strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Bottiglie ritrovate – e qualche ricetta

Curioso ritrovamento archeologico.
Risistemando un paio di scaffali nella tavernetta di casa, sono emerse dalle tenebre del tempo due bottiglie di Grand Marnier Cordon Rouge risalenti al 1981.
Acquistate oltre trent’anni or sono per fare dei regali a conoscenti o clienti?
Regalo, forse, di conoscenti o clienti?
Il mistero permane.
Resta il fatto che il Grand Marnier, chiuso e sigillato, non ha subito apparentemente alterazioni organolettiche.
E se è vero che non è sempre caviale, il liquore all’arancio pare prestarsi piuttosto bene alla cucina.

Un piatto molto veloce è il Pollo al Grand Marnier.
La procedura è semplice.
Si salta in padella il petto di pollo con dell’olio di oliva.
Quando siamo quasi a fine cottura, aggiungiamo un buon bicchiere abbondante di Grand Marnier, e lasciamo che si riduca, dando al petto di pollo una bella patina laccata.
Se siamo particolarmente dissoluti, possiamo cospargere il pollo con dello zenzero in polvere dopo aver versato il liquore.
Fatto.

Ma il ritrovamento archeologico delle bottiglie dimenticate aggiunge un’altra meraviglia alla nostra selezione di piatti.
Le bottiglie viaggiano infatti con appeso al collo un libriccino di ricette “ufficiali”.
Ed allora, perché non riproporle qui di seguito?
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Due rapidi ed eleganti

È una ferma convinzione nella cucina cinese che ciò che è buono debba anche essere bello.
Qui da noi di solito si pensa che ciò che è buono debba essere costoso*, ma chiunque sia stato in un ristorante in cui, cn grandi svolazzi da somellier, una bottiglia di vino col tappo a vite ci viene venduta per venti euro sa che è forte anche l’opinione che ciò che è elaborato sia buono.

E allora noi elaboriamo.
Lo sappiamo, giusto, che non è sempre caviale?
Beh, un paio di accorgimenti potrebbero aiutarci a zittire la fidanzata preteziosa di qualche vecchio amico, o il fidanzato yuppie della nostra ex** che è abituato a mangiare etnico.

Cominciamo con una cosa buona per riciclare gli avanzi.
Sì, c’è una punta di ironia.
Nel nostro caso, questo è un buon modo per riciclare panini raffermi.
Rosette.
O quei panini tondi grandi più o meno quanto un pugno.
O quei due mezzi pacchetti di panini per hamburger che ci sono rimasti in fondo alla dispensa…

Dunque.
Scaldare il forno, a livello alto.
Tagliare i panini, ma non a metà tipo sandwich, ma a tre quarti, come per ottenere un piccolo coperchio.
Svuotare delicatamente della mollica i panini.
Nello spazio così ottenuto, sgusciare un uovo.
Aggiungere sale, un fiocco di burro e una spolverata di erba cipollina.
Coperchiare ciascun panino, e infornare.
Quindici/venti minuti.
Servire con un’insalata leggera.
Se qualcuno prova a metterci del tabasco, schiaffeggiatelo.

Ottimo anche per la colazione.

Seconda ipotesi.
Prepariamo una miscela di zucchero di canna e polvere di peperoncino (tre a uno, come proporzione indicativa, ma poi è una questione di gusto).
Poi…
Petto di pollo.
Tagliare a bocconcini.
Far saltare i bocconcini nella miscela fino ad impanatura completa.
Avvolgere ciascun bocconcino in una fetta di pancetta affumicata.
Ripetere l’operazione di panatura.
Aggiungere pepe o aglio a piacere.
Infornare in forno ben caldo per venti minuti, o finché la pancetta non appare croccante e caramellata.
Servire con insalata o patate al forno.

Non scordate la coreografia.
Se non avete a disposizione un servizio di piatti e di bicchieri sufficiente per tutti, assicuratevi di non avere due piatto o due bicchieri uguali.
Trasformate una triste necessità in una curiosa eccentricità.
Ma di certe cose ne parleremo, magari in un prossimo post.

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* da cui la reiterata scena alla quale assistiamo al supermercatoi, “Mi dia due etti di prosciuttoi, di quello buono!” che in italiano qualsiasi sarebbe “Mi dia due etti di prosciutto del più caro.”

** anche se, se lei ci ha mollati, cosa ci fa a cena da noi, e col suo nuovo partner?
Bah, affari vostri.


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Succo d’arancia

Succo d’arancia.
Ne consumo quantità colossali, d’estate.
E anche d’inverno.
Vitamina C.
Si produce, mi dicono, spremendo le arance, oppure reidratando il succo concentrato.
Lo si trova in bric da un litro nei diversi supermercati.
In frigorifero non può mancare.

Ma cosa ci facciamo?
Perché non è sempre caviale, ed a volte tocca improvvisare.

Primo utilizzo, ovvio e indispensabile – si apre il bric, si versa il contenuto in un bicchiere, e lo si beve.
Fa bene alla salute.
Rinfresca.
Contiene vitamine.

Vogliamo qualcosa di diverso, di vitaminico, di esotico, di fresco? Continua a leggere


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Riso fritto

Il riso è la base della dieta della metà della popolazione del pianeta, e fornisce il 20% dell’energia a disposizione degli esseri umani per svolgere le loro faccende.

Al di fuori di questa prospettiva cosmica, una scatola di riso da un chilogrammo è indispensabile anche nella dispensa dell’individuo più derelitto dell’universo.
Perché come si suol dire, non è sempre caviale, e non di soli spaghetti può vivere l’uomo.

Io di solito suggerisco Roma o Arborio, ma recentemente ho trovato del parboiled particolarmente saporito.
In linea di massima ci serve del riso a chicchi grandi, con un tempo di cottura dai 13 ai 18 minuti in acqua moderatamente salata.
La dose ideale per una persona è mezzo bicchiere da vino.

E quando ne abbiamo una scatola in dispensa, cosa ne facciamo?
Provare a cucinarlo pare una cattiva idea?

E come al solito cercheremo qualcosa di sbrigativo, nutriente, ad elevato impatto.

OK, cominciamo con il falsificare un riso alla cantonese.
Per preparare quattro buone porzioni di riso (finto) cantonese, ci serviranno

due bicchieri di riso
due uova
circa 250 grammi di pancetta a cubetti o striscioline
una carota grattugiata
2 scalogni o cipollotti tritati
mezza scatola di piselli grandi
olio
salsa di soia

Facciamo bollire il riso (possiamo anche usare riso bollito con largo anticipo e lasciato freddare).
Cuciniamo una piccola frittata e tagliamola a striscioline.
Friggiamo nel wok (*) nell’ordine la pancetta, gli scalogni, il riso, le carote, i piselli.
Aggiungiamo salsa di soia a piacere.
Fatto.

È un buon piatto unico, si può fare eliminando la pancetta per renderlo vegetariano.

Ma c’è di meglio.
Se togliamo la pancetta, e la sostituiamo con dei gamberetti, ci basterà aggiungere una punta d’aglio e del peperoncino al mix per ottenere un piatto diverso.

Oppure possiamo eliminare la pancetta, aggiungere del petto di pollo fritto a cubetti, raddoppiando la quantità di scalogno o cipollotti, per fare un ottimo riso fritto col pollo.
Un cucchiaio di olio di sesamo potrebbe aggiungere quel certo non so che.

Poi, naturalmente, c’è sempre il risotto alla milanese liofilizzato in busta.
Ma in certi casi, fare qualcosa di diverso potrebbe essere divertente – per quando non possa essere sempre caviale.

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(*) Un wok è un aggeggio fondamentale – impossibile vivere senza.
Procuratevelo!