strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Una breve introduzione al pulp (Tarantino astenersi)

NewPulpPoster_350Questo post nasce da un incidente increscioso e del quale non vado esageratamente fiero.
Un paio di giorni or sono, su un social network, un amico ha incidentalmente definito untesto “pulp, ovvero trash e demenziale”.
Ed io sono scattato come un vecchio rompitasche pedante, e l’ho brutalizzato.
Ora, mi sono già scusato con la persona in questione.
Ma rimango dell’opinione che “pulp”, così come “noir”, sia diventato una piccola comoda etichetta abusata da persone che l’utilizzano a sproposito.

Ora, è chiaro, le etichette sono solo etichette.
Ma considerate il seguente scambio…

Lei: “Cosa leggi?”
Io: “Una raccolta di storie pulp.” (penso località esotiche, azione, avventura, tesori nascosti)
Lei: “Ah.” (pensa donne che tirano coca, pistolettate, interminabili seghe mentali sui nomi degli hamburger, bad motherfucker)

A peggiorare le cose, se il film di Tarantino non fosse bastato, ci si mise un comico televisivo, con la macchietta dello “scrittore troppo pulp” che scriveva storie a base di “sangue e merda”.
Fantastico.

E mi rendo conto naturalmente che un post qui su strategie evolutive avrà un peso pari a zero, ma sono stanco di vedere gli hooligan che calpestano il mio orto, e quindi, di seguito, una breve introduzione al pulp (Tarantino astenersi).

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Rocketman Variations

Il piano-bar del fantastico è di nuovo aperto.
Mettete le mance nel bicchiere da brandy, parlate a bassa voce, e se volete un pezzo specifico, chiedetelo – se non ricordate il titolo, accennatemi il motivo…
Il primo pezzo in scaletta stasera è Rocketeer.

Dave Stevens è scomparso pochi anni or sono.
Era un eccellente fumettista, ed un appassionato di vecchi film, vecchi serial, e dei pulp degli anni ’30 e ’40.
Faceva parte di quella schiera di fumettisti che, agli inizi degli anni ’80, in qualche modo cercarono di sganciarsi dai fumetti di supereroi che dominavano – e probabilmente dominano ancora – il mercato americano.
Stevens lo fece con The Adventures of Rocketeer.
Il fumetto descrive le avventure di Cliff Secord, un bravo ragazzo americano tutto torta di mele e 4 Luglio – e di conseguenza un po’ scemotto per i cinici standard europei – che per una serie di giravolte criminal-spionistiche si ritrova sulla schiena uno zaino-jet che gli permette di volare come un uomo proiettile.
Come i protagonisti del vecchio serial di Commando Cody e dei Rocket Men.
Beccatevi il filmato…

Il povero Cliff si trova quindi a dover sfuggire ai servizi segreti ed alle spie naziste, mentre intanto cerca di tenere in piedi la relazione con la provocante fidanzata Betty.
Stevens co-opta un vasto campionario di americana nel comporre le proprie tavole, ed un cast di comprimari abbastanza facilmente identificabili dai lettori avveduti – personaggi presi di peso da Doc Savage, Lamont Cranston (The Shadow) in persona e addirittura Bettie Page come modello della capricciosa Betty.
Il fumetto ebbe un certo successo.
Poi, nel 1991, la Disney decise di farci un film.

Ecco, questo è probabilmente il grosso problema.
Disney che fa un film basato su un fumetto indipendente, con più di un pizzico di umorismo ribldo, con una procace protagonista femminile e con i Nazisti…
Sì, sì, vi vedo sghignazzare, là dietro – lo sappiamotutti qual’era il problema ideologico di Walt, giusto…?
Ma che volete, erano gli anni del dopo Indiana Jones, e qualsiasi avventuriero anni ’40 sarebbe stato il benvenuto a Hollywood…
A suo rischio e pericolo.

Il film del 1991 basato sul fumetto di Stevens è un buon film di serie B, fermamente dieselpunk, con una regia indifferenziata che non esita a rubare inquadrature da altri film (The Right Stuff, ad esempio) che ha nei propri attori disupporto probabilmente la carta migliore.
Alan Arkin è un’eccellente mentore per il piuttosto insipido Cliff di Billy campbell.
Terry O’Quinn è un eccellente Howard Hughes.
Jennifer Connelly è splendida come sempre, ma l’ombra della Disney le impedisce probabilmente di brillare.
Solo il cattivo di Timoty Dalton lascia un po’ perplessi – ma c’è mai stato un film nel quale Dalton non abbia destato perplessità? Forse Hot Fuzz
Il risultato deve di più agli effetti speciali ed alle sequenze di volo che non alla rtecitazione del protagonista (che è al meglio quando indossa l’elmo d’ottone) o alla trama, che segue senza scrolloni il classicissimo script di tuttii pulp.
Forse è proprio questa fedeltà canina al formato, insieme con l’eccellenza tecnica della produzione, ad impedire a Rocketeer di essere l’orrido baraccone che è The Shadow (altro esempio di cast stellare in ruoli di secondo piano e cast sciapo a cetro scena) o l’inammissibile farsa che è The Phantom.
Ma spesso, non è semplicemente la scelta di un interprete a fare la differenza fra un capolavoro ed una memorabile ciofeca?

O forse è il fatto che la storia sia in effetti una rielaborazione anni ’80 dei cliché… mentre le altre due pellicole sono adattamenti, ehm, originali…
Di fatto, Rocketeer si lascia guardare, e se la trama mostra dei buchi e i protagonisti sono sbiaditi, le scene nelle quali lo zaino jet fa il suo lavoro rimangono esilaranti.