strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Ritoccata la legge ammazza-blog

Hanno sentito una vibrazione nella Forza, come se centinaia di blogger incacchiati stessero firmando petizioni on-line ed allineando le proprie pagine con messaggi ostili?

Oppure è stata la Commissione Europea, che gli ha detto “Ragazzi, già avete un livello di credibilità al di sotto di quello di Ming il Crudele, se proprio volete suicidarvi fatelo senza toccare i blogger”?

Sia come sia, i nostri intrepidi amministratori hanno ritoccato la famigerata Legge Ammazza-Blog, anche nota come Lex Ad Grillum, come Bambini, Zitti! o, più prosaicamente, Legge Levi-Prodi.

Stando a ciò che pubblica il Punto Informatico, lo stesso Levi, padre della proposta, ha detto

Il comma aggiuntivo dice che sono esclusi dall’obbligo di iscriversi al Roc i soggetti che accedono o operano su internet per i prodotti o i siti personali o ad uso collettivo che non costituiscano organizzazione imprenditoriale del lavoro”. Secondo Levi questo significa “che sono esclusi i blog che non rientrano in questo comma teso a ridefinire le responsabilità di chi opera su Internet.

Ma non piangete, emuli di Capitan Chaos là fuori.
Perché non è detto che questo emendamento da solo risolva la cosa – ed esistono perciò buone speranze che noi si sia ancora tutti fuorilegge.
Borderline, ma fuorilegge.

perché possono esserci realtà di confine, come i siti internet informativi senza scopo di lucro e quelli partoriti da volontariato e da associazioni e in generale tutte quelle realtà che hanno come scopo l’informazione in sé e non la vendita dell’informazione

Insomma, c’hanno messo una pezza, ma non è detto che tenga.


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Tutta colpa di Internet

C’è un po’ di panico in giro, e mi pare il caso di mettere giù due righe.

Nuovo disegno di legge sull’editoria, varato alla chetichella dal nostro beneamato Governo il 3 agosto di quest’anno e testé approvato.

E a noi?, si dirà.
Si, ok, scrittore di letteratura d’immaginazione, ma quando mai ti pubblicheranno, giusto?
E anche così, se la vedonogli editori, no?

A parte il fatto che conto di piazzare ancora almeno due racconti entro l’anno, la nuova proposta ci riguarda perché tratta anche di editoria elettronica.

Di siti internet.

Di blog.

Art. 5 (Esercizio dell’attività editoriale)
1. Per attività editoriale si intende ogni attività diretta alla realizzazione e distribuzione di prodotti editoriali, nonché alla relativa raccolta pubblicitaria. L’esercizio dell’attività editoriale può essere svolto anche in forma non imprenditoriale per finalità non lucrative

Art. 7 Attività editoriale su internet)
1. L’iscrizione al Registro degli operatori di comunicazione dei soggetti che svolgono attività editoriale su internet rileva anche ai fini dell’applicazione delle norme sulla responsabilità connessa ai reati a mezzo stampa.
2. Per le attività editoriali svolte su internet dai soggetti pubblici si considera responsabile colui che ha il compito di autorizzare la pubblicazione delle informazioni.

[le sottolineature sono mie]

In altre parole, chi gestisce un blog deve essere iscritto al ROC – Registro degli Operatori della Comunicazione.
Il che significa burocrazia.
Moduli.
Tasse.

ozzie osbourneE diventa responsabile del contenuto del blog – responsabile penalmente e civilmente.
Vi possono fare causa per diffamazione – o peggio.
Potreste finire come Ozzie Osbourne – no, non vecchi imbolsiti e rincoppati, ma accusati di aver istigato qualche psicolabile al suicidio.

Ora, non è la prima volta che capita – e siamo tutti qui a bloggare allegramente (che brutto, bloggare).
Come sempre tra il dire e il fare, in Italia, c’è molto più che e il…

systemshock02Non mi interessa ad essere sincero, lanciare grida d’allarme.
Ci sono problemi più gravi (letti i giornali, di recente?)

Mi interessa di più analizzare il fenomeno.
Molto cyberpunk, ne?
Run the net, baby.
Perché costruire un castello burocratico attorno all’accesso ad internet?
Per tassare ciascun blogger di venti euro all’anno?
Ma non li paghiamo già al nostro provider?

Il fatto è, vedete, che Internet è pericolosa.

Da una decina d’annia questa parte – forse più, forse meno – sui cosiddetti media tradizionali, la linea di confine fra informazione e intrattenimento si è fatta sempre più labile.
Questo ha coinciso con lo spostamento – all’interno degli organigrammi delle reti televisive, ad esempio – dell’informazione dal contenitore dei servizi a quello dei prodotti che devono sviluppare un introito.
E così come il legame fra aziende e politica si è andato rafforzando, così si è rafforzato il legame fra informazione ed aziende.
Ricordate, alle soglie del nuovo millennio, quando TUTTO – ospedali, università, ammistrazione pubblica – hanno dovuto adottare un modello aziendale?
Una informazione sponsorizzata – come e più di una informazione politicizzata – ha scarso interesse nella verità.
Anzi, a certi livelli teme la verità – che potrebbe irritare lo sponsor, che potrebbe tagliare i fondi.

E’ interessante che i bollettini interni delle aziende siano gli unici a sfuggire alla nuova legge, tra l’altro.

In campo musicale si parla di payola – le radio suonano solo i dischi che le case discografiche che pagano desiderano.
E’ considerata illegale.
Ma pensate alla programmazione di MTV…

E poi la comunicazione attraverso i vecchi media consente un controllo centralizzato.
Un monopolio dell’autorevolezza.
In campo scientifico, pubblicare i risultati di una ricerca su una rivista autorevole costa alcune banconote da 100 euro, e richiede almeno un anno dalla presentazione del manoscritto alla stampa.
Ciò preclude a tutti i ricercatori indipendenti l’accesso ai mezzi di diffusione più autorevoli – per pubblicare servono quattrini – e ritarda la diffusione delle idee.
La rivista sarà letta solo dagli abbonati – e gli abbonati pagano alcune centinaia di euro all’anno per leggere.
Pensateci.
Vi piace l’idea che la nuova cura per il cancro o per l’HIV venga palleggiata per diciotto mesi tra la sua scoperta e la sua comunicazione, per poi venire a conoscenza solo di quattrocento persone?

Tutto questo cosa c’entra col censimento di internet, con l’iscrizione di tutti i blogger all’albo?

Beh, il fatto è che internet non è un medium tradizionale.
Non è unidirezionale come sono invece dischi, libri, giornali, cinema, TV.
Se posto idiozie potete rispondermi, se posto falsità potete vedere i miei bluff portando la vostra verità.
Internet è una fonte indipendente di informazione interattiva.
Di autorevolezza molto discutibile a volte, ma con una cassa di risonanza colossale – postate una bandierina colorata su ventimila siti e la vedranno quindici milioni di persone.
Certi direttori di palinsesto ucciderebbero per avere un simile share.

Internet è pericolosa perché è un amplificatore per voci non-alineate.
Perché bastaun PC a carbone con software free e un abbonamento free ad un provider, e si può raggiungere una platea vastissima.
E dire che il Re è nudo, magari.

Quindi, chiediamo soldi ed un esame per poter postare sui blog, e rendiamo i blogger legalmente responsabili di ciò che loro (o i loro visitatori) postano.
Riduciamo l’accesso, rendiamolo più complicato.
Evitiamo che qualche operaio FIAT neghi in rete le notizie sulla rosea situazione dell’azienda torinese, o che qualche ammalato in un internet café appena fuori la sua clinica ci dica come va davvero il servizio sanitario nazionale.
castro

La nuova legge sulla comunicazione ha l’intento di limitare la libertà d’espressione degli italiani.
Meglio la Cina, allora.
Meglio Cuba.
Lì almeno la censura è palese.

Oh, probabilmente sarà una delle tremila leggi italiane scritte e non applicate.

Ma se intanto volete farci qualcosa, firmate LA PETIZIONE.