strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Tiro al piccione

Ci chiamiamo strategie evolutive, e allora parliamo di evoluzione strategica… vi hanno mai parlato della Buona Scuola?

Ora, il casino, se mi passate il termine, scoppiò nel 2013, quando si scoprì che come parte delle “attività didattiche” per gli alunni della scuola elementare di West Rise a Eastbourne, Gran Bretagna… come parte delle attività didattiche, dicevamo, ai ragazzini di 11 anni erano state affidate delle doppiette cariche, e il preside li aveva portati a sparare – tiro al piattello, per la precisione.

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La cosa venne messa in piedi con l’appoggio di una organizzazione che fornì istruttori competenti abituati a lavorare coi minori, e inserita in una serie di iniziative mirate a far conoscere ai ragazzi – in assoluta sicurezza – le attività della vita in campagna.

Si levarono voci infuriate – i più volevano la testa del preside Mike Fairclough in cima a una picca per aver esposto i ragazzini ad una pratica pericolosa e incivile.
Ma questo, spiegò Fairclough, era ciò che faceva della sua scuola – una scuola statale in un’area disagiata – una scuola di successo. Continua a leggere


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La vendetta del Leprotto Prussiano

Quando, mi pare al secondo anno di università, feci notare che molti corsi erano clamorosamente carenti dal punto di vista didattico… che certi docenti insomma, pur essendo certamente professionisti eccelsi e molto preparati, non erano capaci ad insegnare, un compagno di corso sussiegoso mi spiegò che il docente universitario non deve insegnare.
Se tu sei iscritto a quel corso, la materia ti interessa e quindi dovresti essertela già studiata da solo – il docente deve solo darti delle linee guida e verificare il tuo percorso e alla fine, con un esame che dovrebbe essere una formalità, accertare la tua conformità al  programma.

Idiozie, naturalmente*.

Però mi son tornate in mente con il discorso sulla scuola e l’immaginazione.
La “troppa immaginazione”.
Seconda portata del pork chop express – perché noi valiamo. Continua a leggere


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Il caso del leprotto prussiano

Tutto comincia da un leprotto prussiano.
Beh, io assumo che sia prussiano, perché si chiama Otto.
Otto è un nome prussiano.
E questo è un pork chop express.

yaratc4b1cc4b1lc4b1k-resim-3Il fatto è che la mia vicina di cella laClarina ha appena fatto un gran bel post sulla scuola, e sull’immaginazione, e su come il povero Otto il Leprotto sia stato scacciato da una classe, in una scuola, per il semplice fatto che… beh, che è immaginario.

La scuola ha un problema, con l’immaginazione.
Potrei dire la scuola italiana – in fondo è quella che conosco meglio – ma se devo credere a personaggi piuttosto affidabili, le cose marcano male anche nel resto del mondo.
La scuola ha un problema con l’immaginazione.
Perché?

Io di solito la cosa me la spiego col fatto che l’immaginazione è difficilmente incasellabile e classificabile, non ci si fanno sopra dei programmi ministeriali, non si possono assegnare venti pagine di immaginazione da leggere e imparare a memoria per lunedì.
Ma è tutto qui? Continua a leggere


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Giorno otto, lezione otto

3936191052_ebb96cb863Kohi o nomimasen ka?
Non ti andrebbe un caffé?
E in un colpo solo impariamo a fare le domande, e a usare i verbi in forma negativa.
Oltre ad una introduzione rapidissima al sistema scolastico giapponese – che pare alienante.
Beh, ok, più alienante del nostro.
Oramai il materiale per fare pratica è sufficiente.
Una fortuna, a questo punto, che Otooto wa Nihongo o hanashimasu.
O no?

 


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Due escursioni nella mente

Fra i (parecchi) saggi letti nel periodo estivo, due avevano la parola “mente” nel titolo.
E pur con taglio, tono e scopo diverso, non solo si sono rivelati letture estremamente interessanti, ma anche curiosamente in sintonia.

Ma forse, considerando gli autori…
Entrambi sono esperti di educazione, con una lunga esperienza come consulenti di aziende e governi.
Uno è nato nel 1942 e l’altro nel 1950.
Entrambi sono self-made-men.
Entrambi sono inglesi.
Entrambi hanno rivoluzionato il proprio ambito di laoro e venduto milioni di copie dei propri libri.
Uno è diventato ricchissimo.
L’altro si è beccato un cavalierato dalla regina d’Inghilterra.
Uno ha il taglio un po’ cialtronesco del venditore assoluto, l’altro il piglio un po’ cialtronesco della persona che non ce la fa a prendersi sul serio.

Veniamo ai libri.

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Vedere la luna

Cominciamo subito con un’affermazione categorica ma dovuta: le maestre di Venaria Reale sono fantastiche.
E non solo perché hanno fatto delle mappe mentali insieme con i loro alunni usando (anche) i miei appunti (ci vuole coraggio!), ma proprio perché sono la dimostrazione vivente del fatto che – al di fuori e al di là delle imposizioni ministeriali – la scuola sta cambiando, sta cambiando in meglio e sta cambiando per merito di chi è in prima linea.
Che di solito si becca un sacco di stampa negativa.

Il lavoro dei ragazzi di Venaria presentato all’ebookfest costituisce uno dei momenti entusiasmanti dell’evento perchè vediamo cosa sta succedendo invece di stare a discutere di cosa dovrebbe succedere.

Il progresso ha questo strano vezzo – tu stai seduto a parlarne, e lui capita.
Tu stai guardando il dito, e ti sei perso la luna.

L’ebookfest di Fosdinovo è un buon posto in cui scoprire cosa sta succedendo – e scoprire così che molte di quelle che ci sembravano buone idee lo sono davvero, tant’è che le hanno già avute anche altri.

O per testare le proprie idee su cavie vive.

Il primo giorno, mentre aspetto di entrare a sentire l’intervento di Andreas Formiconi, tre ragazzi mi bloccano per una intervista.
Due o tre domande classiche – chi sono, da dove vengo, cosa faccio.
Spiego di cosa parlerò domani.
Vado troppo in fretta.
Loro prendono appunti a matita… no, non è èsatto, loro scrivono parola per parola ciò che sto dicendo.
E quando viene fuori il discorso del lasciare che siano gli studenti a decidere come studiare, in quale ordine disporre gli argomenti, diavolo, sono interessati!
Una ragazzina bionda mi dice addirittura che di sicuro i partecipanti saranno interessati
E perciò o si tratta di tre eccellenti e consumati attori, oppure…

Oppure ci è mai venuta l’idea di chiedere ai ragazzi cosa gliene pare del programma del corso?
Del libro di testo?
Del fatto che matematica, fisica e musica siano tre materie separate, per dire?

Non sarà – facciamo un po’ di fantascienza – che i giovani sono disinteressati allo studio, ostili verso gli insegnanti e in generale vuoti e demotivati e stupidi perché non sono coinvolti nel processo di apprendimento se non come utenti passivi?
O per brevità – non sarà che si comportano come bestiame perché sono trattati come bestiame?
Qualcuno avrà pensato a chiedergli Vi piace, ciò che stiamo facendo?
Voi lo fareste diversamente?
O semplicemente dirgli a cosa serve studiare la storia, o la fisica, o il disegno…

O ci limitiamo a segarli se fanno cinquanta giorni d’assenza?
(perché? Sono malati, moribondi, li han rapiti gli alieni, hanno tagliato per andare al museo, o magari in biblioteca…?)

E c’è di peggio – perché le maestre di Venaria sono fantastiche, ok, è un dato di fatto…
Ma poi alle medie?
Alle superiori?

Non parliamo dell’università – sono stato segato a più di un esame solo per non aver preparato la materia sul testo consigliato.

Mi spieghi la figura a pagina 35 del testo del Rigault

è stata una vera domanda che mi è stata davvero rivolta ad un esame.
Io il testo del professor Rigault, su suggerimento del profesor Rigault, non l’avevo neanche aperto.
(per gli amanti del dato tecnico avevo studiato l’argomento sul Cornelis-Klein, che aveva seicento pagine e duecento anni in più rispetto al testo consigliato)

E perciò, per quel che mi riguarda, il primo effetto benefico dell’ebookfest – al di là delle idee e delle suggestioni – è che mi riconcilia con le giovani generazioni, mi aiuta ad avvicinarmi un poco alla fiducia in questi piccoli mostri che ripone il mio amico Iguana…

E mi porta a pensare – ecco, si diceva, le idee – che forse scuole elementari e medie (io le chiamo ancora così, fatemi causa) dovrebbero preparare agli studi successivi, sì, certo, ma soprattutto nel senso di dare ai ragazzi una corazza, una difesa, una via d’uscita personale, contro quella cappa di plumbea indifferenza che se non viene abbracciata con entusiasmo da molti docenti, certo è imposta e agevolata.

Lavorare all’insegnamento per dare agli studenti glistrumenti per sopravvivere alle brutture del sistema.
Per aiutarli ad aiutare i propri insegnanti nelle classi che verranno.

Mica roba da poco.

Poi c’è l’intervento di Andreas Formiconi.
Ma quello richiede un post a parte.

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Cosa fare dopo il diploma

Una specie di inaspettato ma benvenuto seguito al discorso sull’essere soli – nell’universo e a scuola…

Interessante filmato di David Brin, su come selezionare un indirizzo universitario, come sopravvivere all’università e diventare persone complete.
Include il famoso metodo dell’esplorazione casuale dell’edificio universitario – fantastico!

Facendo le debite proporzioni e valutate le differenze fra sistema italiano e sistema americano, sottoscrivo in pieno.

Non limitarsi alle gratificazioni immediate.
Cercare la sfida.
Diventare esperti in un aspetto della nostra materia.
Mantenere vive passioni ed hobby.
Non permettere alla struttura di incasellarci.

È tutta questione di atteggiamento e di curiosità.

Alla via così.


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Un po’ di rivoluzione

Mentre non ci sono, lascio il posto dietro al bancone ad un supplente di lusso – Sir Ken Robinson.
Quest’uomo è Dio nel su ambito di attività.
E lo dedico a tutti i miei amici intrappolati nel sistema accademico.
Questo è il suo pork chop express…

Lo so, lo so, è in inglese.
Rassegnatevi.

In breve?
Il modo in cui è congegnato il nostro sistema di istruzione è sbagliato.
Non solo danneggia il sistema, eliminando preziose risorse umane – ma rende la maggioranza delle persone infelici riguardo alla propria vita.
Forse sarebbe ora di cambiare.