strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Buoni propositi per il 2019

Buoni propositi per l’anno che viene, un post classico che, mi dicono, non può mancare sul blog del blogger che non deve chiedere mai. Non che sia facile: da anni, ormai, non posso permettermi di pianificare con più di due settimane di anticipo, ed è un continuo ottovolante. Ma fin qui è andata, no?

C’è qualcosa che davvero davvero voglio per l’anno che viene, al di là delle basi – pagare i conti, essere in buona salute, vivere bene?
Scrivere di più, scrivere meglio.
Allargare il mio pubblico.
Avere più supporter su Patreon.

Nel 2018 ho autopubblicato 31 ebook, 15 dei quali sotto pseudonimo – questo senza contare le storie che hanno ricevuto in esclusiva i miei supporter su Patreon.
Ho anche piazzato una dozzina di articoli in giro per riviste diverse, e lavorato a parecchie traduzioni. Ho venduto un paio di storie, ed ora siamo in attesa che vengano pubblicate.
Ho piazzato uno spin-off di Aculeo & Amunet su Occult Detective Quarterly.
E ho scritto un po’ di materiale per giochi di ruolo.
Bene, ma si può migliorare.
Si deve migliorare, se si vuole sopravvivere.

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L’autopubblicazione di testi accademici

Come forse sapete – o forse no – ho all’attivo tre saggi autopubblicati e disponibili in rete…

Il Crocevia del Mondo

Il Destino dell’Iguanodonte

Marte

Si tratta di agili volumetti lemuriani – vale a dire saggi (relativamente) brevi, su argomenti diversi, fra scienza, storia, e avventura.

E sì, già che ci siamo, qualora doveste leggerli e vi dovessero piacere, potreste sempre offrire una granita al limone all’autore usando il sempre efficiente Bottone di Paypal.

In questo modo, capirete, l’autoproduzione di ebook mi permette di soddisfare due delle tre necessità vitali dell’autore di saggi:

a . ho migliaia di lettori adoranti
b . ho forzieri colmi di dobloni d’oro

Ciò che manca, per rendermi completamente felice e soddisfatto di me stesso, è naturalmente il rispetto e l’approvazione dei miei pari, dell’establishment accademico.

O, per dirla in altre parole, sarebbe bello se i miei agili volumetti contassero qualcosa in termini di curriculum.
Su questo versante, la situazione è ancora piuttosto desolata. Continua a leggere


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Quelli che non pubblicano

Serata da veglia funebre con alcuni vecchi colleghi di università.
La conversazione si incunea sulla questione pubblicazioni – o mancanza delle medesime – e scopro con un certo orrore di essere quello con il maggior numero di pubblicazioni al tavolo (tocca pagare da bere).

Come è possibile?
Dopotutto, nell’ambito della ricerca, la pubblicazione è la valuta corrente.
È ciò che definisce la mia esperienza, che fornisce ai colleghi un’istantanea delle mie attività, delle mie competenze, delle mie capacità.
Certo, poi vogliono il curriculum.
Come no, fanno il web-check.
Ma le pubblicazioni sono la base.

Si chiacchiera, quindi, e si delineano una serie di problemi.

Primo – i buoni soldati
la capacità di eseguire gli ordini e la mancanza di iniziativa personale restano due criteri fondamentali nell’assegnazione dei dottorati, per lo meno per certi docenti.

Secondo – i cavalli perdenti
L’università tende a scoraggiare i propri laureati. Chi sei tu per dire la tua?, sembra essere il titolo della canzone. Esistono corsi nei quali alzare la mano per fare una domanda è ancora un buon sistema per essere dileggiati. Insicurezza e crisi di panico sono piuttosto frequenti.

Terzo – la difesa dell’orticello
Se è vero che molti dipartimenti campano di articoli a diciotto firme, è anche vero che la difesa dell’orticello tende a scoraggiare le collaborazioni; di rado si è proponenti di una collaborazione (perché dare un’occasione ad un potenziale concorrente?), raramente si accetta una proposta di collaborazione (perché aiutare un concorrente a fare punti?)

Quarto – la sindrome del pescecane
Estensione della difesa dell’orticello – se qualcuno pubblica nel mio ambito di ricerca, lo devo annientare; pubblicare su certi argomenti diventa l’equivalente di appendersi un bersaglio al collo.

Quinto – il pescecane insonne
Il rovescio della medaglia, naturalmente, è che per quei personaggi che hanno fatto proprio unambito molto vasto o molto popolare, il controllo del territorio diventa un lavoro a tempo pieno: devo leggere le riviste (almeno gli abstract), controllare i forum ed i siti professionali, i blog, e poi prendere gli opportuni provvedimenti… Chi ha più tempo per pubblicare, a quel punto?

Insomma, alla fine, pare che il basso numero di pubblicazioni di certi laboratori sia il prodotto dell’incontro fra una categoria tartassata e demotivata con un sistema aggressivamente chiuso su se stesso.

Non è la regola, naturalmente.
Ma certe volte, in una taverna sperduta da qualche parte, attorno adun tavolo solitario, l’impressione è che non ci siano alternative.

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