strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Un podcast per le Ombre Lunghe

Ieri pomeriggio, per l’ora del tè, io e Lucia Patrizi de Il giorno degli Zombi abbiamo registrato una nuova puntata di Paura & Delirio, chiacchierando amabilmente di un vecchio film, Horror Express, con l’accoppiata Christopher Lee e Peter Cushing, ed un colossale Telly Savalas.

È stata una cosa estremamente rilassata, com’è nostro solito – in sottofondo si sentono i passeri che cinguettano nel giardino di Lucia. Come al solito abbiamo divagato – parlando di Carpenter e di John W. Campbell, di anelli mancanti e di cinema parrocchiali, di pseudoscienza e di cosacchi, di Shanghai e di contesse russe.
Un’ora è passata in un attimo.

La maggior parte del pubblico non potrà ascoltare questo podcast.
Lo abbiamo registrato, infatti, come un mio personale regalo ai miei sostenitori su Patreon, in occasione del mio compleanno – e del compleanno di Peter Cushing e Christopher Lee – la Festa delle Ombre Lunghe promossa dal mio amico Franco Pezzini, ormai una ricorrenza imperdibile.

I miei sostenitori hanno votato quale film avrebbero voluto sentire discutere, e la loro scelta è stata assolutamente perfetta.
E per i miei sostenitori di lingua inglese, che delle nostre chiacchiere in italiano non sanno cosa farsene, ci sarà un articolo, basato sulla nostra chiacchierata – 2000 parole su un film ingiustamente sottovalutato… il film in cui Lee e Cushing trascorrono più tempo insieme in scena

Il programma andrà in onda il 27 di Maggio, sulla mia pagina Patreon.
Perché è bello essere miei sostenitori su Patreon.


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In gita a Pellucidar

n4285È il 1914 quando Edgar Rice Burroughs, ormai un autore “emergente” di successo grazie al doppio whammy di A Princess of Mars e Tarzan of the Apes, decide di ampliare il proprio catalogo costruendo un nuovo ciclo di romanzi.
Se il ciclo di Tarzan esplora il Continente Nero e John Carter si proietta verso l’esterno fino ad arrivare su Marte, il nuovo eroe di Burroughs, David Innes, ha una destinazione piuttosto diversa e inaspettata.
David Innes và… dentro.

L’idea che la Terra sia cava, ed ospiti al proprio centro una massa fiammeggiante che illumina la superficie interna della sfera come un sole, non è farina del sacco di Burroughs.
koreshanityFrutto di mal digerite ipotesi geologiche e pseudoscienza diversa, l’ipotesi della Terra Cava è stata, alla fine dell’800, il cavallo di battaglia di un gentiluomo di nome Cyrus Teed, alias Koresh, che in una serie di pamphlet piuttosto divertenti (e completamente dementi) è arrivato a ipotizzare che non solo la Terra sia cava, ma noi si viva sulla superficie interna, che Copernico, Keplero e Galileo non abbiano capito nulla, e che lo spazio che vediamo quando alziamo gli occhi al cielo sia in effetti una sfera solida, che ci pare quel che è per una specie di illusione ottica.
Solo Cyrus Teed ed i suoi seguaci, naturalmente, hanno capito la verità*.
Burroughs conosce bene le teorie di Teed (ha insegnato geografia nel periodo in cui erano maggiormente popolari), e quindi, perché no?

Ecco allora che nel primo volume della nuova serie, At the Earth’s Core, il giovane David Innes partecipa ad un esperimento – del quale è anche principale finanziatore: il professor Abner Perry ha progettato e costruito (coi soldi di Innes) una colossale trivella autopropulsa, The Prospector, una sorta di talpa meccanica che dovrebbe rivoluzionare l’industria mineraria.
Ma durante il collaudo la macchina sfugge al controllo, e dopo un ottovolante attraverso la crosta terrestre, deposita i suoi due passeggeri… beh, al Centro della Terra (il romanzo si intitola così, ci sarà un motivo).

aecivie

Noto ai suoi abitanti come Pellucidar, il mondo interiore è popolato di creature primitive, di dinosauri e mastodonti, di bande di umani retrogradi, e di una pericolosa razza di pterodattili telepatici che tiranneggiano ogni altra forma di vita.
Starà a Innes – classico eroe Burroughsiano – e al suo improbabile sidekick Perry, affrontare la minaccia rettiliana, portare la pace e la libertà agli umani oppressi, e magari trovare la via per tornare alla superficie.

At-the-Earths-CoreLa struttura, è quella classica della narrativa di Edgar Rice Burroughs, un modello strutturale che appare inaffondabile a un secolo di distanza dalla sua prima comparsa – narrazione in prima persona (spesso direttamente all’autore, in veste di disorientato testimone), capitoli costruiti su sorpresa, azione e un cliffhanger che trascina il lettore nel capitolo successivo.
Paesaggi esotici.
Bestie feroci.
Eroi molto eroici.
Donne bellissime.
Malvagi al di là di ogni redenzione.
Funziona.

Nell’arco dei cinquant’anni successivi, Burroughs scriverà altri sei romanzi nella serie: Pellucidar (1915), Tanar of Pellucidar (1929), Tarzan at the Earth’s Core (1929), Back to the Stone Age (1937), Land of Terror (1944) e Savage Pellucidar (1963).
Nei diversi volumi, altri eroi si alterneranno a Innes nell’esplorazione di Pellucidar – e non manca, come si può vedere, un crossover con la serie di Tarzan.

tumblr_mekz4rGBKG1qzr8nao1_500I romanzi di Pellucidar sono meno popolari di quelli di John Carter e di Tarzan – nonostante il primo titolo del ciclo abbia avuto una trasposizione filmica negli anni ’70, col solito Doug McClure – ma costituiscono comunque una lettura divertente.
David Innes è meno monolitico di Carter o Tarzan, e la figura di Perry offre all’autore americano un utile contrappunto comico.

In effetti, ho letto Pellucidar (l’edizione Signet riprodotta qui sopra è sul mio scaffale) in parallelo con John Carter e – forse per motivi che sarebbero col tempo diventati professionali – ho trovato la lettura particolarmente congeniale.
Le storie sono invecchiate relativamente bene – anche grazie al fatto che la premessa è a tal punto scollata dalla realtà (con buona pace di Cyrus Teed), che qualunque critica di tipo pseudoscientifico sulla maggiore o minore credibilità o “dignità scientifica” delle storie sarebbe semplicemente patetica.
Si tratta di fantasy, di ottimo fantasy, ben scritto, e che fila come un diretto, popolato di personaggi divertenti e costellato di colpi di scena.
Non li fanno più così – o per lo meno, ne fanno maledettamente di meno**.

Per chi fosse interessato – a parte le sontuosissime ristampe della Bison Books/Università del Nebraska, i testi sono reperibili gratuitamente tramite le pagine del Progetto Gutenberg e del Progetto Gutenbeg d’Australia.

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* Sì, potrebbe essere un0idea interessante fare un post su Cyrus Teed ed i suoi seguaci.
Fondarono anche una città…

** Non manca naturalmente un ciclo di competenti pastiches prodotti dal solito Lin Carter, e dei quali ho parlato altrove.
Ed un improbabile fumetto, Tarzan vs Predator at the Earth’s Core, che mantiene tutto ciò che il titolo promette.


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Celebriamo le Ombre Lunghe

Scrivo questo post nella notte fra il 26 ed il 27 maggio, date fra le quali cade la nascita di Peter Cushing, di Christopher Lee, e di Vincent Price.

L’occasione è la Festa delle Ombre Lunghe, promossa dal mio amico Franco Pezzini e dal suo complice nella Libera Università dell’Immaginario, Max Ferro.

A quanti vorranno condividere questa festa, al di là di possibili eventi (ricordi pubblici, proiezioni, letture o altro – che però costituiscono un passo successivo) suggeriamo soprattutto di dedicare in quei giorni un pensiero allo stile dei tre attori. Che hanno sempre sottolineato la dimensione immaginosa e non realistica delle proprie favole nere, ma insieme offrendo con il linguaggio del mito straordinarie macchine per pensare. Storie esemplari dove le loro interpretazioni davano corpo ai demoni dell’Occidente, della nostra società e in fondo della nostra vita: perché, come spiegava Cushing in un’intervista a tre con Lee e Price proprio sul set di House of the Long Shadows, “l’orrore, come la bellezza, è negli occhi di chi guarda”.

logo-festa-delle-ombre-lunghe

E quindi io faccio un post.
Questo post.

the-end-of-the-affair-peter-cushing-1955Mi piace, quell’idea del mito, dell’immaginario, del fantastico, come “macchina per pensare”.

Chi pratica il fantastico ha a disposizione una vasta scelta di opzioni, di eventualità, di alternative.
L’ho detto altrove e lo ribadisco in questa sede – noi che frequentiamo l’immaginazione non cerchiamo una fuga dalla realtà, ma piuttosto ciò che ci permette di non sentire la necessità di fuggire dalla realtà.

Rifletteteci.
Sono le persone che hanno esercitato la propria immaginazione, quelle che hanno trovato delle soluzioni ai problemi.
Sono le persone capaci di immaginare qualcosa di diverso, a sapere che la diversità è una ricchezza e non solo una minaccia.
Sono quelli che si inventano le cose… che hanno inventato le cose che ora per noi sono indispensabili.

W28 45Sono anche quelli che i bulli a scuola riempivano di botte, che venivano sfottuti in palestra, che venivano additati come freak, che venivano spediti dallo psicologo alla visita militare, che venivano considerati strani, inadatti e non adattabili, incapaci di farcela.
Non troppo “normali”.

Al momento, nel nostro paese, il fantastico è, da una parte, vastamente popolare, e dall’altra, ampiamente squalificato.
Nè giova alla situazione generale che si sia deciso – a livello culturale – di privilegiare l’aspetto escapistico ed evasivo dell’immaginario – per cui è lecito fruirne come parcheggio per il cervello, ma non come palestra per pensare.
Bisogna goderselo, ma non ragionarci sopra*.
Si cerca di svuotare l’immaginario del suo potere “sovversivo” svuotandolo di ogni originalità, rendendolo ripetitivo e omologato.
vincent priceViviamo in uno stato di crescente tirannia del reale – ci vogliono convincere che dobbiamo pensare solo alle piccole cose, all’immediato, alle quelle gratificazioni che sono socialmente accettabili e ci certificano come appartenenti alla comunità delle persone “normali”**.

Eppure, la scintilla rimane.

Ciò che è importante è non smettere di ragionarci sopra – non smettere di riconoscere l’eleganza dell’immaginario, il potere evolutivo del fantastico, il carattere morale delle favole, la natura fondamentalmente salvifica dell’invenzione.

Celebriamo quindi le Ombre Lunghe – poiché è nelle ombre che si annidano le nostre speranze.

E ora smettete di leggere questo blog, e andate a leggervi un buon libro.
Un fantasy, magari.
Un horror.
Un po’ di fantascienza.
Un’avventura esotica.

Datevi da fare.
E divertitevi.
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* Il che, naturalmente, gioca a favore del pessimo materiale che viene spacciato al pubblico.

** Li avete visti, quelli normali, di recente?
Vi sembravano felici?
O non erano, piuttosto, disperatamente impegnati a cercare di sembrare felici?


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Syn

Come non provare simpatia per Christopher Syn?
Tranquillo gentiluomo di campagna nell’Inghilterra non ancora alle prese con Napoleone, con un invidiabile curriculum accademico al King’s College di Oxford, la solita frequentazione di interessi quali la scherma e l’equitazione, l’occasionale gita in barca.
Un posto di tutta quiete come vicario dell’improbabile Dymchurch-under-the-Wall, amici fidati, un tenore di vita confortevole ma non stravagante, una moglie bellissima e spagnola.
Ci sarebbe da farci la firma, no?
Ma poi la bella moglie spagnola fugge col miglior amico del povero Christopher, che decide di affrontare la cosa in maniera classica – vendicandosi in maniera quantomai complicata.
Bracca i due amanti in fuga, li terrorizza, ma strada facendo, nell’area delle Indie Occidentali, viene catturato dai pirati dell’allegro e cordiale (possiamo immaginare) Capitan Satana*.
Ma Syn non è un imbelle – uccide Capitan Satana in duello, e ne prende il posto, trascorrendo alcuni anni come terrore dei sette mari.
Seguono infinite avventure, finché non viene il momento di tornare a casa.
ma anche qui, l’avventura inseguirà il povero Dr Syn, che non troverà di meglio che sfruttare le proprie competenze extracurricolari per terrorizzare i malvagi (e chiunque altro gli capiti a tiro) nelle vesti dello Spaventapasseri fantasma di Romney Marsh.
Ed è appunto qui che parte il primo romanzo della serie. Continua a leggere