strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Due in un giorno

Nella giornata di ieri ho venduto due racconti.
Che detto così pare una cosa abbastanza blah, ma è il genere di cosa che ti tira su di morale, ed un passo avanti per il mio lavoro. Dimostra – forse – che sto lavorando nel modo giusto, e che Bradbury e Heinlein avevano ragione. E un po’ scoccia, ammettiamolo, dare ragione a Bob Heinlein.
Ma Heinlein conosceva il mercato, e bisogna sempre ascoltare chi conosce il mercato.

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Le storie devono girare

RAH_1Credo sia stato Robert Heinlein a dire che le storie non devono star ferme, ma continuare invece a fare la via crucis degli editori finché qualcuno non le compra.
E perciò, avendo ricevuto alle otto questa mattina un rifiuto (la storia è troppo mainstream per l’antologia a cui l’avevo proposta), per le dieci l’ho revisionata, riformattata (mai due editori che abbiano gli stessi standard di formattazione) e rispedita a un altro editore.
È una cosa breve, 1600 parole, che alla fine mi potrebbe fruttare dai cinquanta ai cento dollari, ma questo non è un buon motivo per tenerla ferma.
Le storie devono girare, diceva Bob Heinlein.
E allora facciamole girare.
Con questa, sono due storie spedite a due diversi editor questa settimana.
Agosto è un mese orribile, ma non è un buon motivo per farsi prendere dalla disperazione.


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Debiti, verginità e tatuaggi

Parliamo di donne per un attimo, vi va?
Questo è un pork chop express (so che questi post hanno un sacco di fan là fuori).
OK, la cosa comincia così.
Ieri sento un’amica, che è assolutamente furiosa.
Insolito, trattandosi si una persona molto rilassata.
Normalmente ci si sente via chat e ci si scambia segnalazioni – un video su Youtube, un’offerta speciale su Amazon.
In questo caso la mia amica mi segnala un blog che si intitola The Transformed Woman.
Che suona come il classico repository di storie sconce a sfondo magico/fantasy.
Ma non lo è.
È molto peggio, ed è per questo che la mia amica, normalmente molto equilibrata e rilassata al limite del chissenefrega è assolutamente fuori controllo.
Per cui vado a dare un’occhiata1.
E trovo questo… Continua a leggere


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La Storia del Cesso

Sta girando, qui nel Blocco C, è una specie di meme, ma non è stato studiato a tavolino.
Il nome è poco elegante ma è ok perché  è preso da un film.
Il primo ad usarlo è stato Germano su Book & Negative, poi è stata la volta di Marina e Alessandro.
Oggi tocca a me – non che ci si sia accordati, però funziona.
Perché ha un senso.

Perché secondo me quelli che pensano ai motivi del come e perché hanno cominciato e si preparano la “storia del cesso”, sono quelli che non scrivono. Che il libro rimane nel cassetto perché ha bisogno della limatura eterna. Che non hanno mai tempo. E vivono aggrappati al sogno che sfuma sempre più. E non hanno nemmeno il brivido del rischio, come i poliziotti infiltrati, ma possiedono un Mac da tremila euro per sfogare la loro creatività, che è sempre in potenza e mai atto.

Io scrivo, e pubblico, e qualcuno di quando in quando mi legge.
E la domanda – ne avevamo parlato, vero? – del “cosa fai?/perché lo fai?” viene sempre fuori, in un modo o nell’altro.
E sì, ci sono quelli in gamba che hanno i demoni interiori, la furia creative, l’impeto di non so cosa.
Io no.

dent_mainIo scrivo perché volevo essere come gli scrittori che mi piacevano.
L’ho già spiegato in passato – se si cresce leggendo fantascienza e fantasy non si viene solo esposti alle storie, ma anche al folklore.
Alla storia orale della narrativa fantastica.
Gli scambi di lettere fra H.P. Lovecraft, Robert E. Howard e C.A. Smith.
Kipling che manda lettere di complimenti a Burroughs.
Walter B. Gibson che è amico di Houdini.
de_camp_in_viking_helmetCatherine Crook De Camp che tiene testa a Robert Heinlein, L. Sprague de Camp che chiama Asimov “Ike” e Ike lo detesta.
Doc Smith che porta ciambelle per tutti.
Henry Kuttner che conosce la sua futura moglie C.L. Moore pensando che sia un uomo.
Ed Hamilton e Jack Williamson che scendono il Mississipi con una zattera.
sffy10-1834L’asma di Gordon R. Dickson, l’allergia ai graffi dei gatti di Piers Anthony, i problemi cardiaci di Cyril Kornbluth.
Michael Moorcock ospite a casa di Harlan Ellison che gioca a billiardo e piange per il proprio matrimonio in frantumi, e scrive lettere a G.J. Ballard.
Il funerale di Fritz Leiber, con la bara aperta, e qualcuno che mette un whiskey e una sigaretta accesa nelle mani del morto – perché è così che avrebbe voluto andarsene.

Io ho cominciato a scrivere perché volevo essere parte di questa leggenda, di questo folklore.
Volevo essere come gli scrittori che ammiravo – magari non ricco, magari non esageratamente felice, ma… leggendario.
Sì, certo, mi piace scrivere – ma mi piacciono anche le frittelel di mele, però non faccio il frittellaio.
E chiaramente ho delle storie da raccontare – ma quelle le hanno tutti*.

Io, se devo essere onesto con me stesso, scrivo per questo – per essere parte di una tribù, di una cultura, di una storia.
c8ef89dbfdb9539b049189ccc49329bdIl che, tra l’altro, spiega anche perché scrivo molto più volentieri in lingua inglese.
Perché oltremare la tribù l’ho trovata.
C’è, esiste, è la mia tribù.
Qui no.

Ma questa, naturalmente, non è la storia che racconto.
Quando mi chiedono come ho cominciato a scrivere, racconto di quando intrattenevo i compagni di scuola inventandomi delle storie, alle elementari.
Che non è falso.
Ed è molto più user-friendly.

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* Il che naturalmente non significa che siano in grado di raccontarle.


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Come un Iceberg

Si era detto altre cose sui personaggi.
Già.
Che poi alla lunga, sai la noia.

E quindi, affidiamoci a quelli in gamba.

Se l’autore vede una parte più ampia della storia di quanto alla fine non racconta, questo rafforza la storia. Fa sì che il personaggio sembri più reale.

Questa è di Roger Zelazny*, da una lettera del 1986, riguardo al suo classico “Una Rosa per Ecclesiaste”, dall’edizione NESFA di Threshold**.

Ora si dirà che questa è la scoperta dell’acqua calda, ma considerando che esiste chi si fa versare 200 euro da giovani ottenebrati per insegnar loro …

L’ispirazione: come viene, come cercarla, come svilupparla. ***

… beh, allora direi di tenerci stretta l’osservazione gratuita di Roger Zelazny, berci un chinotto alla sua memoria, e cercare di ragionarci sù.

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