strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Owen & Eleanor, un viaggio di nozze

DOL2Se è vero che la Via della Seta mi affascina da quand’ero ragazzino, è dai primi anni ’90 che cerco di raccattare tutto quello che riesco a trovare da leggere sull’argomento – dal Milione di Marco Polo ai resoconti di viaggio di Colin Thubron, passando per quella che rimane la mia autentica passione – i resoconti di viaggio autografi di esploratori, viaggiatori ed avventurieri fra la fine dell’epoca vittoriana e la Seconda Guerra Mondiale.
Ho oramai una bella scaffalata di volumi – per lo più in inglese – e una bella collezione di ebook.
Più mappe, CD, l’occasionale documentario in DVD… e persino il vecchio Silk Road della NHK, su VCD.

I personaggi legati a quel periodo popolano il mio agile volumetto – Il Crocevia del Mondo, presto disponibile nella sua terza edizione ampliata e riveduta – e costituiscono un pantheon di figure alle quali mi sento particolarmente legato.

Fra i personaggi “scoperti” in questi più o meno vent’anni di letture nessuno è più esecrabile del Barone Pazzo Roman von Hungern-Sternberg; Ja Lama, anche noto come Dambiijantsan, è certamente il più misterioso e romanzesco.
E se per fascino e simpatia nessuno eguaglia Rosita Forbes o Leonard Clarke, è anche vero che nessuno ha suscitato in me più rispetto e curiosità di Owen Lattimore.
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Rosita

Gloria a Dio, lunedì, il settimo giorno del mese di Moharram, il santissimo, primo mese dell’anno 1342, venne a visitarci la bellissima, la perla preziosa, la dotta, ben educata Sayeda Rosita Forbes, la Donna Inglese.
[Mulai Ahmed er Raisuni, Sherif delle Tribù berbere del Riff]

Ah, Raisuni, signore del Riff, quanto t’invidio!

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Rosita Forbes

Per motivi lunghi a spiegarsi*, ho passato le ultime serate spulciando le biografie di avventurieri e viaggiatori della prima metà del ‘900.
Gente a tal punto improbabile, che non ha neanche una pagina su Wikipedia.
Persone che, fra le due guerre, decisero che degli anni ruggenti gliene importava abbastanza poco, e presero la via dell’avventura.
Per rintracciarli tocca avere un minimo di fortuna, spulciare siti, contattare conoscenti, venire a patti con persone improbabili.
E così, ieri sera, inseguendo un aviatore e cavallerizzo americano che fece la spia dietro le line giapponesi durante la seconda guerra mondiale, grazie a un contatto che si occupa di imprese equestri, ho conosciuto Rosita.
E vorrei poter dire seriamente di essermi innamorato di lei, se non fosse improponibile innamorarsi di una donna morta esattamente un mese dopo la mia nascita.

La perla preziosa del Raisuni, Joan Rosita Torr, nacque nel 1890, in Inghilterra, figlia di un politico non troppo fortunato e di una madre che era per un quarto spagnola, e quindi decise di darle come secondo nome quell’improbabile Rosita.
Dopo la solita infanzia ed adolescenza fatta di scuole inglesi e altre attività – alcune non esageratamente femminili, come collezionare carte geografiche – se ne andò da casa a diciassette anni, e a ventuno, nel 1911, sposò il colonnello Ronald Foster Forbes, che era in procinto di partire per l’Oriente – la Cina, l’India e l’Australia, dove nel ’14 il matrimonio andò definitivamente a gambe all’aria (complice il carattere autoritario e violento del Colonnello).
L’unica cosa che conservò da quel matrimonio fu il cognome – e il mondo l’avrebbe conosciuta, e conosciuta bene, come Rosita Forbes.
Rosita tornò in Inghilterra passando per il Sudafrica, e in patria si arruolò come autista di ambulanza – servendo in francia fra il ’15 ed il ’17, ricevendo due onorificenze.

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