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ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Outliers

Ho letto il libro di Malcolm Gladwell, Fuoriclasse – edizione Mondadori dell’originale Outliers – in due pomeriggi.https://i0.wp.com/www.deastore.com/covers/978/880/459/batch3/9788804593782.jpg
È un buon libro, divertente e ben scritto, e lo si legge volentieri.
L’ho preso per interesse professionale – quello di outlier è un concetto essenziale per la statistica – ed ho scoperto invece che i motivi di interesseprofessionale erano altri.
Gladwell, che di professione fa il giornalista scientifico, delinea infatti una serie di approcci empirici a quella che potremmo chiamare l’ecologia del successo.

Esiste il genio?
Esiste il talento innato?
Quanto contano le doti innate dell’individuo nella sua personale storia di successo?
Si tratta di casi unici?
C’è qualcosa nei geni di Bill Gates che lo ha reso un imprenditore di succeso?
E se si tratta di qualcosa di genetico, come spiegare i Beatles, che erano in quattro, e non certo parenti?

La conclusione alla quale giunge Gladwell, supportata da fior di prove, è che iltalento è una gran cosa, ma contano di più le condizioni di contorno – l’ambiente di vita, il livello culturale dei genitori, la cultura di appartenenza.
Ci piace pensare alle grandi storie di successo come a dei fenomeni unici ed irripetibili, eventi che dimostrano l’incomprensibile, ineguagliabile superiorità di taluni.
Ma l’appartenere ad una società di mangiatori di riso, piuttosto che ad una di mangiatori di grano, sembra essere più importato del bacio della Fortuna o della benedizione della Fata Madrina.
La data di nascita conta più dei geni – e non è una questione di oroscopo.

In un colpo di coda imprevedibile, Gladwell si lascia poi alle spalle le storie di uomini famosi e di imprese improbabili, di partite ad hockey e disastri aerei, per spostare la propria attenzione sulla logica conseguenza delle proprie osservazioni.
Se l’ambiente è tanto importante per il successo, se davvero la differenza fra “ragazzi prodigio” e “falliti” è il modo in cui – per motivi essenzialmente di censo – trascorrono le vacanze negli anni delle scuole elementari, allora cosa stiamo facendo per dare a tutti i ragazzi le migliori opportunità possibili, senza fare discriminazioni?

Le ultime 100 pagine del libro andrebbero inculcate a scudisciate alla nostra classe politica, e andrebbero lette e metabolizzate dai nostri insegnanti ed amministratori scolastici.
Che tuttavia continuano a pensare, probabilmente, che Fuoriclasse sia un gioco a premi televisivo…

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