strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


2 commenti

Crosbie Garstin

14135Sono un po’ di giorni che sto cercando tre romanzi, usciti fra il 1923 ed il 1926, ed intitolati The Owl’s House, High Noon e West Wind.
Non vengono ristampati da una vita.
Amazon.com me ne offre una copia vecchia di ottant’anni, in volume unico, per 158 dollari, più le spese di spedizione.

Perché li cerco?
Perché stando alle voci che circolano, sono fra i migliori romanzi d’avventura storica a tema piratesco mai scritti.

E perché l’autore, che fu anche uno stimato poeta, morì giovane in seguito a una maledizione druidica.

E ora ditemi che riuscite a trattenervi e a non cliccare qui –> Continua a leggere


7 commenti

Pasqua coi Pirati

SwashbucklerFilm di Pasqua.
Il corriere malevolo non ha consegnato in tempo la copia in DVD zona 1, ordinata sanguinosamente all’estero, di Swashbuckler, il film che contavo di guardarmi nel pomeriggio.
Non ne esiste altra versione (ma i tedeschi ne producono una Edizione speciale con tanto di versione in Super 8 – a loro è piaciuto)

Così mi devo accontentare della memoria, e del ricordo alquanto vago di una pellicola che pare scomparsa dalla memoria collettiva.
Swashbuckler – che in Italia venne distribuito come Il Pirata della Giamaica – è una pellicola del 1976, che allinea un cast di tutto rispetto per una storia avventurosa senza particolari velleità “alte”.
Eppure…

“Once upon a time, some colonial outposts of Europe’s great powers were ruled by villainous governors who stole the freedom and wealth which rightfully belonged to the people. Such was the tragic condition in Jamaica in seventeen eighteen under the cruelty of the acting governor, Lord Durant. The dungeons of his dark stone fortress cried with the voices of those who stood in his way. At the time, adventurous pirates sailed the waters of the Caribbean. Often, they were enemies of the tyrants and heroes of the people. Captain Ned Lynch was one of the most famous of these Swashbucklers…”

La trama in breve – il bieco e debosciatissimo Lord Durant (Peter Boyle) opprime la colonia giamaicana con leggi ingiuste e appropriazioni indebite.
RSfortunatamente per lui (e fortunatamente per noi), il malvagio dovrà vedersela con Jane Barnet (Geneviève Bujold), una delle sue vittime, e con il beffardo Red Ned Lynch (Robert Shaw), pirata e avventuriero, coadiuvato dall’altrettanto beffardo Nick Debrett (James Earl Jones).

Il seguito lo immaginate – duelli, inseguimenti, battaglie navali, impiccagioni, salti mortali e giravolte.
Il cast allinea una manciata di altri volti celebri – da una giovanissima Angelica Huston ad un altrettanto giovane Beau Bridges, a Geoffrey Holder, famoso Bond-villain di Vivi e Lascia Morire, qui nel ruolo di un acrobatico lanciatore di coltelli.

tumblr_m7tvxo82lW1r1r7rjo1_500Quindi, cast stellare, storia classica…
Cosa rende speciale questa pellicola è casomai il modo in cui i diversi pezzi vengono incastrati l’uno nell’altro.
Se come sempre in questo genere di pellicola, la trama è un abuona scusa per mostrarci scene d’azione e duelli, ci sono elementi decisamente interessanti.
Durant è un capolavoro di esecrabilità, ben contrastato dalla Bujold, che è un’eroina molto meno convenzionale di quanto vogliano i cliché.
I due si battono in un duello ad insulti che verrà preso paro-paro in Monkey Island.
Poi il personaggio di James Earl Jones, che presenta uno dei primi e migliori casi di scambio di ruoli fra eroe e sidecick.
Nella narrativa avventurosa classica, il compagno dell’eroe è quello che di solito dice le cose che l’eroe è troppo eroico per dire – una sorta di voce pragmatica e politicamente scorretta, spesso incarnata, nella letteratura di genere, da un “nativo” o selvaggio di qualche genere.
Il personaggio di Debrett è invece sofisticato, con un bell’accento inglese, e i suoi commenti e suggerimenti sono sempre improntati all’ironia e non mancano di una certa truce eleganza.

Swashbuckler_Robert_Shaw_1976-500x229Agli occhi dello spettatore moderno, i duelli sembreranno strani – in parte perché replicano, in alcune scene e inquadrature, grandi duelli classici del cinema di cappa e spada, in parte perché non sono coreografati.
Non ci sono capitomboli a ripetizione, scambi di colpi acrobatici, scintille fra le lame, o altre cose improbabili.
I duelli sono duelli, sono sporchi, spesso abbastanza confusi.
Molto probabilmente il pubblico abituato a Johnny Depp nei film Disney potrebbe trovarli noiosi.

Ultimo dettaglio interessante – la nave di Ned Lynch, che è una autentica nave pirata.
Il film utilizzò infatti la replica storica della Golden Hinde del capitano Drake, e le assegna addirittura una citazione nei titoli.

Tutto questo non riuscì, purtroppo, a rilanciare il pirate movie negli anni ’70.
E tuttavia resta un’avventura ben costruita, con un paio di twist insoliti e degli attori meravigliosi.
Robert Shaw – al suo penultimo film – è un Ned Lynch spocchioso e strafottente come non mai (forse proprio per qusto lo sceneggiatore gli affianca da un lato il più blasé Debrett, e dall’altra la polposa ma feroce miss Barnet), Peter Boyle è talmente sopra le righe da sfiorare il sublime.

Non li fanno più, così.
Non so perché.
In fondo, questa è semplicemente una buona storia, ricavata da un solo sceneggiatore da un racconto breve, e portatain scena da un buon regista di scuola televisiva, con a disposizione unbuon cast.
Non sembrerebbe così difficile.


12 commenti

Syn

Come non provare simpatia per Christopher Syn?
Tranquillo gentiluomo di campagna nell’Inghilterra non ancora alle prese con Napoleone, con un invidiabile curriculum accademico al King’s College di Oxford, la solita frequentazione di interessi quali la scherma e l’equitazione, l’occasionale gita in barca.
Un posto di tutta quiete come vicario dell’improbabile Dymchurch-under-the-Wall, amici fidati, un tenore di vita confortevole ma non stravagante, una moglie bellissima e spagnola.
Ci sarebbe da farci la firma, no?
Ma poi la bella moglie spagnola fugge col miglior amico del povero Christopher, che decide di affrontare la cosa in maniera classica – vendicandosi in maniera quantomai complicata.
Bracca i due amanti in fuga, li terrorizza, ma strada facendo, nell’area delle Indie Occidentali, viene catturato dai pirati dell’allegro e cordiale (possiamo immaginare) Capitan Satana*.
Ma Syn non è un imbelle – uccide Capitan Satana in duello, e ne prende il posto, trascorrendo alcuni anni come terrore dei sette mari.
Seguono infinite avventure, finché non viene il momento di tornare a casa.
ma anche qui, l’avventura inseguirà il povero Dr Syn, che non troverà di meglio che sfruttare le proprie competenze extracurricolari per terrorizzare i malvagi (e chiunque altro gli capiti a tiro) nelle vesti dello Spaventapasseri fantasma di Romney Marsh.
Ed è appunto qui che parte il primo romanzo della serie. Continua a leggere


13 commenti

Alla corte dell’Allegro Ruggero

Bene, ultima serata a tema al piano-bar del fantastico per quest’anno… toglietemi dai piedi ‘sto violoncello e portatemi una concertina.
E un paio di cucchiai.

The Wicked Lady... Indubbiamente parte del divertimento doveva consistere nello smontare tutta quell'impalcatura...

Abbiamo parlato di Elisabetta, abbiamo parlato di Vittoria.
Fra Elisabetta e Vittoria cosa c’è?
Beh, ci sono la guerra civile (potremmo dare un’occhiata a Cromwell, Our Leader of Men, di Antonia Fraser), la Restaurazione (periodo affascinante, zeppo di banditi, cialtroni e  donne dalla moralità inesistente e sfatte per gli stravizi, certamente il prossimo periodo storico sulla mia lista di letture… cominciando con Restoration London di, ovviamente, Liza Picard), e poi un po’ di sovrani noiosi, Clive in India, Re Giorgio che impazzisce, il tappo francese che perturba la quiete…
E in tutto questo frattempo, proprio a partire dal regno di Elisabetta, fino a ridosso del corso, c’è la pirateria sul mare oceano.

Arrrr!

E a me piacciono, i pirati.
Il mare, la libertà, isole inesplorate da visitare, tesori precolombiani da saccheggiare, scontri all’arma bianca, e la possibilità di colare a picco le navi spagnole e francesi!
E poco mi importa che vi sia una disparità sostanziale fra il dato storico e la letteratura – riesco ad apprezzare tanto la realtà quanto la fantasia, e riesco ancora a distinguerle, e quindi a seguire, uomini ai posti, armate le colubrine, e vediamo un po’ di testi utili per approfondire l’argomento pirati.

Canaglie di tutto il mondo, unitevi! Continua a leggere


7 commenti

Finesettimana col pirata

Eh, il richiamo del mare, dell’avventura, della salsedine…

Sarà che in questi boschi… anzi, in queste vigne, fa un freddo maledetto, tutto è imbiancato da una patina di neve gelata e aleggia una nebbia densa da film tratto da un videogioco, ma l’idea di una bella storia di pirati non mi è affatto spiacevole.
Anzi.

E perciò, vai con The Pirate Devlin, di Mark Keating, recuperato per una cifra che va oltre l’irrisorio in cncomitanza con l’uscita dell’edizione tascabile (maggiori dettagli in seguito). Continua a leggere


10 commenti

Parlare come un pirata

Uno degli effetti collaterali del successo della trilogia de I Pirati dei Caraibi è stato il ritorno in auge di una figura che – potente quand’ero ragazzino – era stata in qualche modo messa in secondo piano a partire dagli anni ’80.
Parlo, ovviamente, della figura del pirata.

Io d’altra parte sono cresciuto coi film di pirati – con Erroll Flynn e l’eccellente Robert Shaw di Swashbuckler visto all’oratorio dalle parti del 1978.
Ho letto i romanzi di Rafael Sabatini – Il Cigno Nero, Capitan Blood.
E poi L’Isola del Tesoro.
Ho giocato a Monkey Island (che è ancora qui sul mio hard disc dopo tutti questi anni, grazie ad un comodo emulatore) ed ai suoi vari sequel.
Ho persino una copia de Gli Allegri Pirati dell’Isola del Tesoro, da qualche parte.
Ho persino visto The Pirate Movie, forse il più brutto film della sua generazione (al confronto Xanadu pare Blade Runner).
Gioco – non spesso quanto vorrei – con l’ambientazione Pirates of the Spanish Main.
Mi dichiaro fratello in spirito di Kenelm Digby ed ho una scaffalata di volumi storici sulla pirateria (che maschero come campo di intersezioni fra le passioni “serie” per oceanografia e storia).
Considero The Pyrates di George MacDonald Fraser un capolavoro misconosciuto.
E cucino un merluzzo in salsa d’ostrica che fa resuscitare i morti.

E naturalmente dedico sempre un piccolo spazio sul mio blog alla Giornata Internazionale Parla come un Pirata – il 19 di settembre.

È quindi bello mettere le mani (complice mio fratello, ed un tardivo regalo di compleanno) su The Pirate Primer, degna aggiunta alla mia scaffalata di tomi sulle canaglie del mare.

Il volume – pubblicato da Writer’s Digest – è uno strano animale, mezzo vocabiolario e mezzo testo di riferimento.
George Choundas, l’agente dell’FBI e piratologo che lo ha scritto, ha spulciato tutta la letteratura piratesca – dai resoconti d’epoca a poco raccomandabili bodice-ripper storici, ed ha compilato una colossale (oltre 460 pagine) grammatica e vocabolario dell’inglese della filibusta.
Il volume è molto bello, rilegato rigido, carta patinata anticata ad arte, copertina suggestiva.

Diviso in due parti – Cosa Dire e Come Dirlo – il libro offre tante informazioni storiche (il capitolo sui termini culturali della pirateria) quante occasioni di sghignazzo (il capitolo sull’espressione “Ahrr!”), oltre ad includere una grammatica opportunamente sgrammaticata dell’inglese tra il 1500 ed il 1700 e delle ricche appendici sui diversi tipi di accordi, charter e codici dei pirati.
C’è anche una mappa – opportunamente inaffidabile – dell’area dello Spanish Main.

Sono passati molti anni da quando – essenzialmente per rendermi odioso ai compagni di liceo e d’università – inventavo lunghe citazioni shakespeariane simulando un inglese elisabettiano.
The Pirate Primer mi riporta alla memoria quegli anni.

Addendum:
Per i curiosi (lo so che siete là fuori), The Pirate Movie si trova tutto su YouTube.
E non fatevi ingannare dalla sequenza dei titoli (che è rubata da pellicole girate trent’anni prima).

=-=-=-=-=
Powered by Blogilo