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ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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I Sei Giorni del Condor

648916Ho riletto in due sere Six Days of the Condor, il romanzo di James Grady del 1974 dal quale nel 1975 venne tratto il film di Sidney Pollack con Robert Redford.
Avevo voglia di rileggerlo, dopo aver rivisto il film, per confrontare a mente fresca le due storie, e capire dove stiano le differenze, quali siano i punti deboli e i punti di forza del romanzo e del film.

Avevo letto il romanzo, in traduzione italiana, da qualche parte negli anni ’80 – ero al liceo, diciamo 1984.
Era estate, l’avevo trovato su una bancarella al mare.
Ora ho riletto il testo in originale, versione ebook.

E c’è parecchio su cui ragionare.
Con qualche spoiler. Continua a leggere


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Un’altra serata col Condor

three-days-of-the-condorE così ho rivisto il Condor.
Joe Turner
Due sere fa.

I Tre Giorni del Condor, di Sidney Pollack, è un film che riguardo sempre e comunque, quando lo ripassano in TV.
Il che è straordinariamente futile, considerando che ho anche il DVD.
Potrei guardarlo tutti i giorni, se volessi.
Ma è bello, invece, inciamparci sopra per caso, e rivederlo.

Credo sia in assoluto il film che ho rivisto più volte.
E non mi stanca mai. Continua a leggere


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I cinque migliori film di spionaggio

Così, un post estemporaneo, che si và ad incastrare in un generale sentimento spionistico che mi pervade in questi giorni.

Quindi, top five: i cinque migliori film di spionaggio.
Mia personale scelta, ovviamente.
Voi siete liberi di pensarla diversamente (e dire la vostra nei commenti).

Il Terzo Uomo, di Carol Reed (1949)
Da una storia di Graham Greene.
Orson Welles c’è ma non si vede (e pare abbia anche sceneggiato).
Alida Valli, Joseph Cotten.
La musica di Anton Karas rimane un capolavoro assoluto.
Fra le macerie della Seconda Guerra Mondiale, l’incontro fra noir e spy story nella storia di un approfittatore e borsaro nero.
Vienna è bellissima.
Contiene il famoso monologo sugli orologi a cucù.

Non essere così triste. Non è poi così orribile dopotutto. Come diceva quel tipo, in Italia per trent’anni sotto i Borgia ci furono guerra, terrore, omicidio e ammazzamenti, ma produssero Michelangelo, Leonardo da Vinci, ed il Rinascimento. In Svizzera hanno avuto pace ed amore fraterno – hanno avuto 500 anni di democrazia e pace, e cos’hanno prodotto? L’orologio a cucù. Addio, Holly.

The Manchurian Candidate, diretto da John Frankenheimer (1962).
Scordatevi il remake del 2004 (se ci riuscite).

Questo è l’articolo riginale: paranoia, lavaggio del cervello, diabolici cinesi, arti marziali, cospirazione politica, un piano per… ehm, sparare ad un politico.
Angela Lansbury è cattivissima (quasi le si perdona di aver poi fatto La Signora in Giallo).
C’è Frank Sinatra.
Nessuno è perfetto.

The IPCRESS File, di Sidney J. Furie (1965).
Quasi perfetto.
C’è Michael Caine, c’è il romanzo di Len Deighton.
Lo spionaggio come burocrazia, la spia come cialtrone, il primo eroe del cinema spionistico con gli occhiali – questo film è l’anti-Bond.
E poi cospirazione, paranoia, lavaggio del cervello…
Funerale a Berlino (1966) e Cervello da un Miliardo di Dollari (1967) completano la trilogia (e come bonus c’è Oskar Homolka), più due apocrifi girati sul finire del secolo.

Quiller Memorandum, di Michael Anderson (1966)
Poco conosciuto (o ricordato) e basato sul primo romanzo di una lunga e fortunata serie, sceneggiato da Harold Pinter.
George Segal, Max Von Sydow (cattivissimo) e Alec Guinness garantiscono la qualità della recitazione.
Berlino, Neonazisti (wow!), il risveglio dell’antico mostro ariano, e il mitico monologo sull’acino d’uva sultanina nella nebbia…

Ci sono due eserciti che si fronteggiano in una densa nebbia. E l’uno non vede l’altro. È necessario mandare avanti un uomo, che possa addentrarsi nella terra di nessuno, e vedere il nemico. Lei si trova lì, Quiller. Nel mezzo del nulla.

I Tre Giorni del Condor, di Sidney Pollack (1975).
Dal romanzo di James Grady (dove i giorni erano sei), con musica di Dave Grusin.
Doppiogiochisti, cospirazioni, petrolio, e un eroe fuori posto.
Robert Redford come topo nel labirinto di New York.
Eccellente Max Von Sydow.
Il romanzo è meglio, ed ha più senso, ma il film regge benissimo.
Zeppo di citazioni citabili, e col mitico monologo sul primo giorno di primavera…

Qui non vedo un grande futuro per te. Capita così. Stai camminando per strada. Magari è il primo giorno di sole dellaprimavera. E un’auto rallenta e ti si affianca, e una portiera si apre, e qualcuno che conosci, del quale magari ti fidi, esce dall’auto. E ti sorride, un sorriso amichevole. Ma ha lasciato la porta aperta, e ti offre un passaggio.

E naturalmente un Outsider: https://i0.wp.com/images.amazon.com/images/P/B000067J16.01.LZZZZZZZ.jpg

Il Nostro Agente Flint, di Daniel Mann (1966)
Tutto quello che gli altri film non sono.
Un sacco di ragazze, un sacco di gadget, un agente talmente cool che Bond pare un barbone, una improbabile organizzazione (con base segreta sull’isola vulcanica!) e addirittura un personaggio che legge un romanzo di Ian Fleming trovandolo poco plausibile.
Molti lo schedano come parodia, ma è mancare il bersaglio – questo, ancora una volta, è l’articolo autentico: Bond fatto come andrebbe fatto.
James Coburn è grandissimo, Lee J. Cobb colossale.
Esercizi di yoga estremo, cipria esplosiva, lavaggio del cervello, bouillabaisse, l’agente 008, il telefono rosso, il leggendario accendino zippo con “82 diverse funzioni. 83 se lo usi per accenderti un sigaro.”

C’è anche un sequel, In Like Flint, girato l’anno successivo.

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