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L’assolo di chitarra

Ci siamo fatti una modica quantità di risate, ieri sera, quando il mio amico Fabrizio ha condiviso su Facebook un articolo di Rolling Stone intitolato qualcosa come “L’assolo di chitarra è una cosa da vecchi”.
Ora, naturalmente, Frank Zappa ce lo ha detto molti anni fa che la stampa musicale è essenzialmente gente che non sa scrivere che intervista gente che non sa parlare per gente che non sa leggere, e pare abbastanza chiaro che il potere oscuro del clickbait può attirare anche una testata storica come Rolling Stone.
Ma alla fine, cosa sta succedendo?

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Funky Phaser e la Sua Mercanzia Extraterrestre

bbd76Ho fatto un post sui Be Bop Deluxe il 12 Ottobre 2007.
Segno che l’autunno mi porta a riascoltare la vecchia band di Bill Nelson.
Nessuno parve filarselo.
E quindi, perché non riprovarci?

Anche noti (brevemente) come Funky Phaser and His Unheartly Merchandise, i Be Bop Deluxe furono sempre una band anomala.
Nonostante il nome, non suonarono neanche una nota di Be Bop.
Fecero invece una strana miscela di musica progressive, di art rock, di elettronica, di glam, di hard rock, di punk.
O niente di tutto questo.
Fecero la musica dei Be Bop Deluxe – e questo è uno dei problemi: erano (e sono) maledettamente difficili da incasellare.
Li paragonarono a Bowie, ai T Rex di Marc Bolan.
Lavorarono fianco a fianco coi Queen – Brian May rubò a piene mani da Nelson (senza mai riuscire ad eguagliarlo) e la buonanima di Freddie Mercury “per scherzo” diede fuoco al loro studio.

0000154890_350Più facile, se vogliamo, definirli fantascienza.
Bill Nelson era un appassionato di fantascienza, dopotutto, e molte delle loro canzoni hanno testi e atmosfere che scivolano senza sforzo nel fantastico.
Basta dare un’occhiata ai titoli del disco in questo momento nel mio lettore, la Air Age Anthology del 1997…
Heavenly Homes, Life in the Air Age, Panic in the World, Between the Worlds, Down on Terminal Street, Honeymoon on Mars, Dance of the Uncle Sam Humanoids, Islands of the Dead

E questo è un altro problema – i testi sono sofisticati, complicati, con strani riferimenti a vecchi film, a romanzi, a fumetti.

(Life in the air age)
It’s all highways in the sky
(Life in the air age)
All the oceans have run dry
(Life in the air age)
It’s grim enough to make a robot cry

Oggi parlerebbero di steampunk – ma sarebbe comunque sbagliato.

billnelson2E su tutto, la chitarra di Bill Nelson, ultimo dei grandi guitar heroes, che con la sua semiacustica faceva cose inimmaginabili.
E le fa ancora.

Non incisero molto – cinque album in studio, e un live.
Più una dozzina di antologie e raccolte di materiale d’archivio.

Oggi se li ricordano in pochi, ma io continuo ad ascoltarli.
E non so come ho cominciato ad ascoltarli.
Sò di avere un doppio vinile di Bill Nelson, uscito negli anni ’90 per una piccola casa indipendente – una raccolta di pezzi scritti in stato di ipnosi e di lucid dreaming.
Non ho idea di come sia arrivato a casa mia.
Così come non ricordo il primo disco che io abbia ascoltato dei Be Bop Deluxe.
Quando.
Come.

È molto in tema con questo gruppo e questo musicista.
Mi piacciono, Bil Nelson e i Be Bop Deluxe.
E li infliggo anche a voi.
Questo è Adventures in a Yorkshire Landscape.

Fires on spires and chimneys of black
Fields on horizons with pylons that crack
With singing sad wires of council house mystics
To apply their statistics
And read the tea leaves,
Time knows no limits for days such as these

Dopo lo scioglimento della band nel 1978, Bill Nelson proseguì con una carriera da solista e con vari progetti di band – sempre sperimentale, sempre inclassificabile, sempre sdegnosamente simile solo a se stesso.
Per decenni non vide neanche un centesimo di royalties sulle ristampe dei CD dei Be Bop Deluxe.
Forse per questo da molti anni si autoproduce – potete acquistare i suoi CD direttamente da lui – ed ha una solida fanbase che è quasi un culto.
E se esiste qualcuno che vale la pena di venerare, quello è Bill nelson.


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Alcohol

Domenica, mettiamo un po’ di musica.

Lei si chiama Amanda Mabro, ed è una jazzista e artista di cabaret canadese.
La canzone è la giustamente leggendaria Demon Alcohol, scritta nel 1970 (o era il ’71?) dal grandissimo Ray Davies – che proprio in quegli anni stava combattendo i propri demoni.

L’esecuzione è live, nelle strade di Montreal.
E mi piace quasi quanto l’originale…


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When you go black…

Sono nuovamente sulla strada e per un paio di giorni vi sciropperete i miei post programmati.
Non me ne vogliate se non vi rispondo ai commenti – sarò prevalentemente offline.

Intanto, a farmi compagnia sul treno, ci saranno i due dischi di una giovane cantante neozelandese scoperta per caso, e straordinariamente interessante.
Beh, per me, per lo meno.

Gin-gin-wigmore-18272977-1280-800

Pare che in patria Gin Wigmore (classe 1986) abbia fatto non poca gavetta, ma in questa maniera ha certamente messo a punto uno stile interessante.
Sono stati fatti paragoni con un paio di note cantanti (vive o morte) che negli anni passati hanno avuto un certo successo.
Ma ascoltando dall’inizio alla fine Gravel & Wine, il più recente lavoro della Wigmore, ci si rende conto che i paragoni sono sterili, e che abbiamo a che fare con un personaggio originale.
Il precedente Holy Smoke è altrettanto interessante, se vagamente più convenzionale.
La voce è rotta, sporca, quasi sgraziata, ma assolutamente giusta.
I riferimenti musicali vanno dal country al rock passando per la Bond-music.
I riferimenti culturali sono al noir e al pulp, a storie andate malissimo, alla vita sulla strada e nei sobborghi, a donne con la pistola e pecore nere.
E sì, il singolo Black Sheep mi piace molto.

Divertente, brava, e da tener d’occhio.

E per farsi un’idea, un paio di pezzi di riferimento.


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Cercando una voce

Mary_Fahl_-_From_The_Dark_Side_Of_The_MoonPrendo lo spunto dal post fatto ieri dal mio amico Ferruccio Gianola, che ha voluto ricordare i 40 anni di The Dark Side of the Moon, album dei Pink Floyd uscito proprio il primo marzo 1973.

Ora, è noto che io non ho mai saputo cosa farmene dei Pink Floyd*.
Però proprio qualche notte addietro vagabondavo sulla rete in cerca di una copia a buon mercato di From the Dark Side of the Moon, della cantante americana Mary Fahl.
La Fahl, che ha una voce straordinaria, ha rifatto in versione acustica e personale, trascinando i brani del classico album in territori diversi – all’intersezione di folk, jazz e blues.
Ma è molto meglio di così.

Ora, mi ero messo a cercare Mary Fahl perché poco prima si era finiti, con alcuni amici, a parlare degli October Project.
MI0001396368Nei primi anni ’90, gli October Project uscirono con due album assolutamente straordinari – October Project, appunto, e Falling Further In.
La band ottenne eccellenti risultati di critica e di pubblico, ma per motivi misteriosi, la casa discografica Epic rescisse il loro contratto, abbandonandoli.
Negli anni seguenti, la band originaria si divise inOctober Project e November Project (ma non sono più la stessa cosa) e la Fahl preferì prendere le distanze dal mondo discografico, facendo la vocalist per spot pubblicitari.
E poi, nel 2001, tornò al lavoro su un disco solista- l’EP Lenses of Contact.

Il disco successivo venne pubblicato dalla Sony Classics giapponese.
Ed ora, questa rilettura dei Pink Floyd.
Tre dischi in dieci anni.

OctoberProjectLa ricerca delle nuove incisioni di questa cantante che mi affascina da quando, per caso, sentii un paio di tracce di Falling Further In in un negozio di dischi di Torino, nel 1995, mi ha portato in una specie di giungla di tag e classificazioni.
I dischi di Mary Fahl sono costosi import oppure vengono lasciati a cifre ridicole.
Sono etichettati come jazz, come musica classica, come folk, come pop.

Un disastro.
La visibilità della cantante nel nostro paese è minima – rintracciare i suoi dischi è una caccia al tesoro.
Non è la prima, non è l’unica – ne ho scatole piene, di CD di artiste con voci straordinarie, e scomparse dai nostri radar… o mai avvistate.

E allora, dopo aver letto il post di Ferruccio di ieri mi son detto… ma perché no?

Buon ascolto.

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* Sì, lo so, sono malvagio, stupido, non ho una vita, sono un rozzo bifolco… non potrete dirmi nulla che non mi abbiano già detto in tanti.


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Vampiri e rock’n’roll

OK, questa è una storia lunga.
Ma probabilmente vi piacerà.
Comincia più o meno nei tumultuosi anni ’80.
In quell’epoca avventurosa, esisteva una band che andava sotto al nome di Catholic Girls.
Suonavano più o meno così.

La front-girl del gruppo si chiamava – e si chiama – Gail Petersen.
Dopo alcuni anni di sesso, droga e rock’n’roll, non necessariamente in quest’ordine, le Catholic Girls si sciolsero, e la Petersen intraprese una carriera differente, mettendosi a scrivere horror. Continua a leggere