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ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Paraletteratura

Oggi segnalo un buon libro che credo interesserà parecchi dei frequentatori abituali di queste pagine.
Si tratta di un libro italiano, scritto da un italiano, e che parla dell’Italia – un bel saggio sulla letteratura.
O se preferite, sulla “paraletteratura”.
Il volume non è recentissimo – è uscito nel 2011 – e si intitola Generi della Letteratura Popolare.
L’autore è Valentino Cecchetti, l’editore è Tunué.
È un bel brossurato massiccio, di oltre 400 pagine.
Si vende in cartaceo per poco meno di venti euro.
Considerando che si tratta di un serio saggio di taglio accademico, li vale tutti.

Ma di cosa diavolo parla, il libro di Cecchetti?
Il sottotitolo è rivelatore – Feuilleton, fascicoli e fotoromanzi in Italia dal 1870 a oggi.

generiDentro c’è tutto – o quasi.
C’è Salgari.
C’è Carolina Invernizio.
C’è Nick Carter.
C’è un sacco di Nick Carter… ma quanti ne hanno scritti?
C’è l’ascesa della letteratura popolare nel nostro paese dall’Unificazione in poi, e forse, scavando in queste pagine scritte fitte, potremmo anche rintracciare le ragioni della crisi della lettura come intrattenimento nel nostro paese, le politiche editoriali che amiamo odiare, la letteratura come industria.

Ammetto di non amare la definizione di “paraletteratura” appiccicata al genere.
Sembra sottintendere che ciò che piace al pubblico sia qualcosa di diverso, di solo vagamente connesso alla letteratura.
Sembra sottintendere che ciò che scrivo, e ciò che leggo, è “para-” rispetto a ciò che ha scritto qualcuno che ha un pedigree migliore del mio.
Sulla base della decisione di coloro che assegnano i pedigree.
Mi fa venire in mente una definizione colta giorni addietro, su un blog contiguo, da un commentatore che parlava di testi scientifici scritti “per il volgo”.

Ma Cecchetti non è assume toni di superiorità, non è sprezzante verso il genere.
Lo analizza, nella sua evoluzione storica, tracciando le bibliografie di autori e personaggi che furono colossali, e spesso oggi sono dimenticati.
Si concentra sul poliziesco, sul rosa, sull’avventura esotica salgariana.

È una lettura interessante, e a tratti un po’ triste.
C’è anche una bella prefazione, di Franco Pezzini.
Ma lo sapete che Franco Pezzini è amico mio, e quindi eviterò di parlarne benissimo.

La lettura è consigliata.
Potrà strappare qualche risata qua e là, a certe vicende, a certi aneddoti, e a volte un moto di stizza.
Ci introdurrà ad un linguaggio critico utile per descrivere il nostro mondo.
Potrà sorprenderci, e forse infastidirci.
Ma, nel bene e nel male, questo è il passato dal quale proveniamo.

Ah, già… un difetto?
Ci vorrebbe un indice analitico.