strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti


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Funeral Point, e altre storie

In un commento ad un post precedente mi è stato chiesto a che punto sia Funeral Point: Funeral Point sta bene e vi saluta tutti.
Ci sono tre storie delineate, e devo solo trovare il tempo e la voglia di scriverle.
Il lato positivo di Funeral Point è che ormai il grosso del lavoro di preparazione è fatto, e quindi posso tranquillamente scrivere ciascuna storia in una singola sessione.

FUNERAL POINT LOGO 1

Esiste però un rovescio della medaglia.
Che richiede una breve introduzione, per inquadrare il problema. Continua a leggere

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Parlando di evoluzione con Hugh Jackman

Ed eccoci alla seconda parte della discussione sul nostro hardwiring genetico, la parte dedicata alle signore, quella in cui di solito gli animi si accendono… o si infiammano maggiormente, in base alla mia esperienza.

Ma vediamo di ricapitolare – ciò che abbiamo detto fin qui è che esiste un set di parametri, ereditati attraverso decine di generazioni fin dai tempi degli ominidi, che influenzano certi comportamenti.
Attenzione, i comportamenti, non le scelte.
Dati alcuni commenti al post precedente, non vorrei che si arrivasse alla conclusione che io stia proponendo un modello per cui le scelte maschili, quando si tratta di partner, siano esclusivamente o anche solo preferenzialmente legate a certi comportamenti ereditati.
Il fatto che istintivamente si guardino le gambe alle ragazze non significa che poi questo sia l’unico parametro nella scelta del partner.
Non significa neanche che si sia giustificati a farlo (“Ah, io alle donne guardo solo il culo, ma cosa vuoi farci, è l’hardwiring ereditario…”).
Nulla di ciò che stiamo discutendo sospende o delegittima l’intelligenza e la sensibilità che, esattamente come l’hardwiring, sono frutto della nostra evoluzione.

Ma bando alle ciance, è ora di cercare una risposta alla domanda che da 200.000 anni tutti gli uomini si pongono con una certa regolarità.

Ma le donne, cosa vogliono?

Per aiutarci, ci potremo avvalere del sempre disponibile Hugh Jackman. Continua a leggere


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Parlando di evoluzione con Charlize Theron

OK, se ne era accennato nei giorni passati, qui ed altrove – questo post è una spece di condensato (piuttosto semplificato) di un “numero” che faccio di solito alle conferenze sull’evoluzione che mi capita occasionalmente di tenere.
Si tratta della parte che di solito mi garantisce che ci sarà un po’ di vita nell’ultima mezz’ora, quella in cui il pubblico è invitato a fare delle domande.
Di solito ci sono fra gli astanti una manciata di persone (solitamente donne) abbastanza infuriate ed offese da volere la mia pelle, e quindi la discussione si anima.
Credetemi, il silenzio glaciale che fa seguito a “Ci sono domande?” è infinitamente peggio di una infuocata discussione con serissime madame infuriate.

L’indignazione di alcuni elementi fra il pubblico è d’altra parte comprensibile.
Si parla di evoluzione e di comportamenti quotidiani nostri e dei nostri simili.
È molto bello e divertente parlare di evoluzione, di delfini e pescecani, di celacanti e coccodrilli, di fringuelli e farfalle, di leoni e gazzelle.
Ma quando si applica il pensiero evolutivo alle persone… eh, lì cominciano i problemi. Specie quando si applica il pensiero evolutivo a quei fattori che le persone considerano soggettivi, espressioni del se, personali e legati (Dio ce ne scampi) all’anima.

Il che ci porta, per vie molto traverse, a Charlize Theron… Continua a leggere


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Qualche nota sull’ecologia della Valle dei Dinosauri (1)

Riguardavo, l’altra sera, La Valle di Gwangi – film essenziale per il cacciatore di dinosauri.
Diciamola tutta – trova Primeval supremamente noioso, e credo che Terranova sia il peggior rip-off del ciclo del Pliocene di Julian May.
Scordatevi Jurassic Park e tutte le sue permutazioni, e stendiamo un velo pietoso su Carnosaur.
Datemi Gwangi, e io sono tranquillo.
Ray Harryhausen è una garanzia.

Ma non voglio parlare del film – magari in un prossimo post – ma di un paio di idee che la pellicola mi ha suscitato.
Per ora accontentatevi di una trama ultra-condensata: la polposa TJ, nel disperato tentativo di salvare il circo/rodeo di cui è proprietaria, si procura un cavallino nano che desta l’intesse e l’entusiasmo del pubblico Il suo diretto rivale scopre, parlando con un paleontologo (ce n’è sempre uno nei dintorni, in questi film), che il cavallino è un Eohippus, che si considerava estinto da millenni. Il nostro eroe immagina allora che, nel posto da cui proviene quel fossile vivente, ci siano altre meraviglie da mettere in pista per far quattrini. Si reca quindi nella valle di Gwangi, e lì incontra… beh, Gwangi (che sarebbe poi un allosauro, per lo meno nelle intenzioni dello sceneggiatore).
Bello liscio.

Ma…
La domanda chiave è – cosa ci fa, lì, Gwangi?
O, in altri termini, perché ci sono i dinosauri, nella vale dei dinosauri?
Come ci sono arrivati?
E come hanno continuato a prosperare anziché estinguersi?

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