strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Where are they now?

No, non la (bella) canzone di Al Stewart1.
È una cosa diversa.agendina-tascabile
Ho una piccola agendina da tasca, rilegata in pura plastica – comprata nel locale supermercato cinese, per circa un euro.
Una di quelle senza la data sulle pagine, che dovete scrivercela voi a mano.
Mi serve come archivio. Ogni pagina dispari riporta

  • la data
  • il titolo di una storia o un articolo
  • il wordcount
  • dove/a chi l’ho proposto
  • la data in cui è stato accettato
  • la data in cui è stato pagato – e quanto

La pagina pari, sul retro, riporta l’elenco delle recensioni ed eventuali note

Al mio attuale livello, un’agendina cinese da un euro è più che sufficientre.

E in questi giorni di fine anno mi sono ritrovato a domandarmi che fine abbiano fatto i quattro articoli, scritti pro bono a cavallo fra 2014 e 2015, puntualmente spediti ai rispettivi editori, e dei quali mai più ho avuto notizia – nonostante ripetute richieste.
In un paio di casi le email sono tornate indietro – account cancellati. Continua a leggere


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La seconda domanda

writing if i can think it chantCi sono due domande, che è indispensabile porsi, quando si scrive.

Oggi, il mio vicino di cella Alex Girola si è posto la prima, sul suo blog.
Mi pare allora il caso di provare a pormi la seconda.

Ma andiamo con ordine.
La prima domanda è

perché scrivo?

… e a questa sentirete dare una infinità di risposte.
La maggior parte sono pompose fandonie, di solito pronunciate con un sospiro, assumendo un atteggiamento di generico tormento interiore: i demoni da esorcizzare1, lo scrivere per non impazzire, la necessità di comunicare,  l’impossibilità di fare altro per alleviare generiche sofferenze, la convinzione – spesso tragicamente disattesa dai fatti – di avere qualcosa da dire.

Badate, sono tutte risposte perfettamente lecite – che in moltissimi casi siano balle non importa.

Ciò che importa, vedete, è la risposta alla seconda domanda. Continua a leggere


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Basato su una storia vera

Post scritto rubando ore al sonno – ma chi ha bisogno di dormire, di questi tempi?

Una serie di recenti esternazioni contro il fantastico, pronunciate da autori titolati e diffuse a scala nazionale da una rete RAI, mi portano a sacrificare volentieri questo tempo e fare un piccolo pork chop express.

snoopy72In due parole.
C’è un brutto programma televisivo che pretende di spettacolarizzare la scrittura adattandola al format del Talent Show – e sta in realtà facendo un pessimo servizio tanto a chi legge che a chi scrive.
I partecipanti alla trasmissione sono stati selezionati fra 5000 “aspiranti scrittori”, ciascuno dei quali ha inviato il proprio manoscritto.
Il manoscritto è stato letto, ed i più promettenti sono stati ammessi al circo della trasmissione vera e propria.

E qui emerge il fattore scatenante di questo post, l’affermazione relativa al fantasy

ne siamo stati sommersi e li abbiamo eliminati tutti senza pietà

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La genetica della pizza

L’altro giorno ho letto una cosa su internet.
Una frase, che diceva…

Uno scrittore italiano che dichiara di ispirarsi a Charles Bukowski e Jack Kerouac mi sembra un cinese che vuole aprire una pizzeria a Napoli.

Frase terribilmente infelice, non trovate?
E voi mi direte, ma no, dai, magari intendeva in senso buono, l’autore dell’osservazione

Uno scrittore italiano che dichiara di ispirarsi a Charles Bukowski e Jack Kerouac mi sembra un cinese che vuole aprire una pizzeria a Napoli – deve impegnarsi a fondo e lavorare duro, ma se si dedica con passione a ciò che vuole fare, ci riuscirà.

No, vero?
Lo temevo.
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“Yo soy un profesional” – una Top Five

Qualche settimana addietro mi è capitato di sentirmi chiedere

“Ma quand’è che si diventa uno scrittore professionista?”

Ora, questa è una di quelle domande che, a seconda di chi le rivolge, con quale tono di voce, in quale luogo ed in quale circostanza, può essere una domanda e basta, o un insulto.
Io comunque ho una risposta che funziona sempre – e che in effetti non è mia, è di John D. MacDonald.The-Five-Questions1

Ma prima di arrivare alla mia risposta… ieri riflettevo sul fatto che questa è certamente una delle cinque domande che chiunque scriva si sente rivolgere periodicamente.
E che non sono Chi, Come, Dove, Quando e Perchè… anche se Perché? è sempre in agguato.

E perché non fare una Top Five, allora?

Nella mia esperienza, le domande fisse sono Continua a leggere


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A Ruota Libera – 1680 parole

Primitivo Rituale Catartico

Rubo una memoria al mio amico Hell Graeco.
Il quale mi racconta che, durante un concerto metal, gli tocca sciropparsi due madame che, lungi dall’abbandonarsi al suono in un primitivo rituale catartico (o qualcosa del genere – ciò che fanno, insomma, i cultori del metal durante i concerti), ciarlano amabilmente di musica nazional-popolare e di letteratura.
Non c’è più il pubblico del metal dei miei tempi, mi dico.
Ma la cosa che mi interessa ancora di più è una frase che l’amico Hell riporta, e che fa più o meno così…

uno che non ha fatto nemmeno le superiori non si può improvvisare scrittore

Le due signore, nella fattispecie, stanno parlando di un popolare e molto venduto autore nazionale che non ho mai letto, e sul quale quindi non posso esprimere opinioni, ed il tutto farebbe parte di una discussione in cui si suppone… meglio ancora, si dà per certo, che l’autore di best seller sia solo un prestanome, una faccia, uno che mette il proprio nome su cose scritte da altri.
Da una donna, quasi certamente.
Come Shakespeare, dirà qualcuno (e da qui a qualche giorno, lo diranno in tanti).
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