strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Dialoghi

OK, l’avete visto in giro, probabilmente ne avete sentito parlare in rete: Amazon si appresta ad attivare una funzione che permetterà di commentare le recensioni.

Io ho già detto la mia altrove, e la riassumo qui: no.
Le recensioni esistono per chi legge, non per chi scrive.
Quando ci si riesce, si ringrazia sempre pubblicamente chi ci recensisce – anche quando è ostile – ma non si commentano le recensioni.
Vi piacciono le regole della scrittura?
Beh, questa è una regola1: non si commentano le recensioni.

La discussione sul nuovo servizio Amazon ha tuttavia portato in luce un’altra faccenda complicata.
Molti autori infatti hanno visto nella possibilità di commentare le recensioni una opportunità per avviare un dialogo con i miei lettori2.

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Davvero? Continua a leggere


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Perché, non Per Chi

cover24728-mediumLettura interessante, Why We Write, il volume curato da Meredith Maran che Plume farà uscire il 29 del mese*.

Prodotto come parte di un progetto che vuole raccogliere fondi per una scuola che insegna attraverso la scrittura, il volume raccoglie 20 interviste ad altrettanti autori nella lista dei bestseller.
Senza barriere di genere – da Isabel Allende a Sue Grafton, da David Baldacci a Michael Lewis.
Venti autori di bestseller.
Un set di domande uguali per tutti.

Perché si scrive, tanto per cominciare.
Come si è cominciato.
Qual’è il momento più gratificante, e qual’è il momento più spaventoso.
Quali sono i rituali della scrittura.

Cose così.

E poi una serie di consigli agli aspiranti scrittori.

Fra questi, mi piace in particolare uno dei consigli di David Baldacci – un autore di thriller che è entrato nella lista dei best seller col suo primo romanzo, dopo dieci anni di gavetta durissima:

Il lato positivo dell’attuale stato dell’editoria: auto-pubblicarsi è molto più facile di quanto sia mai stato prima. Pubblicate su internet, o on demand, o auto-pubblicatevi in cartaceo – ma qualunque cosa facciate, se volete condividere la vostra storia, pubblicatela.

gold-pile_1Il che è molto diverso da ciò che ci sentiamo dire di frequente.
Che se il nostro libro/racconto/articolo è buono a sufficienza, qualcuno ci donerà casse di dobloni e altre ricchezze assortite per il privilegio di stamparlo**.

La questione della dignità dei blogger, e della dignità degli autopubblicati, che da anni aleggiava come uno spettro sul web, nel nostro paese per lo meno, e che si è scatenata nell’ultimo trimestre del 2012, ha aperto una frattura che pare insanabile fra chi scrive e chi legge.
I lettori – molti di loro, certo, non tutti – non hanno esitato ad esternare, spesso in maniera alquanto plateale, il proprio disprezzo per gli scrittori.
E gli scrittori hanno accusato il colpo, si sentono avviliti, e provano sentimenti poco caritatevoli nei confronti dei lettori***.
C’è molta amarezza.

250px-Algonquin_Round_TableChi scrive tende a riunirsi in tribù, bande, conventicole.
Che sia sulla rubrica della posta di una rivista pulp, in interminabili catene di lettere, attorno ad un tavolo dell’Algonquin Hotel, in strani gruppi di sciroccati a Cuba, o su forum fuori vista negli anfratti della rete, gli scrittori si incontrano, chiacchierano, confrontano esperienze, fanno la gara delle cicatrici come ne Lo Squalo.
C’è anche un certo piacere nel piangersi addosso – almeno un pochino.
Lo scopo di questi circoli e di queste cricche non è, come pensano le menti deboli, di creare cospirazioni per il dominio del chissacheccosa, ma semplicemente fornire l’opportunità per sfuggire alla solitudine che chiunque scriva, prima o poi, finisce per provare.
Solitudine nei confronti di chi ci legge, di solito.
Ed è bello avere l’input, come nel caso di questo bel libro,  di una manciata di quelli che ce l’hanno fatta, per ricordarci che anche loro sono stati dove siamo noi ora.
Che non siamo soli.

È bello leggere un libro come questo, per ricordare perché scriviamo.
Non per chi.
Perché.

—————————

* Sì, ne ho ricevuta una copia da recensione.

** Da cui consegue, per uno di quei curiosi sistemi sillogistici, che se vi siete autoprodotti, è solo perché il vostro lavoro è di scarsa qualità, e non meritava i dobloni e i gioielli che gli editori-filantropi sono ansiosi di donare agli autori.

*** Prima che qualcuno si faccia l’idea sbagliata – strategie evolutive ha dei lettori straordinari, e la frattura, qui, è sottile come un capello, e ampiamente ignorata.


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Chi sogna questi sogni?

Era una canzone di Christine McVie.

Ma più banalmente, chi scrive i libri che leggiamo?

Massimo Citi, sul suo blog, fa un semplice esperimento – prende dieci libri a caso nella sua libreria, sezione Novità

Sottosezione: «Autori italiani, narrativa».
Ovviamente troverete soltanto libri editi da grandi gruppi editoriali, Mondadori, Rizzoli ecc.
Apritene
uno e leggete il risvolto di controcopertina (3a di copertina) o
semplicemente la controcopertina. La bio dell’autore, insomma.
Bastano le prime righe:
«È autore e regista televisivo»
«Insegna Analisi del film all’Università di Roma»
«Giornalista, autore televisivo e radiofonico»
«Scrive da molti anni sul “Corriere della Sera”»
«Insegna alla New York University»
«Presentatore televisivo e speaker radiofonico»
«Giornalista, è stato deputato per tre legislature»
«Autore e consulente televisivo»
«È giornalista e critico teatrale»
«Insegna presso l’Università di Napoli»

E prosegue nell’osservare, statistiche alla mano, che

una statistica – una volta tanto significativa – a suo tempo pubblicata
su «L’autore in cerca di editore», edizioni La Bigliografica.
Significativa perché La Bibiografica è il centro studi dell’AIE,
Associazione Italiana Editori e raccontarsi balle da soli non serve a
niente.
In questa si mostrava come il 90% dei nuovi autori pubblicati avesse a vario titolo rapporti professionali con mondo editoriale prima della pubblicazione.

Insomma, se volete entrarci, dovete già esserci dentro.
Così simpaticamente neofeudale.

Sarà così anche all’estero?
Per mettere alla prova il sistema Citi, pesco dieci libri a caso dal mio scaffale e stralcio parte della biografia dei rispettivi autori. Nel mio caso non sono tutti esordienti – ma dubito che lo fossero anche nel caso di Massimo.

Eccoli:

  • dieci premi per la narrativa fantastica… dottorato in letteratura medioevale… cintura nera karate… quattro campionati scherma rinascimentale…
  • laurea in storia e latino… quattro turni in Vietnam… interrogatore prigionieri… assistente procuratore distrettuale… autista d’autobus… scrittore a tempo pieno…
  • due National Magazine Awards per la narrativa… tradotto in dodici lingue… vive su un’isola…
  • biologa marina, autrice, docente e consulente scientifico… cofondatrice Deep Ocean Engeneering…. [segue una pagina di titoli accademici e riconoscimenti professionali]
  • figlio di un medico… Trinity College… venticinque anni a Londra…
  • appassionata di fantascienza dall’età di dieci anni… lauree in Filosofia e Intelligenza Artificiale… dottorato a Cambridge… lettrice tarocchi… volontariato in Kazakhstan.. ha un negozio dimateriale occulto a Glastombury…
  • https://i2.wp.com/www.businessinnovationinsider.com/images/2006/01/Librarian%20action%20figure.jpgbiografo di Dickens, Blake e Thomas Moore… autore di narrativa e saggistica…
  • guaritore… insegnante di tecniche Taoiste… due decenni di esperienza…
  • taglialegna, contrabbandiere, scavatore di gallerie, trivellatore, gestore di ferramenta, assistente tecnico agli esplosivi[segue mezza pagina di esplosioni, fughe e coinvolgimento in vari conflitti locali]
  • in barca a vela a Capo Horn a 19 anni… prigioniero di guerra dal ’42 al ’45… coi partigiani in Toscana… moda e abbigliamento…
  • bibliotecario

Incredibile.
Il bibliotecario, intendo.
Immaginate passare una serata a cena con questi dieci….