strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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L’assolo di chitarra

Ci siamo fatti una modica quantità di risate, ieri sera, quando il mio amico Fabrizio ha condiviso su Facebook un articolo di Rolling Stone intitolato qualcosa come “L’assolo di chitarra è una cosa da vecchi”.
Ora, naturalmente, Frank Zappa ce lo ha detto molti anni fa che la stampa musicale è essenzialmente gente che non sa scrivere che intervista gente che non sa parlare per gente che non sa leggere, e pare abbastanza chiaro che il potere oscuro del clickbait può attirare anche una testata storica come Rolling Stone.
Ma alla fine, cosa sta succedendo?

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Inverno a Genova, 1952

Questa sarà una settimana anomala – nel senso che farò un po’ di post per recensire e segnalare un po’ di libri, e si tratterà sempre di libri di persone che conosco.
Di amici.
Amici-amici, non amici di Facebook.

E qualcuno si domanderà, ma quanti amici hai che scrivono?
Tanti.
E proprio di quelli devi parlare?, diranno.

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Oggi è giovedì, e questo è il quarto titolo della settimana.
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Quattro per il crimine

crimeNe parlavo con alcuni amici, qui nel Blocco C della blogsfera – più frequento gli appassionati di letteratura fantastica, più apprezzo il genere poliziesco.
E mi è venuto in mente, mentre ne parlavamo, che in effetti nell’ultimo anno ho infilato una serie positiva di polizieschi davvero notevole.
Una serie di buone serie, a dire il vero.

Perché non parlarne, allora?
Magari a qualcuno potrebbe interessare.

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Dritte per i Bugiardi

Quando cominciai a scrivere di scrittura su questo blog, mi venne fatto presente, col tono un po’ secco di chi sottintende “ora ti spiego perché è chiaro che non hai capito”, che quelli che scrivono scrivono, i perdenti e i wannabe scrivono di scrittura.
Prendi e porta a casa, come si suol dire.

Ora, una simile considerazione è alquanto stupida, se non altro perchè esiste un vero e proprio genere letterario, costituito da libri nei quali gli autori parlano della propria attività, nei quali riflettono sulla propria scrittura – o su quella altrui – sul proprio genere di elezione, sulle proprie abitudini, sulle proprie letture.
Ed è divertente, anche perché gli autori veramente in gamba di solito non si presentano come insopportabili tromboni, in questi libri, ma come esseri umani divertenti e divertiti, disposti a mettere in comune la propria esperienza coi lettori, e con gli altri scrittori.
Questa umiltà non è un fatto scontato.

9781453218549Nei giorni passati, una fan mi ha regalato una copia in formato kindle di The Liar’s Companion, di Lawrence Block*.
Per chi se lo fosse perso, Lawrence Block è un popolare giallista che negli ultimi cinquant’anni ha allineato qualcosa come un centinaio di volumi – di solito organizzati in serie – ed una marea di racconti su una quantità di antologie e raccolte.
A proprio nome o con una manciata di pseudonimi.
Ha vinto dei premi – incluso l’Edgar per il poliziesco – ripetutamente, fino al Grand Master del poliziesco.
Telling Lies for Fun and ProfitEd ha anche pubblicato una serie di libri sulla scrittura che da anni godono di una notevole considerazione – a cominciare da Telling Lies for Fun & Profit (anche questo parte del dono della mia fan**), che è considerato da molti il miglior libro sulla scrittura scritto da uno scrittore.
Il Liar’s Companion, che è parte di una serie, è una raccolta di articoli, pubblicati nella seconda metà degli anni ’80, nei quali Block parla della propria scrittura, di avventure e disavventure editoriali… e nel frattempo parla di inizi e di finali, di adattamenti e revisioni, di come si diventa scrittori a tempo pieno e cosa questo possa comportare.

Block si concentra sul lavoro dello scrittore – un lavoro che non finisce mai, per cui anche andare a vedere la partita è lavoro, come leggere, come guardarsi attorno ed ascoltare la gente che parla. E poi avanti – il valore dei sentimenti e del sentimentalismo, l’importanza della documentazione ed i limiti della medesima, la scelta del titolo, la necessità di cambiare e di restare simili a se stessi, la serialità e la non serialità…
E fedele al suo ruolo di autore che ha spesso per protagonisti dei criminali o dei personaggi moralmente discutibili, Block porta avanti questa idea dello scrittore come bugiardo che viene pagato per mentire.

Lawrence-Block-author-300I pezzi non sono affatto datati, e si leggono velocemente.
Da molti, da tutti, si possono ricavare delle ottime idee, o degli spunti.
Risolvono dei problemi, rispondono a delle domande o ne sollevano altre.
Suggeriscono nuovi post per il blog, e confermano il fatto che l’osservazione alla quale accennavo qui sopra è una baggianata colossale.
Non che avessimo dubbi a riguardo, naturalmente.
Ma è bello avere una conferma.

Lawrence Block rimane arguto e umile anche quando sommariamente annienta un libro, analizzandolo a fondo, e salvandone quell’unica scintilla che ne ha fatto un best seller.
Non è schizzinoso col genere, non si perde in vuote divagazioni – ma è ricco di polpose divagazioni – è tecnico senza essere ossessivo, è umano, è divertente.

Un difetto di questo manuale per bugiardi?
Vista l’epoca in cui vennero scritti gli articoli, mancano opinioni ed osservazioni di Block sull’editoria elettronica, sull’autoproduzione, e su tutte queste cose.

Ma in questi casi, a volte, bastano i fatti.
Divertito e incuriosito da questo libro, ho fatto un giro sul blog dell’autore – scoprendo che recentemente Block è tornato ad una delle sue serie più popolari.
Scritto il romanzo in cinque settimane, durante una crociera***, editato e prodotto in due mesi, il nuovo libro di Lawrence Block uscirà come ebook e come trade paperback autoprodotti, il 25 di dicembre di quest’anno.
L’alternativa, passando attraverso un editore tradizionale, sarebbe stata un’attesa fino al 2015.

Naturalmente, Block non fa testo.
È un “vero scrittore” certificato da scaffalate di libri di carta, ha una vasta fan base, ha un “vero editore”, scrive “veri libri”.
E vende il suo romanzo autoprodotto a dieci dollari in Kindle.
Ma qualcuno riuscirà certamenete a spiegarci perché per lui è completamente diverso.

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* Sì, ho delle fan che mi regalano libri, avendo gradito ciò che scrivo.
** In effetti, quando le fan ti regalano dei manuali per diventare autori migliori, è lecito porsi delle domande. Ma è un attimo.
*** Sarebbe bello. Ma anche solo scrivere in treno, è divertente – devo farci un post.


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Thriller, Avventura e Fantascienza

1374596686339MasterPiece_Con-SfondoOk, la notizia l’avete sentita tutti, quindi non dilunghiamoci nei dettagli: la RAI lancia un nuovo talent-show, intitolato Masterpiece, che vuole essere la versione letteraria di X Factor.
In X Factor la trasmissione si proponeva di trovare nuovi cantanti e gruppi musicali.
In Masterpiece si propone di trovare nuovi autori di narrativa*.

Avrete certamente anche sentito che alle selezioni sono stati presentati qualcosa come 5000 manoscritti.
Che l’aspirante più giovane è una quattordicenne, il più anziano un novantunenne.

Discuteremo poi magari un’altra volta di come questo possa essere – staremo a vedere – il colpo di grazia a qualunque discorso serio sulla scrittura si voglia fare nel nostro paese.

Ciò che a me interessa oggi, in prima battuta, è questo:

Fantasy e romanzo sentimentale sono i generi più trattati; seguono, in ordine, le autobiografie, i gialli, i romanzi – drammatici, di formazione, storici, sociali e psicologici e, agli ultimi posti, i thriller e i romanzi di fantascienza e di avventura.

Attenzione, ho detto che mi interessa ma non che mi sorprende.
bad-fantasy-defensesLa presenza del fantasy al primo posto mi ricorda i discorsi che facevo a quindici anni, e la vecchia massima cinese attento a ciò che desideri, i tuoi desideri potrebbero avverarsi.
Quando avevo quindici anni, il desiderio di scrivere fantasy in Italia era improbabile come quello di diventare astronauti.
Oggi invece, c’è una sorta di bulimia fantasy in atto, per cui il fatto che ci siano centinaia di persone che si buttano sul fantasy non mi sorprende – l’hanno letto, gli piace, sono convinti di poterlo scrivere.
Lo stesso vale per il romanzo sentimentale.
Ne abbiamo parlato.

Interessante anche notare che “i gialli” non rientrano nella categoria “romanzi”.
I romanzi sono drammatici, di formazione, storici, sociali e psicologici.
Ma forse è solo un problema sintattico.

tumblr_m6lucyyNRl1qbo5dso1_500E poi, sì, è lì che volevo arrivare, i tre generi squalificati, quelli che non si fila nessuno.
Thriller, avventura e fantascienza.

Che sarebbe poi la palude in cui sguazza strategie evolutive, in cui sguazza Karavansara, in cui, maledizione, sguazzo io.
Non solo quindi mi sono scelto una professione – quella del geologo – che in Italia non ha mercato, ma mi sono pure scelto una seconda identità – quella di scrittore di fantascienza e avventura – che non ha sbocchi.

Mi piacerebbe parlare con qualcuno e sapere perché fantascienza, avventura e thriller siano così poco gettonati.
La mia ipotesi – a seconda dei casi, la fantascienza viene considerata scema o troppo difficile; il thriller e l’avventura, invece, vegono considerati generi squallidi, da edicola della stazione, da ragazzini mai cresciuti.

tumblr_m7ohzckIkI1qcgenbo1_500Ricordo bene, l’espressione della mia interlocutrice, quando proposi a suo tempo una conferenza per il centenario di Tarzan, nel 2012.
Perché mai una cosa del genere avrebbe dovuto interessare a qualcuno?, pareva domandarsi. Cosa diavolo propone questo idiota?

In ultima analisi, io credo, la statistica dei generi più rappresentati nella selezione per questo molto dubbio talent show è interessante, io credo, perché ci fornisce un’istantanea di quale sia, nella testa delle persone, da una parte, il valore relativo dei generi e dall’altra, più sottilmente, quali generi vengano considerati più “vendibili” dagli aspiranti scrittori.
Perché questi ragazzi, dai 14 ai 91 anni, è chiaro che non scrivono “per se stessi” – o non avrebbero spedito il manoscritto e fatto la fila alle selezioni.
O no?

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* E mi domando come faranno e in cosa consisteranno le prove alle quali glia utori saranno sottoposti – perché a un cantante, posso chiedergli di farmi la cover di Edge of Seventeen di Stevie Nicks, ma a uno scrittore cosa chiedo, la cover de Il Grande Gatsby?


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Lo Scaffale dei Pulp

Sam-casablanca-1345034-360-253Si era detto pulp, e neanche a farlo apposta, attraverso Facebook mi arriva una richiesta pulp per il Piano Bar del Fantastico.
prima performance dell’anno.
Il locale è buio e fumoso, il piano verticale mostra inquietanti fori da proiettile, ma noi il pezzo lo facciamo lo stesso.
Poi canteremo in coro la Marsigliese.

La richiesta fa più o meno così…

Mi piacerebbe leggere un’avventura sul classico, tipo avventuriero in giro per il globo et silmilia. […] Una cosa anni ’30 con locali ai confini del mondo, sigarette arrotolate a mano, donne chiamate pupe.

Il genere pulp-avventuroso, in Italia, è poco frequentato.
Un editore, da qualche parte in passato, provò a pubblicare Doc Savage, ma ottenne risultati mediocri di vendite e di critica.
Il genere è più praticato al cinema (Indiana Jones, La Mummia) che non nella narrativa.
A complicare le cose ci si è pure messo Tarantino, che intitolando Pulp Fiction un film che si sarebbe potuto tradutrre con Narrativa d’Appendice, ha autorizzato qualsiasi idiota a definire pulp una storia a base di sesso, droga e violenza.

adventurehouse-spicyadventurestories-November1942In realtà, la cosa è più complicata – possiamo immaginare una ideale suddivisione in quattro periodi della storia del pulp.

  1. il proto-pulp – su riviste come i penny dreadfuls inglesi e le dime novel americane, dagli anni 90 del 19° secolo alla prima guerra mondiale. Un catalogo che spazia da Conan Doyle a Kipling, passando per decine di autori sconosciuti.
  2. il pulp propriamente detto – quello delle riviste pulp pubblicate fra le due guerre… da Black Mask a Weird Tales passando per Astounding
  3. il pulp del dopoguerra – equamente suddiviso fra i paperback della Gold Medal e le riviste tipo Men’s Adventures
  4. il New Pulp – pubblicato ora, spesso in formato elettronico

Qui ci occuperemo essenzialmente di pulp propriamente detto – quello dei racconti e dei romanzi brevi pubblicati sulle riviste.
Perciò, fermiamoci un attimo, e cerchiamo di mettere giù una delle nostre solite reading list.
Ci toccherà leggere in inglese – fatevene una ragione. Continua a leggere


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Una corsa fino a Vegas

Calico Jack Walker è un poliziotto onesto ma dal carattere ruvido, presso il Dipartimento di Polizia di Los Angeles, con trent’anni di onorata carriera alle spalle, un matrimonio andato a monte, un figlio grande e l’hobby del rodeo.
Tina Tomiko è fresca di accademia di polizia, emarginata dai colleghi perché donna e nisei, e Walker, suo nuovo partner ed istruttore, è l’unica persona che le abbia dato finora un minimo di fiducia.
Jack e Tina sono poliziotti di pattuglia, vivono sulla strada, sono a contatto con la gente.
È l’autunno del 1977.
Fra sette giorni, Calico Jack Walker andrà in pensione.
Ma la sua ex-moglie vuole fargli causa per gli alimenti.
Suo figlio lo vorrebbe come socio in una compagnia di pesca turistica.
Alcuni colleghi lo detestano e sperano di vederlo congedato con disonore.
Un sociopatico che lui ha mandato in galera sette anni or sono sta per uscire sulla parola e medita vendetta.
C’è un piromane in libertà nel quartiere latino.
E Jack e Tina hanno appena cominciato ad andare a letto assieme.
Sarà una settimana lunga.

E sabato notte, durante il loro turno, Jack e Tina hanno scommesso che riusciranno ad arrivare fino a Las Vegas, scattarsi una foto all’alba davanti a un casinò e tornare, senza essere scoperti dal dipartimento, e battendo in velocità l’auto di due colleghi.

Ma sabato mattina all’alba, a Las Vegas, c’è un sacco di gente che ha un sacco di piani molto poco legali che non comprendono l’arrivo sulla scena di una vecchia auto della polizia californiana con a bordo due poliziotti onesti. Continua a leggere


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Per il gusto di impossibili connessioni

Sherlock Holmes ne possedeva una copia.
Phineas Fogg ne possedeva una copia.
Il Conte Dracula ne possedeva una copia.
Gabriel Syme ne possedeva una copia.
Zuleika Dobson ne possedeva una copia (ed era infatti uno degli unici due libri che possedesse).

È stato menzionato nei romanzi e nei racconti di Agatha Christie, di Erskine Childers, di Daphne Du Maurier, nelle poesie di Lewis Carrol, nelle storie di Ronald Knox, di Virginia Woolf, di Philip Pullman.
Oh, e di Charles Dickens.

È una delle cose più maledettamente vittoriane mai esistite.
Il simbolo di un’era, una “poesia dell’ordine” (per dirla con Chesterton).
È un aggeggio maledettamente utile per chiunque giochi a Cthulhu by Gaslight, o qualsivoglia gioco di ambientazione vittoriana.
E può fornire carrettate di materiale se si scrive narrativa storica, o steampunk.
Ecco… questo è un manuale infinitamente più utile di qualunque altro se si vuole scrivere steampunk di ambientazione pseudostorica e britannica.

Ma l’utilità è secondaria.
Questo volumetto che siede qui sul mio scaffale, che pare una Bibbia laica e che potrebbe fermare un proiettile col suo spessore e la sua robusta copertina, è un talismano.
Sprizza potere dalla legatura, tanto che non mi sorprenderebbe se brillasse al buio.

Raramente il grande intelletto dell’uomo è stato impiegato in un lavoro di maggiore utilità

… disse il Punch. Continua a leggere