni suggerimenti nei commenti.
Niente sulla durata, sulla cadenza, sui temi del podcast.
Solo Podcast Sì/Podcast No.

E le risposte sono arrivate, e sono abbastanza chiare.

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E naturalmente il mio pensiero va a quel singolo che ha votato No. Continua a leggere


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Nostra Signora degli Sciroccati

Tre anni or sono, quasi esattamente, partecipavo al concorso per una borsa di studio di Dottorato all’Università di Urbino, presentando un progetto sulla generazione di elettricita da fonti rinnovabili, e per la precisione attraverso impianti micro-idroelettrici.
Considerando la laurea ed il master in micropaleontologia, e gli anni passati a fare ricerca e didattica sull’analisi di dati ambientali, si trattava di qualcosa di radicalmente diverso da tutto ciò che avevo fatto fino a quel momento.
Si trattava inoltre di una scelta di lavoro in campo applicativo – tradizionalmente considerato preculso a chi si occupa di stratigrafia*.
La scelta aveva alle spalle tre buoni motivi, per quel che mi riguarda:
. mi permetteva di lavorare in un ambiente che conoscevo e apprezzavo, con persone maledettamente in gamba
. mi permetteva di costruirmi una competenza di prima qualità in un ambito molto lontano dal mio, ampliando il mio curriculum in direzioni nuove e inaspettate (tra queste, l’ingegneria dei generatori elettrici, e l’aspetto legale della generazione energetica autonoma)
. c’era una borsa di studio (fatemi causa)

C’era anche, e non lo avevo considerato, un quarto elemento positivo in quella scelta, che è poi ciò di cui voglio parlare in questo post: la scelta di lavorare sulle energie rinnovabili a piccola scala mi forniva la possibilità di venire a contatto con gli sciroccati.

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Da qui a dieci anni… (una Top Five)

Da qui a dieci anni…

L’idea me l’ha data ieri la Clarina, che sta nel braccio femminile del Blocco C della blogsfera.
Si parlava di futuro, di immaginarci in futuro, di pensare a noi stessi fra dieci anni.
E la tentazione è troppo forte.
No, ok, lo so, post di questo genere sono destinati a infestare il nostro futuro, quando nel 2022 qualche furbastro verrà a sbatterceli in faccia.
Lo diceva il poeta…

All my lazy teenage boasts
are now high precision ghosts
and they’re coming down the track
to haunt me.

Ma non è poi così male.
Ci possiamo lasciare aperte delle opzioni.
Il futuro è poi quello, no?
Opzioni, opportunità.

E mi ricordo di quella bella trilogia di Kim Stanley Robinson, della quale in Italia pubblicarono solo due volumi (…), in cui si descrivevano tre futuri possibili di tre Californie alternative… stessi personaggi, diversi eventi, diversi risultati.

Da qui a dieci anni…

Facciamoci una top five!

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La tristezza dello stinco di porco

Interessante discussone, due sere or sono in una pausa di gioco, sul fatto che poi, a ben guardare, il lavoro necessario per la preparazione di un paio di uova strapazzate o di uno stinco di maiale al forno, è lo stesso.
Circa venti minuti di preparazione.
Con la differenza, naturalmente, che dopo i venti minuti le uova sono pronte da portare in tavola, lo stinco è pronto per essere piazzato in forno per una quarantina di minuti.
E visto che le nebbie si addensano e la temperatura si è abbassata, le uova le lasciamo per la prossima volta, ed ora ci occupiamo dello stinco di porco.

Che esiste, come certamente saprete, in due incarnazioni
. crudo, presso la bottega del nostro macellaio di fiducia
. precotto e tristissimo, in una busta laminata, al supermercato

E poiché non è sempre caviale, noi ci occuperemo del precotto. Continua a leggere


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Perché lo facciamo

… e poi arriva l’Iguana.
Il silenzio di IguanaJo sulla mia lunga sequenza di post a tema narrativo cominciava a preoccuparmi.
Stai a vedere che ho toppato di brutto, pensavo.

E invece, come nei film di kung fu, l’avversario tosto arriva per ultimo…

Detto questo mi pare che manchi solo un tassello per completare il quadro.
[…]
Voglio dire, perché un autore preferisce il racconto storico a quello fantasy? O la fantascienza al realismo? O lo spionaggio al romanzo di denuncia?
Ovvero, perché si scrive quello che si scrive? Soprattutto quando lo si scrive per farlo leggere, intendo.
OK, ci sono i soldi e la gloria, ma credo che da soli non bastino a giustificare le ore spese al computer a scrivere, o in biblioteca a fare ricerca.

Io credo che anche il più mercenario degli autori in fondo scriva per cambiare il mondo, ma oh… si accettano anche proposte alternative.

E questo significa almeno altri due post.
Bello liscio.
(e ovviamente intendevo avversario in maniera assolutamente non-aggressiva – solo che “interlocutore” e “kung fu” non stanno così bene insieme)

Da dove cominciamo?

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I sogni che ci restano

Quanto segue prende le mosse da un commento di re Ratto al mio post su Tron, ma poi prende una piega diversa, perché mentre lo stavo scrivendo un paio di altre cose sono emerse e… beh, sapete come capitano certe cose…
Vediamo cosa ne viene fuori.
Potrebbe addirittura essere una prima parte di qualcosa di più grosso.

Il commento di Re Ratto faceva più o meno così…

Ricordo quando, guardando i quei meravigliosi gioiellini di fantascienza anni 80, rimanevo inebetito di fronte alle guerre termonucleari globali del dottor Falken, a Last Starfighter, un videogioco (diosanto quanto avrei voluto averlo quel videogioco) che sconfinava in una battaglia interstellare. E ai frisbee a neon concentrici.
Si guardava con occhi sbalorditi a ciò che non c’era, e si sognava.
Se oggi si guarda solo al passato, perché tutto ciò che vediamo su schermo c’è già o quasi, e lo accettiamo passivamente con un mezzo sbadiglio compiaciuto, allora qual è la strada da intraprendere?
Si può andare oltre, immaginare nuovi mondi, sognare nuovi nonsoneanchecosa?
[…]
No, davvero, se in passato sognavamo la Rete e la Frontiera Digitale, oggi cosa possiamo sognare?

Ma è davvero così brutta la prospettiva?
Ci siamo davvero giocati gli ultimi sogni possibili?

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