strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


36 commenti

Claudio & the Motherf**kers

Otto marzo, festa della donna.
Avrei voluto fare un post un po’ spiritoso e un po’ zen sull’intera faccenda, ma ieri sera sono inciampato su un televisore acceso, vedete, e qualcosa è divenuto prioritario.
Assolutamente prioritario.
Perché ieri sera, inciampando su un televisore acceso, ho visto questo…

Maledetti figli di puttana.
Chiedo scusa per il francesismo, che poco si adatta al colto pubblico di questo blog.
È che questo spot non mi è solo andato contropelo.
Mi ha francamente offeso.
E mi ha fatto incazzare.
Falso.
Ipocrita.
Disonesto.
Manipolativo.
Pork chop express, quindi, duro & incazzato.

Raccontiamola tutta, allora, brutti bastardi, la storia del nostro amico Claudio.
Che si è laureato con 110 e lode studiando in una struttura cadente, pagando tasse da capestro, soggetto ai capricci di docenti indifferenti o ostili (“Considera ogni tuo laureato un potenziale concorrente”), aggiornati al 1958, perduti in incomprensibili, bizantine guerre interdipartimentali, con appelli fantasma e segreterie popolate sa subumani.
Claudio che ha fatto il dottorato a Los Angeles perché era in gamba, ma nel suo dipartimento di origine tutti i posti da ricercatore erano già destinati ai figli dei suoi docenti, alle fidanzate dei figli dei suoi docenti, alle sue colleghe sessualmente disponibili ed ai suoi compagni di corso paraculati, ai “bravi soldati” capaci di eseguire gli ordini senza pensare, senza turbare con idee originali il progetto imposto dall’alto.
Claudio che si è visto proporre di pubblicare la tesi da 110 e lode a nome del suo relatore di tesi, e poi ha guardato mentre compagni di corso che si erano rubati gli esami e che non sarebbero stati capaci di trovarsi il buco del culo con una mappa di Google facevano carriera, ottenendo assistentati, facendo conferenze – sempre da gregari, eh, ma per lo meno con uno stipendio, schifoso, ma sicuro.
Claudio, che gli dicevano che lui ricerca non l’avrebbe mai fatta, di trovarsi un lavoro onesto, aprire una cartoleria, fare traduzioni, fare il supplente di scienze in istituti superiori popolati di relitti emotivi disumani e orribili.
Chlaudio, “che se ha voluto dottorarsi è dovuto andare in america, che là un dottorato lo danno a chiunque”.
Bravo, eh, Claudio, che ha fatto il PhD a Los Angeles e ancora ci lavora, con un bel finanziamento dal settore privato (che in Italia i suoi colleghi avevan scioperato per rendere impossibile su consiglio dei docenti) ed una fidanzata americana neanche poi brutta.
Ma volete mettere la nostalgia?
Ilsole, il mare, la mamma, la pasta…
E così Claudio ingoia l’orgoglio, si sgancia dal CalTech e torna a casa.
Dove sono contenti che lui sia tornato, perché i suoi soldi saranno utilizzati per ristrutturare laboratori ottocenteschi che qualcun’altro adopererà – questo senza contare i quattrini che spariranno strada facendo.
Ma non c’è problema, vedete?
Perché Intesa San Paolo – che chiede ai pensionati di rientrare sui mutui mangiandogli il poco che hanno e la salute mentale, che obbligava i propri bancari a spingere bond argentini e pacchetti ad altissimo rischio, che non concedeva mutui ai ricercatori perché un assegno del Ministero della Ricerca non è un reddito sicuro… Intesa San Paolo è lì per Claudio e per la sua fidanzata figa.
Pronta a farli indebitare a morte, con tassi d’interesse da usura che farebbero impallidire Shilok.
C’è Intesa San Paolo, per sputtanare il poco che resta della vita di Claudio.
Che non può neanche permettersi un’automobile.
Che però è felice, perché è tornato a casa.
Ed ora può ipotecarsela.

Notate i dettagli del filmato.
La manipolazione in atto con ogni inquadratura.
Il taglio delle immagini, i primi piani invasivi.
La voce carica di pathos della narratrice…
La musica così malinconica che pare una gymnopedie andata a male…
La scena della tristezza sulla spiaggia Kaliforniana – coi surfisti al passo, le palme, i beach-bum
Notate l’impostazione touchy-feely dei rapporti interpersonali – cribbio, se uno dei miei colleghi ad Urbino mi mettesse le mani addosso quanto fanno i colleghi con Claudio, mi preoccuperei parecchio, e investirei una parte della borsa di studio in un paio di mutande di latta.

Allora…
È già abbastanza odioso, e ipocrita, che uno stato incapace di offrire ai propri elementi migliori il meglio a fronte dei loro sudati sforzi, poi si metta a fare discorsi pietistici sulla Madrepatria abbandonata per far rientrare ricercatori e (soprattutto) borse di ricerca internazionali.
Che ora una banca (una banca!) la butti sul lacrimevole per chiedere alla categoria più disprezzata e bistrattata d’italia di sorridere perché c’è sempre un mutuo pronto a inghiottirli…
È inammissibile.
E loro neanche capiscono perché dovrebbero vergognarsi.
NOn meritano di morire.
La morte è troppo poco, è troppo facile.
Auguro loro di vivere  abbastanza a lungo da dover affrontare le domande ed il disprezzo dei propri figli.

E’ più criminale fondare una banca che rapinarla (Bertolt Brecht)