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Si torna a scuola

Mio padre è sconvolto.
Tanti anni di Istituto dei Salesiani gli hanno inculcato una profonda e radicale disaffezione per qualsiasi cosa possa anche solo vagamente assumere l’aspeto di “studio” – fosse anche semplicemente la lettura di un libro rilegato.
Per lui, l’idea di uno che a quarantaquattro anni, a luglio, si iscrive ad una scuola estiva, è follia pura e certificata.

NO, questa NON è la locandina del corso...

Io d’altro canto, è da quando mi sono laureato che mi sono imposto almeno un corso di aggiornamento all’anno.
Per mantenere il cervello in funzione.
Per aggiungere qualifiche al mio già deforme curriculum (*).
Ma soprattutto perché il primo corso post-laurea – il master in Micropaleontologia Applicata a Bonn – è ciò che ha salvato la mia carriera accademica e la mia salute mentale, e quindi, replay.

Da lunedì sarò perciò in veste di studente pendolare alla Scuola Estiva Nazionale “Scienza Comunicazione Società”, quinta edizione, a Torino.
L’opzione era troppo ghiotta – costo contenuto, praticamente sulla porta di casa, durata una sola settimana.
E qualificante.
Quidi, perché no?

Meglio, a conti fatti, di sette giorni in panciolle al sole – più economico, più intellettualmente impegnativo e, appunto, mi fornisce crediti per il dottorato e una certificazione.

Il tema della scuola è “La scienza per il futuro – Innovazione, sostenibilità, incertezza”.
Che è esattamente ciò di cui ho bisogno.
Ad aggiungere un particolare twist all’intera faccenda c’è naturalmente il fatto che resta forte la mia posizione di outsider – ho circa dieci anni in più rispetto al dottorando italiano medio, ho (come si diceva) un curriculum particolarmente variegato, ho già avuto a che fare sia con l’innovazione che con la sostenibilità che con l’incertezza.
E scrivo fantascienza.

Che poi uno dice, c’ho il corso sulla porta di casa.
Con la mia solita fortuna, da Nizza Monferrato c’è un treno alle 7.24 del mattino che mi scarica a Porta Nuova alle 8.30 – e mi lascia mezz’ora buona per arrivare al Museo di Scienze Naturali, sede del corso.
Guardiamo al lato positivo: il bonus di dover fare per forza un po’ di intensiva attività fisica.

Si possono fare un sacco di cose con un quaderno e una penna.

Rientrare alla sera sarà una faccenda un po’ più azzardata, ma l’avventura è il mio gioco, giusto?

Vista la calura, si tratterà di viaggiare leggeri – un quaderno, un paio di penne biro e una matita (non si guasta mai), un bel paperback spesso, una chiave USB (anzi, due), una maglietta di ricambio, una bottiglia di acqua minerale, una tascata di monetine, fazzoletti di carta.
Un asciugamano.
Scarpe comode, abiti ben ventilati e un buon cappello parasole.

Vedremo cosa ne verrà fuori.
Vi terrò aggiornati.
Per intanto, si tratta come sempre dell’opportunità di sentire campane diverse.

 

Nota (*)
Il curriculum variegato, blindatissimo e zeppo di competenze è stato pensato appositamente per i ragazzi delle Risorse Umane, in modo che abbiamno un buon motivo per dirmi “Lei ha troppe qualifiche!” prima di cassare la mia domanda di assunzione.

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