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ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Andreste a cena con tutti i vostri personaggi?

Il titolo del post mi viene suggerito da un commento di Consolata Lanza sul blog di Silvia Treves.
Cose di sdonne, si sarebbe portati a dire, ma, l’idea, per chi scrive, è piuttosto divertente.

D’altra parte, già la buonanima di Robert Howard sosteneva di aver scritto le storie di Conan come se il Cimero fosse stato seduto al suo tavolo, a raccontargli disordinatamente le proprie esperienze.
E David Gerrold ammetteva che mai i suoi protagonisti avrebbero accettato di sedersi ad untavolo con lui – “se sapessero che sono io che li ho cacciati in tutti quei guai, cercherebbero di saltare il tavolo e tagliarmi la gola.” (o qualcosa del genere, cito a braccio)

Quindi

andreste a cena con tutti i vostri personaggi?

Forse no.
Non con tutti.

Le due patacche senza nome di Un Fil di Fumo (Alia 1), certo due uomini con un colossale bagaglio di esperienze sulle spalle, sarebbero troppo reticenti – hanno visto troppe cose orribili, hanno messo a tacere troppi segreti.
Si finirebbe a parlare del tempo, o di donne, o di politica – tutto pur di evitare ciò che non può essere detto.
Sarebbe una serata stressante all’estremo.

Lo sceriffo smobilitato di Tyrannosaurus Tex (Fata Morgana 9) è certo un tipo conviviale, ma davanti a “una bistecca alta due dita con una montagna di patate fritte” (cfr Kit Carson) si finirebbe anche qui a parlare di banalità.
Certo, si riuscisse a farlo scucire sulle sue esperienze durante la guerra…

Buran (Alia 3) ha troppi personaggi e nessuno mi rallegrerebbe particolarmente una serata al ristorante cinese o in pizzeria.
Tutti troppo preoccupati o malinconici.
Forse gli operai russi del progetto Buran sarebbero una buona compagine con la quale andare in gita (dopotutto finsero per anni di essere un coro – si canta, si sbevazza, si gavazza), ma a parte questo, il resto del cast è troppo distante dal mio mondo per potermi garantire una serata allegra e conviviale.

Anche ne Gli Anni del Tuono (Alia 4) ci sono troppi personaggi, e per lo più spiacevoli come lo sarebbe qualsiasi personaggio rinascimentale per noi cresciuti a cavallo fra ventesimo e ventunesimo secolo.
Scarsa igiene personale, opinioni politicamente scorrette, razzismo, magari anche una punta di fanatismo religioso… No, non credo proprio.
E poi che guazzabuglio di lingue!
Leonardo da Vinci ed Enrico Ottavo fanno una comparsate, ma ricadendo nella categoria personaggi storici, sono fuori concorso.

E il povero Capitano Severin, sorta di sorcio in trappola ne La Grande Mappa del Grande Impero (Freak Out Collection 2005), racconto che per ora solo i lettori giapponesi hanno avuto il (dubbio?) piacere di leggere, semplicemente non ha il tempo per fermarsi e cenare.

Ma con alcuni personaggi, si, cenerei volentieri.
Ho un debole, per i miei personaggi femminili…

Il colonnello Zhu di Ombre Elettriche (Alia 2) è una donna estremamente pericolosa, e probabilmente sottoscrive idee politiche che non condivido. Si presenterebbe probabilmente a cena in uniforme, e probabilmente lo considererei un fatto tranquillizzante. Zhu vestita da donna vorrebbe dire pericolo. Si potrebbe cenare da qualche parte sul Bund… discutendo di libri e di storia cinese. Faremmo probabilmente le ore piccole.
Poi lei si farebe venire a prendere da una macchina di servizio, e mi lascerebbe ad aspettare l’alba da solo sotto ai neon di Shanghai.

Bobbie Howard (Le Ragazze di Domani, LN n. 43) sarebbe fantastica.
Ci si troverebbe prima, probabilmente per un gelato e poi per un film con Erroll Flynn e David Niven, e poi una cena in un locale alla buona, di quelli dove si fermano i camionisti prima di affrontare la Sierra. Si parlerebe probabilmente molto di scrittura, di narrativa – come si imposta una outline, l’importanza della revisione – ma anche di storia locale, di aerei, di Weird Tales.
Potrei giocare a fare Heingway per impressionarla.
Naturalmente mi manderebbe in bianco – probabilmente preferendo una cosa veloce e scollaciata con la cameriera del ristorante.
Ma sarebbe una serata divertente.

E naturalmente adorerei passare una serata con l’Agente Dinkley (La Quarta Scimmietta, Fata Morgana 11). Dopotutto è una vita che la guardo da lontano, e lei sa benissimo di essere molto popolare fra i nerd.
Anche qui la serata comincerebbe presto – magari una cosa cinese veloce da Mr Chow e poi un locale jazz. Poi quel posto su a Mulholland dove le coppiette si imboscano e dove si vede tutta Los Angeles come una distesa di luci.
Con l’agente Dinkley probabilmente una possibilità ce l’avrei.
Ma d’altra parte, non coltiviamo tutti questa illusione da un sacco di tempo?

E per finire, certo, i personaggi reali.
Fuori concorso, si diceva. Cenerei con Leonardo o Enrico Tudor, con Dick Feynamn (32° Fahrenheit, Fata Morgana 8), con H.P. Lovecraft e Bob Howard (La Forma delel Cose a Venire, LN n.39)…?
Che domande.
Certo.
Ma non poso certo arrogarmi il merito di averli creati.

Restano a questo punto solo i personaggi de L’Ammazzasogni (Fata Morgana 10) e di Blooper (Alia 5?), personaggi coi quali ceno da anni, che conosco intimamente, in parte basati su vecchi amici, in partecostruiti con l’aiuto di vecchi amici, in parte riciclati da vecchie storie.
Da questa gente prenderei probabilmente una vacanza, per rinnovare il piacere di ritrovarsi, dopo.

Oh, e non cenerei col lupo de La Storia del Lupo (LN.45).
Non mi piace il sushi.

Quasi dimenticavo – ho già cenato col cast de La Notte della Nutria (Tutto il Nero del Piemonte), storia che non per nulla comincia in un MacDonald.
Mai più, grazie.