strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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A cosa serve il Bechdel Test

Pare un fatto incontrovertibile che su strategie evolutive i post dedicati alla scrittura, soprattutto alle meravigliose e indispensabili regole che non si possono infrangere, destino un certo interesse nei surfisti.

E la notte passata mi domandavo, ma dopo avervi martellati con lo sciòddontel, l’infodamp e il sensouonda, questi profeti del Manuale vi hanno mai parlato del Bechdel Test?

Il Bechdel Test è una di quelle cose che servono per scrivere – se sapete come usaralo; se non sapete come usarlo, se lo affrontate in maniera dogmatica e inintelligente, è come una grossa tagliola per orsi, coi denti intinti nel curaro.
Insomma, è esattamente ciò di cui bisognerebbe discutere un attimo.
Vogliamo parlarne?
Facciamoci un pork chop express… Continua a leggere


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Vecchi Giocatori Stanchi

Il post del mio vicino di cella Alessandro Girola, di là su Plutonia Experiment, un paio di giorni or sono, ha scoperchiato tutte le bare dei vecchi grognard italiani, e sollevato la pelosissima questione del giocare di ruolo a quarant’anni (e oltre).

Ora, la mia è una posizione privilegiata – gioco con continuità da circa trent’anni, con una media di unapartita alla settimana (ma ci fu un tempo incui si arrivava a trepartite la settimana), e quindi, essendo invecchiato giocando, molti problemi non li ho incontrati.

O piuttosto li incontro adesso, che la mia squadra è a ottanta chilometri da dove sono seduto, e quindi potrebbe rendersi necessario ripartire da zero.
E ripartire da zero è difficile.
Mettere insieme una squadra, organizzare delle regolari sessioni di gioco.

Quelle che seguono sono alcune considerazioni generali, basate sulla mia esperienza. Continua a leggere


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Le regole

Si parlava di regole del blogging, la notte passata, in un luogo del web annidato fra le pieghe di Facebook, del quale non posso dirvi il nome, o poi dovrei uccidervi.

Regole.

Ed io ho ripescato questo brano di poesia, del quale non conosco origine o autore, in un vecchio quaderno di appunti di quando preparavo il mio corso sul Taoismo, nell’inverno del 2006.
Pare caschi a fagiolo.
La traduzione è mia.

Sii semplicemente te stesso,
Scopri che non ci sono schieramenti opposti.
Le regole fingono di essere muri,
Un luogo sul quale a volte è conveniente appollaiarsi,
Per osservare dall’alto la follia della società.
Un posto dietro al quale nascondersi quando non si vuol essere notati.

Le regole sono illusioni.
Attento al modo arbitrario in cui le persone infliggono le proprie regole.
La via di un taoista cammina attraverso le regole senza infrangerne alcuna.
Un taoista è fedele al proprio cuore, e fluisce libero in una vita senza muri.


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Questioni di stile

Non si pronunciano làim.

Si parlave di lime, nel weekend, con alcuni amici.
Non il frutto che si spreme nei cocktail e si pronuncia làim, proprio gl’arnesi dei carpentieri.
E non nel senso che abbiamo abbandonato la letteratura per la falegnameria – anche se, coi tempi che corrono, potrebbe essere una buona strategia evolutiva – ma nel senso di quell’infinito lavoro di ripulitura al quale vengono sottoposti talvolta i racconti, i romanzi, e anche gli articoli.
E la parola chiave, qui, è infinito.
Ho visto straordinari lavori accademici relegati per l’eternità su di un hard disc polveroso mentre l’autore li ripuliva e limava all’infinito, alla ricerca di una perfezione che non è una cosa di questo mondo, né lo potrebbe essere.
Anche se naturalmente, alla fine, è un alibi – meglio continuare a limare che affrontare la possibile l’ostilità – reale o presunta – del pubblico.

Ci vuole un po’ di coraggio.
Bisogna capire quando ogni ulteriore limatura non incrementerà l’efficacia del testo.
Un bel respiro, e lo si pubblica.
E poi succeda quel che deve succedere (anche se a volte è molto spiacevole).

Ma, e gli errori, e le imprecisioni?
E non parliamo di refusi, parliamo di disattenzione verso le Buone Regole…

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Qualche osservazione sul gestire un blog

Si discuteva, la notte passata, di quante visite al giorno sono abbastanza per un buon blog.
Bella domanda, che dipende tuttavia da un sacco di variabili.
Il tema, la lingua usata, e il linguaggio, la frequenza di aggiornamento, l’argomento trattato…

Da lì si è passati alla faccenda di cosa sia essenziale per un buon blog.
E poiché in giro per la rete c’è un sacco di gente tosta, le opinioni, le liste di cosa da fare e da evitare, si sprecano.
Ci sono quelli che hanno il decalogo definitivo, quelli che hanno i sette elementi fondamentali, quelli che vi garantiscono che è possibile fare dai 10.000 ai 35.000 dollari col vostro blog – e se vi interessa sapere come, hanno l’ebook pronto da vendervi.

Ora, io ho avviato questo blog cinque anni or sono – ouch! – sostanzialmente senza sapere cosa stavo facendo, ed il processo di apprendimento non è ancora terminato.
Tuttavia è passata molta acqua sotto i ponti, e quindi sarei quasi tentato di dire anche io la mia.

Perciò, ecco un incrocio fra un pork chop express e una top five, cinque cose che (credo) fanno funzionare un blog. Continua a leggere


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Regolamentare la rete

Gli amici sono quelle persone che, nel momento in cui hai già una pila alta così di libri – e un sacco di altre cose da fare – ti passano il titolo di un volume che devi assolutamente leggere.
E quello ti acchiappa e ti intrappola per una settimana.
Perché, diavolo, era davvero importante leggerlo.

In questi giorni, il libro in questione è The Code, version 2, dell’americano Lawrence Lessig.
Lessig è un costituzionalista, e si occupa nel suo saggio di come sia possibile regolamentare il cyberspazio.
Come sia in altre parole possibile imporre una serie di regole agli utenti della rete, implementarne la tracciabilità, limitarne le attività secondo regole stabilite.
Sullo stabilite da chi, ecco, comincia la parte divertente.

Mettiamo subito in chiaro che il testo di Lessig non è una faccenda sensazionalistica del tipo “ecco i padroni segreti del web”.
Il testo è al contempo estremamente leggibile ma fortemente tecnico, zeppo di ottimi esempi ma rigorosissimo nel delineare i problemi e le soluzioni.
A partire da quattro “esperimenti di pensiero” – comunque piuttosto realistici – l’autore analizza da una parte come il codice, il software, sia di per se lo strumento di base della regolamentazione del web, e dall’altra quali passi siano stati intrapresi, e da chi, nel corso degli anni, per imporre attraverso il codice, una serie di regole che cono cambiate, anche se forse non ce ne siamo accorti.
Se esistano dei buoni e dei cattivi, Lessig lo lascia decidere al lettore – anche se di suo l’autore non fa segreto delle proprie opinioni.

Dettaglio interessante: la seconda edizione del volume è stata aggiornata, riscritta ed editata online, attraverso un wiki aperto e collaborativo.
Il libro si può acquistare per pochi euro in cartaceo, o scaricare legalmente e gratis come pdf.
vale maledettamente la pena di leggerlo.
Dopotutto, la nostyra vita si svolge sempre più spesso online, d è il caso di conoscere le regole che governano questo mondo.

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