strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Il giorno che ho capito tutto

OK, lo sappiamo, il titolo è grammaticalmente discutibile – dovrebbe essere “Il Giorno in Cui Capii Tutto”… così sarà gergale, ma è più incisivo.

Detto ciò, veniamo ai fatti.
Doveva essere il 1979.
Seconda media.
L’insegnante di disegno ci disse di portare a scuola una rivista con delle fotografie di luoghi lontani, in modo da poter disegnare dei paesaggi copiando dalle fotografie.

Mio padre leggeva abbastanza regolarmente il National Geographic, all’epoca… e quindi io presi una copia del Geographic.
Un numero in cui si parlava di Hong Kong.
E portai a scuola quello. Continua a leggere


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Taglie Forti

Oggi improvviso di getto un pezzo un po’ anomalo, che in un certo senso è legato alla scrittura, anche se useremo la scrittura come punto di partenza e di arrivo, e nel frattempo faremo un giro maledettamente tangenziale.
Diciamo che questo è un pork chop express improvvisato.

redheadE sì, mi sono accorto che c’è una rossa piccante in negligé qui di fianco.
Non fatevi distrarre, ora ne parliamo.

La rete è straordinariamente utile, per chi scrive, per un sacco, ma davvero un sacco di cose.
Una di queste è la documentazione visiva – vi serve sapere com’è il soffitto dell’ingresso del Taj Mahal? I colori dell’uniforme della banda d’ottoni dell’Università di Adelaide? Non avete esattamente idea di come sia fatto un pranga o di che colore sia la pelliccia del tarsio?
Una bella ricerca per immagini, ed è fatta.

Allo stesso modo potete documentare dei personaggi – trovare immagini di persone in abiti d’epoca, immagini di pettinature e accessori. Trovare facce, corpi, pettinature, stili.

Meraviglioso.
Ma c’è un MA…

Ora, cosa c’entra la rossa*?
La rossa c’entra perché la rossa qui di fianco è ciò che Google mi restituisce se io cerco l’immagine di una donna grassa.
L’ho trovata cercando “taglie forti”, per la precisione**.

Il che, naturalmente significa che là fuori c’è gente molto malata, malata nella testa, e che il loro modo di pensare sta deragliando il nostro modo di percepire la realtà.

Ma tutto questo diventa ancora meglio – in senso quantomai lato – quando riflettete sul fatto che io l’altra sera, per documentare un personaggio che mi piacerebbe scrivere, stavo cercando l’immagine di un uomo grasso.
Un tipo “alla maniera di Falstaff” ma giovane, magari in abiti ottocenteschi.
Sì, lo so, potrei cercare immagini tratte da film, ce ne sono a dozzine, ma preferisco volti non riconoscibili, preferisco persone “normali”.
E poi cercando a casaccio, si trovano spesso non le cose che stavamo cercando, ma quelle che dovevamo trovare.

Beh, se trovare immagini di donne “grasse” è relativamente facile, e c’è una grande varietà – anche se si rischia di beccarsi donne grasse come la rossa qui sopra… beh, se cercate uomini grassi, marca veramente male.
La maggior parte sono individui straripanti al limite del grottesco, nudi, in posizioni imbarazzanti ed impegnati in attività esecrabili.
Se provate a seguire i link, troverete pagine e pagine di “simpatico umorismo” – non troppo diverso da quello che troverete sulle pagine che contengono immagini di donne giudicate “sovrappeso”.

È un orrore.
Ma non è il fatto che ci siano derelitti che ridono di chi è diverso, ciò che oggi mi interessa.
Ciò che mi interessa è la filtratura della realtà.

Tempo addietro feci un post sul fatto che tramite i soliti motori di ricerca in rete non si trovavano più volti femminili con delle oneste rughe d’espressione, non si trovavano foto di attrici di mezza età.
Per la forma del corpo delle persone, così come per il viso delle donne, viene implementato un filtro altrettanto drastico e altrettanto definitivo.

E questo è importante, se scrivete, perché, appunto, potreste usare la rete per cercare riferimenti visivi – e ottenere non solo una percezione distorta della realtà, ma anche una che contraddice e si disaccoppia drasticamente da quello che potete vedere guardando fuori dalla finestra.

E naturalmente, mi direte voi, ciò che è importante è ciò che c’è fuori dalla finestra.
Smettila di usare la rete e fatti una passeggiata.
La realtà è quella.
Ma ne siamo davvero sicuri?
Può esserlo per me, probabilmente anche per voi – ma se le persone ormai interrogano la rete per sapere come preparare la pasta aglio, olio e peperoncino, per acquistare una schiuma da barba, per farsi spiegare i film, per cercare libri da leggere e abiti da indossare…
Che immagine della realtà ricava?

E ciò che scriviamo, a quale versione della realtà deve conformarsi?

Sono domande pesanti, da associare ad una rossa piccante in negligé.

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* Che se non è la deliziosa Ann Margret le assomiglia davvero un sacco.

** Sì, lo so, ci avete provato e sono usciti risultati diversi.
Fatevi coraggio – è la magia del blogging.


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Fuga dalla Realtà

… ovvero

Altro che futuro e futuro, dovresti pensare al presente… invece di leggere I Mercanti dello Spazio (che sulla base del titolo dev’essere per forza una cazzata), leggiti piuttosto questo bel libro scritto nell’800 da un aristocratico, ma che parla della vita quotidiana dei contadini russi…

Alzi la mano chi non si è mai sentito dire che leggeva fantascienza, fantasy, horror o più in generale narrativa d’immaginazione “per sfuggire alla realtà”.
Figuratevi poi scriverle, certe cose!

È incredibile quanta gente ci fosse – e ci sia ancora – in giro, pronta a pontificare sulla necessità di affrontare la realtà, immergersi in essa, esserne intimamente coinvolti, quasi ossessionati.
La realtà e solo la realtà.
E poi eleggono un feticcio come presidente del consiglio e passano i pomeriggi in ufficio a giocare al Fantacalcio.
Eh, mai fidarsi, di chi parla troppo di realtà.

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