strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Shakerato, non mescolato

E poi dicono letteratura…

Il mio successo letterario è difficile da spiegare, ma di sicuro ho un merito, aver avvicinato i giovani alla lettura. Se poi la qualità dei miei libri non è quella dei testi che leggevo io da ragazzo, non credo sia molto importante. Il cinema e l’editoria seguono l’onda che vuole questo genere di opere e mi fa piacere.

Questo piccolo capolavoro di coerenza e rispetto per il pubblico ci viene regalato da Federico Moccia, citato su La Stampa di ieri, in un articolo-marchetta sulla proiezione del nuovo film moccioso in unliceo romano.

Sorvoleremo sul fatto che La Stampa, caposaldo di oggettività giornalistica, si sbrodoli per una pagina a lodare sperticatamente una storielletta furbettina, dando voce ad un autore che non conosce il famnoso adagio “Chi si loda si imbroda”….

Certo non avevo in mente la Lolita di Kubrick dove il protagonista sembrava un padre alle prese con una bambina – ribatte Moccia -. Quella del film potrebbe essere una coppia reale, le diciassettenni di oggi possono essere tranquillamente considerate donne. E poi è curioso, ma se un sessantenne si mette con una trentenne allora tutto torna. Qui la differenza d’età è la stessa, ma nessuno ci fa caso

E sorvoleremo sul fatto che Moccia “gran raccontatore di passioni giovanili” pensi in scala logaritmica.

Ma la cosa orribile è quella frase – usata in apertura di questo post, in chiusura nell’articolo de La Stampa.
E’ vero, i mie libri sono di bassa qualità, ma è ciò che vuole il mercato e io sono contento.
Se non altro ho fatto leggere quegli imbecilli.

Forse allora è davvero meglio Harry Potter.
Nel quale, forse, c’è un po’ più di rispetto per il lettore.
E che per lo meno non dà ad autori e sceneggiatori problemi coi profilattici…

Una cronista si preoccupa perché nelle scene d’amore non c’è mai nessuno che faccia in qualche modo capire di usare il profilattico: «Nel libro questo passaggio c’è – tranquillizza Moccia -, sullo schermo abbiamo evitato d’inserirlo, sarebbe stato più estremo parlarne, anche per problemi di pubblicità».

… per problemi di pubblicità.
Eh, già.
Perché come l’accendino Ronson e il rasoio Gillette di James Bond, anche il profilattico di Raoul Bova deve avere un nome e un cognome definiti.
Uno non può scoparsi una diciassettenne con un profilattico anonimo.
Al limite, ne fa a meno, ed evita problemi di pubblicità.