strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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La paura dell’ignoto

Una premessa: questo post qui sotto l’avrei voluto scrivere in italiano, stamani, dopo una chiacchierata online con persone che voi non conoscete, ma poi mi sono detto no, lascia perdere, che poi vengon fuori solo delle polemiche.
Già ti dicono che sei un insopportabile radicale ed un estremista…

A nessuno piace perdere degli amici e venire additato come quello che, sai, non è cattivo ma…

E così l’ho scritto in inglese, e l’ho postato su Karavansara.
Ma poi l’ho riletto, ci ho riflettuto un attimo e mi sono detto… ha senso permettere alla paura di zittirci?
Paura di cosa? Di chi non ha voglia di sentire delle opinioni che non gli piacciono?
E così…

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La scarpetta della misura sbagliata

All’inizio di questa settimana ho passato due pomeriggi a scrivere una storia dell’orrore, ambientata a Torino, e mirata ad una specifica antologia che chiuderà alle proposte lunedì. Sono abbastanza soddisfatto del lavoro – è una bella storia, 2000 parole, asciutta e costruita con cura.

È stato andando a verificare le linee guida per formattare il manoscritto prima di spedirlo che mi sono accorto di aver commesso un errore – l’antologia cerca storie di 3000-6000 parole. Ho sbagliato le misure, e se la spedissi la mia storia non verrebbe accettata,
Allungarla di un 50% non è proponibile – la narrativa breve, per sua natura, ha una sua economia, un suo equilibrio, non è che si possano aggiungere paragrafi a casaccio per allungare il brodo senza rischiare di spaccare il meccanismo.
Oh, diamine!

Naturalmente, questa non è una tragedia mortale – la storia resterà qui sul mio hard disk in attesa di una occasione propizia.

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