strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Due in un giorno

Nella giornata di ieri ho venduto due racconti.
Che detto così pare una cosa abbastanza blah, ma è il genere di cosa che ti tira su di morale, ed un passo avanti per il mio lavoro. Dimostra – forse – che sto lavorando nel modo giusto, e che Bradbury e Heinlein avevano ragione. E un po’ scoccia, ammettiamolo, dare ragione a Bob Heinlein.
Ma Heinlein conosceva il mercato, e bisogna sempre ascoltare chi conosce il mercato.

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Cinque storie da leggere da vicino

Mi hanno chiesto cosa mi piacerebbe insegnare se dovessi mettere insieme un corso di scrittura.
Premesso che non ho in programma alcuna cosa del genere – si è parlato di un corso orientato ai giochi, ma al momento sono oltre il digital divide – come al solito è bello immaginare cosa si potrebbe fare in una situazione tanto improbabile.

Dreaming is free, come cantavano i Blondie.

E quindi, se dovessi mettere in piedi un corso, quale sarebbe la prima cosa che mi piacerebbe insegnare?
Non credo di avere molti dubbi.

Ipotizziamo un corso orientato alla letteratura di genere.
Il mio corso sarebbe costruito attorno all’imparare a leggere. Continua a leggere


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Tutti al circo

3890Charles G. Finney era un ragazzo di provincia che si arruolò nell’esercito dopo la Grande Guerra, e venne spedito in Cina, dove trascorse tre anni, dal ’27 al ’29.
mentre si trovava a Tientsin prese un po’ di appunti per un romanzo, e poi, quando tornò in America e si ritrovò a scrivere per un giornale a Tucson, in Arizona, lo mise giù e lo pubblicò nel 1935.
Il romanzo vinse il National Book Award, che veniva assegnato per la prima volta proprio in quell’anno, come romanzo più originale.

Il romanzo si intitolava The Circus of Dr Lao, ed era illustrato da Boris Artzybasheff. Continua a leggere


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L’altra figlia del Visir

n17748Viaggiare indietro nel tempo per rapire per qualche giorno personaggi storici, dei quali poi produrre copie neurali per l’industria dell’intrattenimento.
È un lavoro come un altro, per “Bill” Billings.
Un breve corso di orientamento, e poi un salto nel passato, per estrarre un altro soggetto.
A Baghdad, nel nono secolo, per rapire Scheherazade, la figlia del Visir, la più grande narratrice della sua epoca.
Ma il lavoro non va per il verso giusto.
Non solo Bill rapisce la persona sbagliata, ma un guasto alla sua macchina del tempo deposita lui e la sua imprevista compagna… altrove.
Molto altrove.
È semplicemente un futuro post-umano, come ipotizza Bill, o si tratta della terra dei Jinn, come sostiene la secondogenita del Visir? Continua a leggere


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Paese d’Ottobre

01740Il numero 10 della fantacollana è Paese d’Ottobre, di Ray Bradbury, traduzione della collezione The October Country, del 1955.
La copertina, come sempre, è di Karel Thole.
Ancora una volta, la Fantacollana ci offre un fantastico che non è il solito fantasy con gli elfi e i draghi – ed allinea sullo scaffale un testo fondamentale.

Ora, in un universo ideale, io non dovrei avere bisogni di spiegarvi chi sia Ray Bradbury.
Tuttavia, l’averlo sentito definire “un autore di scarso peso nell’ambito del fantastico” (o qualche idiozia equipollente – certe frasi restano impresse col fuoco nelle snapsi, ma l’orrore distorce la memoria), mi suggerisce che forse una breve nota introduttiva servirà ai distratti.

Sarò brevissimo: Ray Bradbury è stato probabilmente il primo – ed in certi circoli resta l’unico – autore di letteratura fantastica al quale, in vita, e nonostante l’esordio sulle riviste pulp, sia stata riconosciuta dall’establishment culturale una dignità letteraria*.
Le ragioni sono molteplici – non ultima la qualità della scrittura.

E Paese d’Ottobre è un eccellente esempio di questa qualità autorale – ed è particolarmente interessante per due motivi.
Da una parte, perché il volume raccoglie diciannove racconti di Bradbury usciti negli anni ’30 e 40, e quindi certamente riferibili alla sua produzione pulp. E dimostra come già il “giovane” Bradbury (che non dimentichiamolo, esordì collaborando con Leigh Bracket inun planetary romance) sapesse scrivere.
E dall’altra, perché in questi racconti orrifici e macabri, Bradbury riesce a tenere sotto controllo certi elementi che diverranno successivamente preponderanti, rendendo la sua produzione spesso un po’ troppo nostalgica e zuccherina.

esq-ray-bradbury-1966-lgLe storie, nell’ordine sono…

Il nano
In coda
L’oculato gettone da poker di H. Matisse
Scheletro
Il barattolo
Il lago
L’emissario
Il sacro fuoco
Il piccolo assassino
La folla
Saltamartino
La falce
Zio Einar
Il vento
L’uomo del primo piano
C’era una volta una vecchina
Il condotto sotterraneo
Il raduno
La bella morte di Dudley Stone

Molti verranno ampiamente ristampati successivamente.

Se i temi di Bradbury ci sono tutti – l’infanzia, la provincia, l’insolito che irrompe nel quotidiano – le storie hanno anche una crudeltà ed un humor nero che ne conservano l’efficacia.

October_country_firstPaese d’Ottobre è una raccolta che è invecchiata molto bene e rimane, a mio parere, il libro di Bradbury da consigliare a chi volesse avvicinarsi a questo autore.
Si rischia di dare di lui un’immagine falsata – forse troppo bonariamente truce – ma a mio parere Paese d’Ottobre batte senza neanche impegnarsi con le Cronache Marziane, il titolo di default (con Fahrenheit 451) di Bradbury.

Il volume della Fantacollana è arricchito da alcune tavole illustrate e da circa venti pagine di introduzione biografica di Sam Moskowitz che probabilmente è, come normalmente accade per Moskowitz, al 60% inventata.

Sciocca nota autobiografica – questo è il libro che mi ha riconciliato con Bradbury dopo la noia inesprimibile de Le Cronache Marziane.
Via, l’ho detto.
Son passati trentacinque anni da quando ho letto quel libro, tuttavia, quindi mi riservo il diritto di rivedere la mia opinione.

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* Potremmo fare i polemici, e sostenere che purtroppo i critici hanno riconosciuto la dignità dell’autore e non del genere – per quello ci son voluti altri trent’anni.
ma accontentiamoci di certe piccole conquiste.


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Il breviario di Ray

Incredibile UPS, che oggi (per voi probabilmente ieri), con un servizio di una rapidità addirittura sospetta, mi ha consegnato il pacco contenente il massiccio, indispensabile The Stories of Ray Bradbury, sontuosissimo rilegato rigido di mille e rotte pagine nella collana degli Everyman’s Classics, offerto dal solito Amazon al prezzo di un Oscar.
Difficile resistere a certe cose*.

Ho già detto che Bradbury non è – per temi – in cima alla mia lista di autori preferiti.
Specie come romanziere.
Ma ho sempre avuto spazio per le sue storie brevi, e ammirazione per la sua disciplina nel gestire la prosa.
È megli di Hemingway, ed ha un livello qualitativo incredibile.
Ci fu un tempo, davvero, in cui Ray Bradbury non poteva sbagliare un colpo.
E così mi sono detto, che diamine, del vecchio Ray non ho un singolo volume di storie in originale, a parte una vetusta edizione di Martian Cronicles risalente alla fine degli anni ’70 sepolta in qualche cassa da qualche parte.
Vediamo di rimediare.

Il volume della Everyman’s Library è il classico peso massimo che ha fatto la fortuna di questa casa editrice: copertina rigida foderata in seta, sovracoperta a colori, segnalibro in seta, una lunga e non-istituzionale introduzione di Christopher Buckley, una dettagliatissima bio-bibliografia, e poi cento racconti di Bradbury, pubblicati all’origine tra il il 1936 ed il 1980.
Già, manca la roba recente – ma il mio amico Elvezio Sciallis scriveva qualche giorno addietro, in occasione della dipartita del vecchio Ray, che Bradbury era già morto negli anni ’80, e a quanto pare la gente della Everyman la pensa come lui**.
Certo, il taglio al 1980, ci consegna un campione della prosa di Bradbury al picco della sua capacità narrativa.
C’è The Day it Rained Forever, c’è The Wonderful Ice Cream Suit, c’è A Sound of Thunder, c’è I Sing the Body Electric!, c’è Golden Apples of the Sun, c’è The Inspired Chicken Motel…***

Che, qualora qualcuno avesse dei dubbi, sono storie di fantascienza, e fantasy, e di fantastico variamente classificabile.
C’è anche una sottile vena orrifica.
Poi, ok, ora Ray Bradbury non è più narrativa di genere – è un classico della letteratura americana.
Ma sono giochetti del marketing.

E questo volume è anche un manuale per imparare a scrivere narrativa breve – basta osservare Ray al suo meglio fare ciò che sapeva fare meglio: scrivere storie.

La filosofia alle spalle della Everyman’s Library – l’idea di creare una biblioteca di classici popolari che possano accompagnare il lettore attraverso la sua vita – conferisce a questo tomo un vago sentore di breviario, di testo sacro.
Un buon libro per quando si viaggia.
E per quando si sta fermi in un posto.

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* Sì, sto sviluppando una malsana passione per i volumi Everyman Classics… credo che il mese prossimo mi procurerò quello con le storie brevi di Roald Dahl. Per bilanciare Bradbury.

** No, ok, è una battuta – questa è la ristampa della collezione-monstre pubblicata all’origine trent’anni or sono per celebrare Ray… non hanno tolto nulla, hanno solo aggiunto il metatesto.

*** E questo è anche un ottimo suggerimento per una buona lettura estiva.


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Ray

Se ne è andato all’età di 91 anni quello che era probabilmente il più rispettato autore di SF del secolo passato.
Ray Bradbury non lo trovate nel settore fantascienza – lo trovate nel settore Nuovi Classici.
Ne ridevamo, proprio l’altra sera.

Non è mai stato il mio autore preferito – e l’ho detto più volte.
Ho una breve lista di storie e raccolte che ho apprezzato moltissimo, ma non sono mai stato, per dire, fan di Cronache Marziane.
Fahrenheit  451 mi piace più per l’idea che per l’esecuzione.

Limiti, certamente, del mio gusto – o mancanza del medesimo.

Ma non si può ignorare il peso che Bradbury ha avuto nel contribuire a dare dignità al genere, con una notevole levatura letteraria – Bradbury scriveva bene.
Questa sera mi rileggerò qualche pagina di Paese d’Ottobre, e sarà come sempre un gran bel leggere.

Ora che non c’è più… sarà come se non se ne fosse andato.
A differenza del suo contemporaneo e “concorrente” Ike Asimov, Bradbury non fu mai una personalità straripante, un’icona mediatica, un prezzemolo intellettuale.
Centellinava le interviste.
Scriveva pochi articoli e ancor meno saggi*.
La sua discrezione, anche quando quella forsennata gli dedicò una canzone sconcia (ma divertente) rimane parte centrale del suo personaggio.

Ray Bradbury se ne è andato.

La leggenda no.

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* Ah, già – ho odiato ogni singola pagina del suo Zen and the Art of Writing.