strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Skeen

vance-planetofadventure-coverÈ opinione comune che uno dei grandi tour-de-force del worldbuilding nella fantascienza classica sia rappresentato dalla tetralogia del Pianeta Tschai, dell’inarrivabile Jack Vance.
Tschai, ufficialmente noto come Planet of Adventure, è un mosaico di razze e di civiltà, di misteri e di pericoli, e fra il 1968 ed il 1970, Vance ci butta dentro Adam Reith, eroe competente ma non esageratamente eroico, e nel seguirne le peregrinazioni e le disavventure, produce uno dei capolavori del planetary romance e, come si diceva, costruisce un mondo meraviglioso.

cover_lgI francesi ci hanno anche fatto una serie a fumetti, ed esiste un manuale di GURPS per giocarselo.

Una quindicina di anni dopo, nel 1986, la compianta Jo Clayton – della quale vi dicevo un paio di giorni or sono – decide di farsi il suo Tschai, e di mettere insieme qualcosa di diverso, e con la complicità della solita DAW Books (la stessa casa editrice che aveva pubblicato Tschai all’origine) produce i tre romanzi della trilogia di Skeen.
E non ha nulla da invidiare a Jack Vance. Continua a leggere


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Ritorno a Silistra

51M-z9L0rOL._SX319_BO1,204,203,200_È il giorno del tuo compleanno, il giorno che sancisce il tuo ingresso nell’età adulta. E ricevi da tua madre un messaggio, che consiste nel filmato del tuo concepimento – sì, tua madre (morta nel metterti alla luce) che fa sesso, a lungo, ripetutamente e con indubbio entusiasmo, con tuo padre (che tu non hai mai conosciuto).
Con l’imposizione, alla fine del filmato, di ritrovarlo, quell’uomo.
Ammesso che fosse un uomo, e non qualcosa di più.

High Couch of Silistra, di Janet Morris, venne pubblicato nel 1977, da Bantam, primo di una serie di quattro volumi che, a modo loro, fecero la storia: Fred Pohl ne parlò in toni entusiastici, il titolo lanciò la carriera dell’autrice, e il romanzo è considerato una delle pietre miliari della fantascienza degli anni ’70, e della fantascienza femminista1.
A breve, una nuova edizione del romanzo della Morris verrà resa disponibile da Perseid Press, e a me ne è stata inviata una copia in preview.
Ed è… interessante.

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Shambleau

clmooreshambleauMi son trovato a parlare di Shambleau, ieri.
Il discorso ruotava attorno a come, in mano ad un autore o ad un regista capace, anche la storia d’amore fra il vampiro e l’umano, fra il predatore e la preda, possa avere degli sviluppi interessanti.
Il che è vero.
Certo, resta sempre il fatto che un vampiro che s’innamori di un essere umano è un po’ come un essere umano che si innamori di un quarto di bue (o di un orto, se preferite un paragone vegetariano).
Ma in effetti, per quanto un’idea possa essere stramba, un buon autore può certamente cavarci qualcosa di buono.
Lo fece P.J. Farmer con The Lovers, giusto?
La storia d’amore fra un umano e un insetto che imita la forma umana, un mimetismo con fini predatori.
Erano gli anni ’60.
Ma prima ancora, non aveva perfettamente sviluppato ed esaurito il tema C.L. Moore, con Shambleau?

E qui devo fermarmi.
Perché per me, a questo punto, mettere giù un po’ di mie idee sul racconto di C.L. Moore sarebbe abbastanza immediato.
Ma viene fuori, chiacchierando, che un sacco di gente non ha letto Shambleau.
Che per me è incredibile.
In primis, perché è certamente uno dei dieci, dodici racconti fondamentali per lo sviluppo del fantastico moderno, e poi perché è un classico dei classici.
Io lo conoscevo e desideravo leggerlo prima ancora che lo la Nord, nella Fantacollana, ne facesse uscire una versione in italiano, tanta era la sua risonanza in articoli e saggi sul fantastico.
Ma come, non avete mai letto Shambleau?!

Però è un fatto innegabile, molti là fuori non l’hanno letto (ma cosa vivono a fare?)
Per cui io ora mi fermo e vi dico – qui c’è il link dal quale scaricare legalmente una copia della storia, in inglese.
Non leggete questo post.
Leggete Shambleau.

Poi, casomai, leggete questo post.
Che da qui in avanti contiene S P O I L E R.
Siete stati avvisati.
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Vacanze su Callisto

jondarofcallistokenkellyCresciuto fra le città minerarie e i cantieri, veterano di decine di campagne umanitarie, inarruolabile per via di problemi con la sua nazionalità incerta, John Dark pilota un’eliambulanza nei cieli del Sud Est asiatico durante il conflitto del Vietnam.
Abbattuto sulla giungla, Dark si rifugia fra i resti misteriosi di una antica città-tempio Khmer.
Qui, è testimone di uno strano fenomeno, e da questo viene trasportato… altrove.
Solo, su un pianeta misterioso popolato di una flora ed una fauna ostili, John Dark dovrà imparare a cavarsela da solo.
Non sarà difficile, osservando il pianeta gigante e striato che si staglia nel cielo, stabilire che questo non è un pianeta sperduto in qualche lontano sistema solare – questa è una luna di Giove.
Questo è Callisto.
Ribattezzato Jandar dagli indigeni incapaci di pronunciare il suo nome, il pilota americano dovrà affrontare orde di pirati dei cieli, intrighi politici, orrori non umani, e conquistarsi il rispetto di un popolo guerriero.

E naturalmente c’è anche una bella principessa aliena. Continua a leggere


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I Draghi non bastano

Questo è un post del piano bar del fantastico – ed ha una marginale attinenza col post che la settimana passata ha tanto scaldato gli animi dei lettori là fuori.
Non credo che questo farà altrettanto, ma chi lo può dire?

Vediamo di inquadrare il fenomeno.
Anne McCaffrey è stata una delle più popolari autrici di fantascienza e fantasy del secolo scorso.
La McCaffrey esordì con alcuni racconti negli anni ’50, ma fu con i suoi due racconti lunghi pubblicati su Analog, Weyr Search (che vinse l’Hugo) e Dragonrider, poi riuniti in Dragonflight, nel 1967, che l’autrice si collocò solidamente al centro del genere*.

E sul quale genere, potrebbe ruotare tutta la questione.

AnneMcCaffrey_DragonflightSul mondo di Pern, una civiltà grossomodo medioevale conduce i propri giochi politici e la propria esistenza senza eccessivi scrolloni da molti secoli, arroccata in castelli di pietra che sono il centro delle principali attività umane sul pianeta.
Un tempo ogni castello era equipaggiato con un contingente di draghi, usati come cavalcature e armi da una classe di individui legati empaticamente e telepaticamente con essi.
Antiche ballate sembrano indicare che la presenza dei draghi sia indispensabile per la sopravvivenza degli uomini, ma pochi badano a certe storie.
I tempi dei draghi sono passati.
Dragonflight, il primo romanzo della serie di Pern, segue le peripezie della protagonista (che sfortunatamente per noi italiani, si chiama Lessa), nel suo tentativo di decodificare le leggende e di ricreare la rete di Weyr, i nidi dei draghi e dei loro cavalieri. La ragazza – ultima erede di una famiglia nobiliare caduta in disgrazia – dovrà abbandonare le proprie terre, allearsi con una popolazione di guerrieri che, ultimi, restano leali ai draghi, e trovare il modo di manipolarne il leader per essere accettata**. Continua a leggere


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Il mondo del sole oscuro

Nostalgie ludiche.
Nel 1991 la TSR – oramai entrata in fase terminale, ma ancora la più popolare casa editrice di giochi di ruolo al mondo – decise di allontanarsi dalle atmosfere fantasy “classiche” di ambientazioni come Greyhawk e Forgotten Realms, ed avvicinarsi ad uno stile più muscolare.
La ragione di questa scelta era, apparentemente, la necessità di creare un mondo nel quale i giocatori potessero (dovessero) utilizzare il battle System, un supplemento del sistema di gioco AD&D 2nd Ed. che permetteva di giocare grandi scontri campali.
Serviva insomma un mondo in guerra.
Il risultato – variamente ispirato a cose come i romanzi sword & planet di Burroughs e dei suoi emuli, ed i fumetti di DEN di Richard Corben – divenne Dark Sun.

Verdant

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Ritorno su Waar

[disclaimer – questa recensione è basata su una copia in formato Kindle del volume, fornitami cortesemente dall’editore proprio allo scopo di recensirla, e viene postata in due lingue per rendere la cosa un po’ più interessante]

Avevamo lasciato Jane Carver, la rossa biker creata da Nathan Long, da qualche parte nella Monument Valley, di ritorno da una scorribanda sul lontano, selvaggio e misterioso pianeta Waar.
Su Waar, Jane aveva trovato l’avventura, il brivido di essere considerata un demone infernale dagli indigeni, e l’amore (o qualcosa di simile) con l’avventuriero Dan Lhan-Lar di Herva, solo per perdere tutto per mano dei monaci di un culto malevolo.
Beh, malevolo per Jane, per lo meno.
Esiliata sulla terra, la nostra eroina non ha tuttavia intenzione di restare con le mani in mano.
Ed il fatto di essere ancora ricercata per omicidio – e per atti osceni, avendo fatto l’autostop nuda nella Monument Valley – è solo un incentivo a rintracciare il misterioso artefatto che garantisce il teletrasporto fino a Waar ed alla vita che – nonostante la carenza di rock’n’roll e marlboro – le è più consona.
Sarà un altro ottovolante di azione, ironia, e scorrettezze politiche assortite.
E a noi piace così.
Davvero.

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50 Sfumature di Gor

Sembra impossibile, in questi giorni, sfuggire ad un articolo su 50 Sfumature di Grigio, il bestseller così bestseller che le sue vendite superano di un ordine di grandezza quelle di tutti gli altri libri nella classifica di Tuttolibri.
Ora, io non l’ho letto, e non intendo leggerlo.
Me lo sono fatto leggere, a dire il vero – estratti, che The Gentleman Gamer, un video-blogger che seguo con un certo divertimento, ha provveduto a leggere e distribuire in rete.
Opinione generale – molto mal scritto, gli gioverebbe una bella editata feroce.
Quanto al tema ed allo svolgimento… Mah!
Davvero l’immaginario femminile brama un maschio alpha primitivo e monocorde, foderato di quattrini e che scopa come una Playstation, per sottomettersi volontariamente alle sue voglie con abbandono ed entusiasmo?
Sono solo io che frequento donne che valutano la propria indipendenza sopra ogni cosa, o che al limite sono onestamente scollacciate, ma a titolo paritario?

Poi, certo, molti (molte?) lo hanno acquistato, ma quanti lo hanno letto?
E fra coloro che lo hanno letto, quanti (quante?) lo hannoa pprezzato veramente?
Quanto è il potere dell’hype, che ci martella dicendo che se apparteniamo al genere femminile, quella è la risposta a tutte le nostre necessità?

Ma non è di questo che voglio parlare.
Quello che voglio discutere, qui, oggi, è – perché accontentarsi di una pallida copia di certe cose, quando là fuori c’è Gor?*

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