strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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I personaggi sono piatti

Un post per spiegare un minimo di ciò che intendo fare col corso sui personaggi che parte nella seconda metà del mese. Pubblicità, OK, ma anche un paio di considerazioni generali che potrebbero – spero – interessare a qualcuno là fuori.
I commenti sono aperti come sempre.

La questione è la seguente – mi è capitato per la miliardesima volta di sentir definire certi personaggi come piatti.
E la reazione, francamente, è

E allora?

Vediamo di ragionarci. Continua a leggere


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Corsi & Workshop

Il Corso di self-publishing di strategie evolutive si chiude questa settimana – in ritardo rispetto ai tempi previsti a causa di cattiva salute, maltempo e connessioni web metereopatiche. Nel complesso è stato divertente, spero positivo per i partecipanti, ed un primo esperimento che ha insegnato un sacco di cose a me – a cominciare dai pro e contro del sistema Classroom e di Hangouts, entrambi messi a disposizioni da Google e caratterizzati dalla simpatica volatilità di Google, che tende a cambiare le regole appena gli utenti le hanno imparate.

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Ora ci prepariamo alla prima lezione live del Corso di worldbuilding di strategie evolutive, che possiamo prevedere fin d’ora andrà meglio – in parte perché ho imparato un sacco di cose, in parte perché eviterei se possibile di farmi altri dieci giorni a letto, senza voce e con l’energia sotto i piedi.

E intanto si pensa a nuovi corsi, nuove idee.
Ad esempio – il Corso di Worldbuilding prevede un workshop. Continua a leggere


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Io ed Helena ci conoscevamo da tempo

ca1fe69a94eaa55a67bfbf9b7b8ac00dHelena Theodora Saratova non avrebbe dovuto avere tutto lo spazio che alla fine le ho dedicato in The Ministry of Thunder.

Nella prima stesura Helena era un personaggio molto secondario, che doveva comparire per un mezzo capitolo e svolgere una funzione precisa e centrale nella trama, scambiare un paio di battute col protagonista e poi levarsi dai piedi.
Ma Helena non è quel tipo di donna.

Costruita sulla base di un paio di pittoreschi personaggi che realmente si potevano trovare a Shanghai negli anni ’30, Helena – durante la seconda stesura del romanzo – ha preso prepotentemente il sopravvento.

Il che è curioso, perchè riscrivendo e riassestando la trama, quella famosa funzione precisa e centrale non era più necessaria.
Sarebbe bastato tagliarla.
E invece no. Continua a leggere


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Un nuovo modus operandi

Come avrà notato chi segue il mio blog in inglese, da un paio di settimane ho una buona idea per quella che potrebbe diventare una serie di storie – e così ho cominciato, da una parte, a documentarmi, e dall’altra ad annotare idee e a mettere giù un po’ di appunti.

Da che ho deciso di scrivere solo in inglese, ho deciso di mettere un po’ d’ordine nel mio modo di scrivere, in modo da accrescere la produttività o – per lo meno – limitare i traumi fisici e psichici.

Al momento non sto scrivendo racconti – sto leggendo libri di storia e sto delineando possibili episodi della mia ipotetica serie.

quaderni ikea 002L’idea è di usare due facciate su un quaderno a spirale, di quelli dell’IKEA.

Lo schema è

Prima facciata

  • logline
  • tema
  • tono
  • personaggi
  • trama

Seconda facciata

  • outline

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Persone & Personaggi *

Personaggi.
Cura e manutenzione dei medesimi.
Argomento pelosissimo.
Cominciamo allora con qualcosa di completamente diverso.

Sì, esiste un destino peggiore…

Nel 1992, mentre ero a Londra per studio, un mio amico, in maniere che non voglio neanche iniziare ad analizzare, mise le mani su un mio dischetto del PC (li ricordate, i vecchi 3&1/2?) sul quale era salvato il materiale di un progetto che avevo lasciato a metà durante l’estate del ’91.
C’erano diversi file di testo, un po’ di appunti, una mezza bibliografia, ed una ventina di pagine, diciamo un primo capitolo molto tentativo, e che non mi convinceva granché.
Lui lo scambiò per una storia completa (di nuovo, in maniere che non voglio neanche iniziare ad analizzare), ne stampò una ventina di copie, e le fece circolare fra tutti coloro che anche solo lontanamente avevano sentito menzionare il mio nome.
E se non lo avevano mai sentito, beh, anche.
Scoprii la cosa quando, rientrato in patria, l’assistente del mio medico della mutua (!!) mi disse, con aria tremendamente circospetta, che aveva letto il mio racconto e che le era anche, ehm, piaciuto.

Disorientamento ontologico?
Blocco dello scrittore?
Paura da palcoscenico?
Imbarazzo terminale?
Furia omicida?
Sì.

Ma è meglio di così.
La mia storia interrotta avrebbe voluto essere una commedia avventurosa (segno che già da quella gamba zoppicavo vent’anni or sono), con una coppia di personaggi che battibeccano furiosamente attraverso disavventure, inseguimenti, colpi di scena.
Una commedia romantica hawksiana, ho scoperto poi che le chiamano.
Le prime maledette venti pagine, che avevo scritto più che altro per testare i due personaggi e la loro chimica, erano perciò soprattutto dialogo; uno scambio di battute, fitto e molto ritmato, attraverso il quale delineare i due caratteri e definire la loro relazione.
Come ho detto, non era che mi piacesse molto, il risultato, ma c’erano delle buone battute, ed avevo scoperto per conto mio certi trucchi nella gestione del dialogo che parevano funzionare e che uso ancora oggi.

Ma torniamo a noi… perché è meglio di così? Continua a leggere


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Angeli di Shanghai

Si discuteva dell’utilizzo della musica per caratterizzare i personaggi in una storia.
Beh, stamani, un brano musicale mi ha risolto non solo un problema di caratterizzazione, ma mi ha permesso di definire il rapporto fra due dei personaggi principali nel progetto che sto mettendo in piedi.

Non scendiamo eccessivamente nei dettagli:
Diciamo che la storia ruota attorno ad un opportunista occidentale un po’ stropicciato e ad una idealista orientale tagliente e flessibile.
Niente di sommamente introspettivo.
Parliamo di una storia d’avventura.

Ora, un grosso problema nel gestire le coppie (io amo le coppie, sono cresciuto con John Steed & Emma Peel) è che è difficile mantenere un equilibrio – uno dei personaggi rischia di rimanere schiacciato.
O, peggio, molto peggio, si rischia di finire in quei battibecchi che ne L’Uomo Ombra di Hammett venivano benissimo (si vedano i film relativi, con William Powell e Myrna Loy), ma che in mano ad un mero essere umano dopo tre pagine suonano esasperanti.
L’ho visto capitare.
Mi è successo.

Serve allora una misura, un ritmo, sul quale sintonizzare il dialogo fra i due.
Ricordando che esistono ruoli definiti, che il sidekick ha il potere di dire ciò che l’eroe non può (o viceversa, come in Grosso Guaio a Chinatown – dove il sisdekick è eroico e focalizzato, e l’eroe è un bluff).
Insomma – strutturalmente parlando, un bel problema.
Però – se posso rappresentare la struttura della mia storia con una linea ondulata, allora posso fare altrettanto con i dialoghi e le relazioni fra personaggi.
E cosa c’è di meglio, per rappresentare un andamento altalenante, di un bel brano musicale?

E quindi…

Bello liscio.
Ascoltatelo fino in fondo.
Apprezzate l’oscurità sottostante.

Però, chissà, forse lo sento solo io, perché ho i personaggi in testa.


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Una notte selvaggia fra i libri

Questa è colpa di Ferruccio Gianola, ma anche la Clarina ci ha messo del suo (per di più barando).
Dopo la mazzata psicologica della top five di identità parallele, qualcosa di spensierato e un po’ folle è assolutamente il benvenuto.
Quindi, nelle parole del’ideatore di questa faccenda…

Allora partiamo da questo presupposto: mi sono accorto di avere dei poteri che mi permettono di fare uscire dai libri i personaggi letterari che desidero. Certo, questa potrebbe essere la brillante idea attorno a cui costruire un romanzo e non è detto che non possa farlo più avanti.
Per il momento però, questo stratagemma mi serve soltanto per organizzare un’uscita con cinque personaggi presi dalle mie storie preferite e passare una notte folle con loro.

Ah, un po’ come il protagonista di quel romanzo diThorne Smith, anni ’30, La Vita Notturna degli Dei… anche se lui faceva animare le statue, non uscire i personaggi dai libri.

E potrei far notare che la semplicità quasi zen della proposta di Ferruccio solleva la mai risolta faccenda di cosa sia letteratura e cosa no.
Perché non è che si devono citare solo classici, vero?
No, eh?

Ma avanti, è una bella serata primaverile.
Con chi andiamo a mettere a soqquadro la città?

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