strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Una buona idea per un corso estivo

Ho preso buona parte del weekend di vacanza, e mi sono letto un buon libro. Uno che mi hanno regalato per il mio compleanno.
E come risultato, ho inventato un corso/campo estivo – una cosa che sarebbe divertente da offrire ai ragazzi in età da liceo.
E sì, lo so, avevo detto che mi sarei dedicato a riposarmi senza pensare a idee lavorative e così via, ma poi, un po’ di gelato, un paio di vecchi episodi di Haruhi Suzumiya, e le idee hanno cominciato a combinarsi e prima che io me ne rendessi conto stavo delineando un corso estivo. Ma è OK, naturalmente – davvero! – perché comunque non mi permetterebbero mai di farlo ed alla fine tutto si riduce a un volo dell’immaginazione in un pomeriggio d’estate.
Anche se certo sarebbe bello.
Ora vi racconto… Continua a leggere

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Un po’ d’azione per le feste: Into the Badlands

La storia vi sarà probabilmente familiare…
Ci sono state “le guerre”1, e la civiltà umana è sprofondata nel caos.
A rimettere le cose a posto ci hanno pensato i Baroni, sette individui che detengono ciascuno il monopolio di una risorsa indispensabile a tutti, e che perciò mantengono un precario equilibrio del potere.
Dove gli accordi commerciali non bastano, ci pensano i “clipper”, guerrieri addestrati per difendere gli interessi dei loro padroni.
Ma ora l’assetto sta per cambiare, ci sono nuove forze in campo, e niente sarà più come prima.

xckteoa

Into the Badlands è una serie americana prodotta nel 2015, e della quale è attualmente in lavorazione la seconda stagione. Si tratta di fantascienza post-apocalittica e vagamente distopica, con elementi adatti a catturare l’attenzione della Hunger Games generation, ma al contempo abbastanza intelligente e matura da poter interessare anche ad un pubbliuco un po’ più smaliziato.
Mi sto guardando la prima stagione in queste notti, e non mi dispiace affatto, anzi. Continua a leggere


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Cantando dopo la catastrofe

Sarà il caso.
Sarà il commento sul folk ruvido nel post precedente.
Sarà il mood post-apocalittico e survivalista di questo inverno 2010.
Jon Boden è quello magro e nevrotico dei Bellowhead, cantante e violinista della band, uno dei giovani leoni del folk britannico conteporaneo.
Tutto vestito di nero, con la cravatta rosa, come un contadino per la prima volta nella grande città, magro e allampanato, l’aria un po’ da gatto randagio, mi è piuttosto simpatico.
Ed il suo Songs from the Floodplain è perfettamente adatto alla stagione, all’atmosfera.
Ed ai miei gusti – musicali e letterari.

La domanda è – si può fare della fantascienza con chitarra, fisarmonica e violino? Continua a leggere