strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Il Vetro Scuro di Dennis Detwiller

Delta Green rappresenta una fetta importante della mia vita.
Quelli fighi là fuori possono ridere – se sono ciò che sono lo devo anche a Delta Green.
Nessuno di noi è più stato lo stesso dopo Delta Green.
Il progetto nacque circa uin anno prima del primo episodio di X-Files, e Chris Carter ancora ci deve delle spiegazioni.

Domanda: se l’orrore in agguato di H.P. Lovecraft è là fuori, perché non lo vediamo in TV quotidianamente?
Risposta: perché esiste una cospirazione all’opera affinché il pubblico non sappia.

Integrandosi perfettamente con la visione e la narrativa del gentiluomo di Providence, Delta Green costruisce un mondo contemporaneo nel quale una vasta e malandata cospirazione combatte ogni giorno affinché la Verità non trapeli, e la Fine dei Tempi venga rimandata di qualche ora.

Delta Green è una linea di supplementi per giochi di ruolo.
È una comunità online.
È la fonte di ispirazione per molti autori.
È un universo mediatico al quale fanno capo videogiochi, fumetti, racconti e romanzi.

Delta Green è certamente la più dinamica comunità alla quale abbia partecipato.
Vi ho conosciuto amici veri, non virtuali, e mi sono fatto un sacco di risate.
E mi ha ridato la voglia di scrivere dopo gli anni aridi dell’università.

Ora, esce Through a Glass Darkly, romanzo cospirativo e orrifico di Dennis Detwiller, uno dei cervelli del progetto.
E c’è più di un motivo per tenerlo d’occhio.

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Il bicchiere delle mance

Ho scoperto solo oggi Robin Parmar, ed è già il mio eroe.
L’ho scoperto per caso, facendo una ricerca con Google su qualcosa di completamente diverso.
Ma sono finito su uno dei suoi siti – theatre of noise – ed ho trovato questo:

Want me to write more articles on the topics you are interested in? Starting today I’m implementing a “ransom” system: You donate funds towards the article you want to see written. When the funds reach a designated cut-off point I provide the goods. Basically, buy me a coffee and I’ll write something in my usual fact-filled, research-driven and jargon-free style. Read on for the details!

Già.
Robin la mette giù chiara – c’è un argomento che rientra nella sua sfera di competenze sul quale voi vorreste saperne di più?
Pagategli un caffé e lui vi scrive il pezzo.
Un po’ come il mio piano-bar del fantastico, ma con il bicchiere per le mance gestito da PayPal.
Si versa un quid, si scrive una mail dicendo “Mi piacerebbe sapere la tua su…” e quando il bicchiere delle mance è pieno, l’articolo arriva e tutti lo possono leggere.
Già, anche quelli che non hanno pagato.

Ed eccola là, la tua minuscola, viscida anima da italianino piccolo piccolo, che dice “Ma se poi possono leggere tutti, perché dovrei pagare invece di aspettare?”
Perchè se tutti ragionassero così il pezzo non uscirebbe mai.
E a te interessa che esca.
Quindi scuci.

Non cento euro, non mille.
Tre.
Cinque.
Fai tu.

Si chiama ransom model, ne ho già parlato in passato, e l’ho visto funzionare – nel mondo anglosassone.
Qui?
Qui ci sono troppi italianini con l’anima avvizzita per poterci sperare.
E poi con l’attuale crisi bla bla bla bla…

E no, questo non significa che comparirà il bottone di PayPal su strategie evolutive.
Significa solo che Robin Pamar, che riesce a vivere nel ventunesimo secolo mentre noi siamo intrappolati in un eterno ventesimo, è diventato uno dei miei eroi.

E ve lo volevo far conoscere.


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Però ci guadagnano!

Strano.
Strano.
Stranissimo.

Stavo catechizzando, ieri sera, sul sistema a riscatto per l’editoria (soprattutto) autoprodotta creato e perfezionato da Greg Stolze.
Non mi capita spesso, ma ogni tanto capita, di partire per la tangente, salire in cattedra e illustrare sistemi alternativi per campare di ciò che si crea saltando gli intermediari.
Ma quando mi trovo fra persone che criticano il mercato in blocco (scrittori imbelli che pubblicano romanzi illeggibili spacciati da editori filibustieri a lettori idioti) e che sostengono di avere opere da distribuire ma aver ormai abbandonato la speranza di raggiungere il pubblico, io mi lancio.
Visto mai che non si riesca ad avviare qualcosa di nuovo ed eccitante.
Ma ovviamente non funziona.

Anche ieri sera, come al solito, è finita a pernacchie ed accuse di “utopia”, ma per la prima voltami sono state rivolte due obiezioni al sistema che meritano di essere segnalate – in quanto io credo sintomatiche di una certa forma mentale in ultima analisi autolesionista.

Ricapitoliamo.
Il sistema a riscatto funziona così: un artista ha un prodotto che ritiene potrebbe interessare al pubblico.
Non ci interessa che si tratti di un libro, un film, un disco o un software.
Non ci interessa neppure, a questo punto, perché l’artista in questione voglia utilizzare un metodo alternativo per raggiungere il pubblico – forse non trova un editore tradizionale, forse non è interessato a trovarlo.
Di fatto, il nostro eroe decide che, a fronte della distribuzione al pubblico della sua opera, sarebbe giusto per lui guadagnare una cifra X, che comprende anche le sue spese vive (materiali, ricerca, ore lavorate).
Procede perciò in questo modo – annuncia la propria opera, presentandola e documentandola il più dettagliatamente possibile, attraverso i canali che preferisce (di solito la rete).
Annuncia la cifra che ritiene giusta per “liberare” la propria opera, e fornisce un conto corrente sul quale le persone interessate possono versare la cifra che vogliono.
La proposta – quando sul conto si sarà accumulata una cifra pari ad X, l’opera sarà disponibile gratuitamente per tutti in download.
Come bonus, alcuni offrono la possibilità, a riscatto pagato, di ottenere una copia a stampa (o su CD/DVD) dell’opera per un piccolo extra (tramite servizi come Lulu.com), e ne inviano automaticamente una copia, a costo zero, a tutti coloro che hanno versato il proprio obolo.
Bello liscio.

Il sistema funziona bene, specie per prodotti diretti ad un mercato ben definito e che riescono a documentare/garantire una elevata qualità; un autore affermato avrà risultati migliori di un autore esordiente.
Il processo riduce drasticamente i tempi di pubblicazione, e garantisce all’autore un guadagno pari – o leggermente superiore – a quello che sarebbe garantito da un editore tradizionale. Viene oltretutto aggirato elegantemente il problema della pirateria on-line.

Ora, la principale obiezione che mi viene fatta quando propongo questo sistema è “ma perché dovrei pagare, se aspettando che qualcun’altro paghi, poi posso avere l’opera gratis?”
Speculare a questa, c’è poi l’obiezione “Ma come, io pago e poi chiunque può averlo gratis?”
Entrambe le obiezioni hanno la stessa risposta – (esattamente come nell’editoria tradizionale) se nessuno pagasse, l’opera non sarebbe disponibile in alcuna forma.
In altre parole, se ti interessa davvero, forse ti conviene pagare.
Anche poco.

Ieri sera, invece, due nuove obiezioni al modello, che mi hanno lasciato senza parole (salvo insulti, che però è sempre bene trattenere).

Obiezione 1 – in un paese in cui lo stipendio medio è 1000 euro al mese, la gente non fa cose stravaganti come spedire cinque euro a un conto corrente per avere un libro o un film fra sei mesi.
Un ragionamento francamente disonesto – figlio del classico “perché dovrei dare 50 centesimi al lavavetri quando a me nessuno da niente gratis?” un po’ ipocrita e un po’ carogna. Portato alle sue logiche conseguenze, non si fa nulla se non sussistere – avviare qualsiasi attività e impegnarsi in qualsiasi cosa che non sia uno stile di vita da cacciatori-raccoglitori diventa “stravagante”.

Obiezione 2 – ma i bastardi in questo modo ci guadagnano!
Eh, già, la persona che fa il lavoro che a voi magari interessa, e ve lo rende disponibile per una cifra che scegliete voi (anche nulla, se avete pazienza), alla fine della fiera ha un guadagno, e magari va a farsi una pizza.
Il che, a quanto pare, per queste persone è inammissibile.
Ciò che gli interessa non sono disposti a pagarlo, ma lo vogliono, e lo vogliono gratis.
E che sia fatto bene!
L’artista deve morire di fame, per donare a loro il prodotto della propria arte.

Con mentalità come queste all’opera….