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ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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La radio, i podcast e Hilda Matheson

È agli atti la mia malsana passione per la radio, e per quella che in inglese si chiama talk radio in particolare – la radio parlata, con le interviste o anche solo con una persona che parla diciò che le pare.
Ho anche accennato in passato a come io consideri il mio blog come una specie di stazione radio, dove io mi siedo al microfono alla notte e parlodi ciò che mi pare – e in effetti i recenti esperimenti di podcast fatti su Karavansara col KaravanCast si riducono proprio a quello: io seduto davanti a un microfono, nel cuore della notte, che parlo di quel che mi pare.

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Ma oggi non voglio parlare di me, ma di Hilda Matheson.
Perché Hilda… eh, Hilda.
Vedrete.
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Dino Crocetti e il kitsch obbligatorio

Succedono cose strane, nella testa delle persone, se si ascoltano troppe ore di programmi radiofonici di musica jazz.
Partono strane idee.
Idee che non partirebbero se ci limitassimo ad ascoltare i nostri dischi, naturalmente – perché quella è la nostra musica, la scegliamo noi in base a come ci gira, decidiamo come ascoltarla, quando ascoltarla, in che ordine disporre i brani, in quale maniera spazializzare lo spettro stereofonico…
Per radio no.
C’è il DJ, ed è lui che sceglie.

Quindi, prima perla di saggezza di questo pork chop express – ascoltate la radio.
Imparate a confrontarvi con le scelte musicali degli altri – non è unaperdita di controllo (controllo di che?), è un modo per esplorare il cervello deglia ltri.
A volte un modo per farsi venire un paio di buone idee per dei racconti (se solo ci fosse il tempo per scriverli!)
Ascoltate musica per radio (1).
Scoprirete musica che non conoscevate,e vi verranno delle strane idee.

Del tipo.
Radio in streaming l’altra sera.
Una bella infilata di cantanti jazz – Billie, Anita, Blossom, Bobby, Mel, Frank…
Ed il disc jockey ci infila un pezzo di Dean Martin.

Dean Martin?
Dino Crocetti?

Ora, sia ben chiaro – non è che non mi piaccia Dino… no, ok, non mi piace.
Dino era l‘Itàliano del Rat Pack, quello che gigioneggiava a morte e si prendeva un sacco di libertà con le canzoni.
Quello che cantava in stato di evidente alterazione etilica.
Quello che giocava a fare il seduttore italiano…
Una volta uscivo con una ragazza che si faceva le risate più stravolte quando pensava a come, nei film della coppia Lewis & Martin, a Dean Martin toccasse la parte del bello.

Io non ne faccio una questione estetica, ma se sento ancora una volta That’s Amore o Mambo Italiano, sparo negli altoparlanti.
È questa faccenda dell’italiano canterino che Dean Martin incarnava, che mi dà fastidio.
Quello, ed il catalogo – That’s Amore (che Orson Welles definì “dannosa alla salute”), Volare, Oi Marì, Innamorata

Però, ascolto la musica per radio, e quindi mi affido al DJ.

Il risultato è inaspettato.
Decisamente.

Perché, in un vecchio, vecchissimo standard, che non ha nulla del repertorio da Little Italy al quale sono abituato, il buon vecchio Dino Crocetti non se la cava affatto male.
Ha una buona voce, ha dei musicisti di livello alle spalle, ed un arrangiamento solido.
Non sarà mai al livello di Sinatra in stato di grazia (nel ’66, al Sands), ma si difende.

[l’incisione qui sopra è del ’77, quindi quello che sentite è un sessantenne chiaramente alticcio che canta. Non male, no?]

E mi domando allora – visto il nutrito catalogo di pezzi ben più che dignitosi del nostro, perché i media mi martellano con le solite trite, kitsch, orripilanti canzonette a base di italianità da americani anni ’50?

Sarà per lo stesso motivo che tutte le celebrazioni e le operazioni nostalgia relative agli anni ’50, ’60, ’70, ’80, ’90, si sono concentrate solo sul peggio?
Sul macchiettistico, sul kitsch, sull’orribilmente ridicolo…

È per questo che di Elvis rimangono solo le interpretazioni sfatte e sudaticce del crepuscolo, giacca a frange e collana di fiori, o le tamarrate selvagge dei film con Ann Margret e Bill Bixby?

Davvero tutta la musica ambisce alla condizione di muzak, come sosteneva Stravinski?
O era Jerry Cornelius?

O è come sostiene un DJ che conosco, che si deve fare ascoltare solo il peggio del passato ai giovani, in modo da fargli piacere il pattume che vende loro MTV?
Perchè non c’è nulla di più appetibile, per un mercato musicale alla canna del gas, di un pubblico ignorante e senza memoria – quelli che alle serate vengono a chiederti un pezzo prog e quando tu chiedi se preferiscano Alan Parsons o Gentle Giant dicono che loro pensavano a Gigi D’Alessio…
Quelli che hanno vent’anni, e non hanno mai ascoltato un album dall’inizio alla fine.

Quelli che dici Dean Martin e loro attaccano “When the moon hits you eye…”
Se sei fortunato.
Se sei maledettamente fortunato.

Nota (1): ascoltate musica per radio usando gli strumenti streaming della rete. Ci sono posti in cui si producono programmi radiofonici che farebbero morire dal ridere i vertici di RAI o radio DJ alla sola idea…

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Rex Bob Lowenstein È Vivo!

Nei meravigliosi anni ’80, Mark Germino, poeta diventato cantautore, scrisse una canzone su un tale che si chiamava Rex Bob Lowenstein.
Un DJ in una piccola radio locale (W.A.N.T.) Rex Bob è uno specialista nel dare alla gente ciò che la gente vuole…

He lives for his job and he accepts his pay
You can call and request ‘Lay Lady Lay’
He’ll play Stanley Jordan, The ‘Dead and Little Feat
And he’ll even play the band from the college down the street

And his name is Rex Bob Lowenstein
He’s forty-seven, goin’ on sixteen
His request line’s open, but he’ll tell you where to go
If you’re dumb enough to ask him why he plays Hank Snow

Rex Bob è un piccolo eroe locale, uno che contribuisce alla comunità con l’unico mezzo a sua disposizione…

Well, he tries to keep his talkin’ to a minimum
He’s a Democrat, he’s a Republican
He’s an ad man with a great voice, say some
But when he spins those records he’s neither one

He’ll talk to the truckers on the interstate strip
The housewife and the car dealership
And when his second wife left him for a paper millionaire
He cried unashamedly right on the air

And his name is Rex Bob Lowenstein
He’s forty-seven, goin’ on sixteen
His request line’s open but he makes no bones
About why he plays Madonna after George Jones

Ma le cose si mettono male, perché le case discografiche hanno un’idea migliore – fornire una playlist definita (con i pezzi che devono vendere) e pagare la stazione radiofonica per il disturbo.
Si chiama Payola, una pratica fortemente immorale – fino agli anni ’80, quando divenne la regola (vi siete mai chiesti perché con 50 video prodotti ogni mese, Mtv passi sempre i soliti 12?).

Now, one day a man in a pinstriped suit
Took the owner of the station to a restaurant booth
His pitch was simple, “you’ll increase your sales
“If you only play the song list we send in the mail.”

He guaranteed a larger audience
Less confusion and higher points
“But your drive-time jock won’t get to do his thing.
“Hey he’s not half bad, tell me, what’s his name?”

Well his name is Rex Bob Lowenstein
He’s frequently heard, but he’s seldom seen
His formula’s simple and his format’s big
“I just play anything, you call and tell me what you dig.”

La cosa, ovviamente, a Rex Bob non piace.

Now Rex Bob David Saul Lowenstein
Quit his job a week later, but before he’d leave
He locked and bolted the control room door
And played smash or trash till they cuffed him on the floor

Beh, da ieri Rex Bob Lowenstein non è più solo una canzone.
Infastidito dai cambiamenti arbitrari imposti alla sua playlist, il DJ texano Paul Webster Feinstein si è introdotto negli studi della sua stazione radio (K.O.O.P.), ha cosparso le apparecchiature di benzina ed ha dato fuoco a tutto l’ambaradan.

After discovering that changes were made to his playlist for an overnight slot, Internet broadcaster Paul Webster Feinstein set fire to Austin community radio station 91.7 KOOP, where he was a volunteer. According to the Associated Press, the blaze, which took place on January 5, caused $300,000 of damage to the studios. If convicted, Feinstein, 24, faces two to 20 years in jail and a fine of $10,000.

La vita imita l’arte?

Well they drug him into court and the judge said, “Rex
“I’ve got to lock you up, for what I’m not sure yet.
“But your boss here says he thinks you’re wrapped too tight.
“But, by the way thanks for playing ‘Moon River’ last night”

And his name is Rex Bob Lowenstein
He’s a flaming bell inside a tambourine
He could play it all if he was just set free
Just to find what the people WANT