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L’ultimo dei mostri

Mentre l’Uomo Lupo imperversa sugli schermi – senza riuscire a convincere gli esperti, a quanto pare – scopro con un certo fastidio che anche l’ultimo dei grandi mostri della Universal si prepara a tornare sugli schermi.
Un remake de Il Mostro della Laguna Nera è al momento in lavorazione, e se ne prevede l’uscita per il 2011.

Certo, c’è un certo senso distorto, una specie di ironia storica, nel fatto che la Creatura, che esordì nel 1954 in 3D, torni ora sui nostri schermi proprio mentre il 3D viene presentato come la nuova frontiera dell’intrattenimento cinematografico.

Dei cinque “grandi mostri” della Universal – Dracula, la Creatura di Frankenstein, l’Uomo Lupo, La Mummia e, appunto, il MOstro della Laguna Nera – l’uomo pesce scoperto da un gruppo di geologi ed avventurieri da qualche parte nel bacino amazzonico è quello che mi è sempre stato più simpatico.
I cinque rappresentano cinque paure diverse
. della sessualità incontrollata, il vampiro
. della scienza fuori controllo, il mostro di Frankenstein
. della nostra componente animale, il licantropo
. del passato, la mummia
. della potenza inesorabile dell’evoluzione, il Gill-Man della Laguna Nera

Piaceva anche a Marilyn Monroe, il Mostro della Laguna Nera (si veda Quando la Moglie è in Vacanza)…
E poi, insomma, non sono molti i film nei quali i geologi o i paleontologi sono protagonisti.
Il film è a tal punto famoso nel giro, che dalla creaturta ha preso il nome un tetrapode, alcuni anni or sono.

Un po’ per scongiurare il terrore suscitato dal remake annunciato, un po’ per rinnovare la mia frequentazione di Paul Di Filippo, autore poco noto in Italia che mi ha sempre riservato un certo divertimento, ho messo le mani su Creature of the Black Lagoon – Time’ Black Lagoon.
Il romanzo è un polposo sequel – o se volete un reboot, come lo chiamerebbero oggi – della leggenda del Mostro.
Lontano dallo stile umoristico delle sue storie brevi, Di Filippo costruisce una storia di manipolazione genetica e viaggi nel tempo che – nelle mani di un autore meno dotato – farebbe venire il mal di testa a chiunque.
Nel riscrivere la storia del mostro, e nel darle un seguito, Di Filippo riesce a riportare la creatura nell’ortodossia scientifica – non si deve infati dimenticare che la pellicola del ’54, per tutte le sue ingenuità ed i toni melodrammatici, rimane (per gli standard del tempo) nel campo della hard science fiction.
Di Filippo non esita a sfruttare gli studi del genoma, la crisi ecologica e la teoria delle brane per rimettere le cosea posto.
Il Mostro della Laguna Nera ne esce rinfrancato, e la vecchia storia dell’Anello Mancante viene messa a dormire per sempre.
Al contempo, Di Filippo si dimostra unbuon conoscitore dell’ambiente universitario e scientifico, ed i capitoli iniziali sono un piccolo gioiello di realismo; il passaggio sul “suicidio professionale” del protagonista, colpevole di aver guardato troppo al futuro e troppo poco alla politica interdipartimentale, è stata ampiamente apprezzato.

Riuscirà il film a replicare l’efficacia e la solidità del romanzo di Paul Di Filippo?
Riuscirà il Gill-Man a sfuggire alla retorica, al politically-correct, alla paura della scienza e dell’evoluzione che sta attanagliando l’America, alla retorica ambientalista di maniera?
Non osiamo sperarlo.
E non abbiamo ragioni per farlo.